venerdì 27 luglio 2012

PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO ORGANICO



UNA PROPOSTA PER IL XXI SECOLO PER L'ITALIA E PER LA NUOVA EUROPA:
PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO
ORGANICO

PREMESSA 1: Quanto allegato è di solo ed esclusivo interesse di coloro che si riconoscono nei principi mussoliniani. Di conseguenza chi non condivide quanto in premessa, consiglio di non aprire il file. Potrebbe non capire.
PREMESSA 2: Data la mia scarsa stima nel popolo, nel ricordo di Piazzale Loreto del 28 aprile 1945, quel che faccio, scrivo e propongo è mirato esclusivamente alla riabilitazione storica di Benito Mussolini. A questo scopo, ripetutamente, ho chiesto che si apra un "processo mediatico" purché garantito (almeno una volta) dalla massima serietà.
Tutto ciò premesso, passo alla proposta.
In occasione del sessantesimo anniversario della presentazione del "Manifesto di Verona" fu organizzata a Roma il 30 novembre 2003, in una sala superaffollata (segno evidente che la "cosa" interessava), la presentazione del "MANIFESTO DEL XXI SECOLO". Realizzatori sono stati: Rutilio Sermonti, Alberto Spera, Giacinto Auriti, Manlio Sargenti (anche se da lontano in quanto infermo per malattia), Stelvio Dal Piaz e il sottoscritto. La presentazione fu patrocinata dal Movimento Nazional Popolare.
Il motivo di questa mia iniziativa è quello di spingere la base dei piccoli movimenti, che si richiamano ai principi mussoliniani, per giungere finalmente ad una unione. So bene che la base di questi partitini ambisce a quanto proposto, ma gli "ometti" che si trovano alla loro testa, con vari artifizi ostacolano questa necessità. Allora io dico: "cacciateli via!". Non bruciamo altro tempo.
Il "Manifesto del XXI Secolo" che trovate in allegato può essere il "Polo catalizzatore". In altre parole, se vi riconoscete in esso, quale motivo non ci permette di marciare insieme?
Io ho fatto il mio lavoro, ora, "signori" delle "basi", fate il vostro. Con energia.
Filippo Giannini

COMITATO STORICO SCIENTIFICO «EUROPA DEL TERZO MILLENNIO"
NEL RICORDO DEL MANIFESTO DI VERONA UNA PROPOSTA PER IL XXI
  SECOLO PER L'ITALIA E PER LA NUOVA EUROPA:
PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO
ORGANICO
PREMESSA
Sono passati sessanta anni da quando il 14 novembre 1943, in Castelvecchio a Verona, si celebrò il congresso del Partito Fascista Repubblicano, con il proposito di fissare in un "Manifesto" le linee essenziali del nuovo Stato Repubblicano. Come la Carta del Lavoro, nata il 21 aprile del 1927, sarebbe divenuta legge dello Stato quindici anni dopo con la promulgazione dei Codici Civili, così il Manifesto lanciato a Castelvecchio, aldilà di alcuni contenuti legati alla situazione del momen­to, doveva essere un abbozzo dei criteri sui quali costruire la futura Costituzione nazionale. Un preambolo lo definiva il punto 18, ma era di grande rilievo perché con­fermava il ripudio dello Stato agnostico, proprio delle democrazie parlamentari deri­vate dai principi del 1789.
Erano trascorsi poco più di due mesi dalla resa che aveva affondato l'Italia nello smarrimento mettendola alla completa mercé dei suoi nemici, ed i convenuti di Verona erano ancora con il cuore in tumulto e ansiosi di cancellare l'onta subita. Nobili e legittimi sentimenti davvero poco adatti alla pacata riflessione necessaria per concepire e studiare certi istituti. Ed infatti lo stesso Mussolini confidò a Bruno Spampanato: "A Verona non abbiamo visto dei costituenti, ma dei combattenti. Ma forse è meglio".
Alla fine, nel fervore del momento e nell'ansia dell'azione fu approvata per accla­mazione l'ipotesi di lavoro predisposta, e fu un vero miracolo di consapevolezza e di concentrazione, tanto che, se da un canto può uscirne diminuito il valore sotto l'a­spetto giuridico-tecnico, dall'altro ne è aumentato quello ideale e morale, perché, pur davanti alla materiale sconfitta incombente per la preponderanza avversaria quegli uomini vollero gridare al mondo le proprie idee perché a loro sopravvivessero. Fu una vampata di purissima fede per la quale ciascuno dei presenti non avrebbe esi­tato a bruciare la propria vita, ma nel contempo fu la conferma che l'idea che aveva trasfigurato l'Italia e accesa la speranza in Europa, aveva contenuti inequivocabili e profonde radici nell'animo di quanti in essa credevano.
Nel rievocare dopo sei decenni quel giorno memorabile, non dimenticando che l’azione politica deve essere l’applicazione di una salda concezione dell’Uomo, della vita e dello Stato, ma deve procedere e svilupparsi per operare nella mutevole e complessa realtà come tutto ciò che è vivo, ci chiediamo se quegli assunti possano riproporsi oggi, e negli stessi termini. La risposta è che il Manifesto di Verona contiene proposizioni tutt’ora valide e pertanto, opportunamente modificato per renderlo idoneo al mutare dei tempi, da esso possono trarsi buone basi per correggere l’attuale deriva negativa della situazione politica ed avviare la costruzione di un nuovo Stato, guidato realmente dal popolo e non dai grandi commessi, o commissari come in Europa li chiamano, o Ministri in Italia, in ogni caso tutti più attenti all’economia che non alla politica, alla quale quest’ultima, quella vera, asserviscono, in aderenza la volere della plutocrazia internazionale, della quale costoro sono servitori più o meno coscienti.
Ed allora raccogliendo il testimone da coloro che ci hanno preceduto a Verona, e nel solco delle idee da loro espresse, noi vogliamo lanciare un nuovo "Manifesto" con il quale proporre tale Stato, condizione unica per riprendere quel cammino di civiltà del quale l'Italia in passato è stata maestra, da sola o insieme ad altre Nazioni dell'antica Europa. Uno Stato, che possiamo definire ad integrale partecipazione del popolo al potere, e che nell'ambito di un corretto vivere sociale consente ad ognuno di esercitare la propria libertà, e la possibilità reale di partecipare al potere, scevro da falsità, da ipocrisie, e da predomini dell'uomo sull'uomo. Così correggendo i danni prodotti da idee ormai  ampiamente dimostratesi errate per non aver costruito la democrazia che si ripromettevano, quanto delle oligarchie e delle peggiori, perché formate da potentati economici attenti più al profitto che non ai destini dell'umani­tà. L'errore degli Stati moderni infatti, è stato determinato dall'essersi basati sul noto trinomio: "LIBERTÀ', UGUAGLIANZA, FRATERNITÀ" dal 1789. Però l'ugua­glianza non esiste in natura, ed affermarla a base della organizzazione sociale è cosa estremamente deleteria, come nel volgere dei tempi ben si è dimostrato e tuttora dimostra, con la conseguenza che la libertà è solo nelle dichiarazioni, mentre al popo­lo ne resta molto poca, e la fraternità è di fatto sparita. Occorre invece e per quanto possibile, organizzare uno Stato nel quale nessuno possa artificiosamente impedire ad altri di tentare di concretizzare l'essenza del proprio vivere, della quale la propria quotidianità è l'armonica realizzazione, secondo le proprie capacità e volontà, que­st'ultima effettivamente realizzata e non solo enunciata:
Riteniamo che per cambiare le cose, si debba considerare che, in quanto parte di un gruppo, l'interesse particolare di ciascun individuo, spirituale o materiale che sia, può trovare migliore e più continua soddisfazione se tanto avviene nel contempo per l'in­tero gruppo. Gruppo che diviene popolo quando di tanto prende coscienza, e Nazione quando si accorge dei legami di continuità esistenti fra il vivere di ognuno e quello comune del gruppo stesso, nella consapevolezza delle medesime radici e dell'essere "comunità di destino". Ciò vuol dire che quel che conta per garantire la libertà, non è l'uguaglianza, ma la socialità, altro grande valore indispensabile per la realizzazio­ne della libertà stessa. Il suddetto trinomio allora si riassume in un unica parola: SOCIALITÀ, che con esclusione dell'uguaglianza gli altri due comprende, e nella considerazione della quale solo può parlarsi di effettiva sovranità del popolo, visto nelle sue diversità come nel suo insieme, richiedendo però ad ognuno il contempora­neo adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, cosicché dal gioco armonico delle diversità sia fatta sempre più vigorosa e più ricca la vita comune.
Ecco il Corporativismo, e con esso la Socializzazione, che soccorrono alla realiz­zazione di uno Stato nel quale non hanno voce dottrine teoriche e spesso utopistiche, ma realtà effettive, relative ad ogni attività umana intellettuale o materiale, ciascuna rappresentata in una comune assemblea istituzionale e raggruppata in una propria categoria. Idee rivoluzionarie che riconducono al senso di comunità, nella compren­sione che nessun singolo individuo può sperare di realizzare le proprie scelte senza immergerle in quelle di quanti altri lo circondano.
Uno solo è il modo per combattere e vincere il capitalismo che subordina l'Uomo alle cose e travalica il campo economico trasformandosi in plutocrazia: eliminare ogni forma di parassitismo sociale e porre come finalità comune le priorità poste dalla realizzazione della libertà e dello sviluppo della Nazione, dando vita ad uno Stato che noi chiamiamo ORGANICO. Uno Stato del quale ricevere la cittadinanza, possa dal forestiero essere considera­to altissimo onore, come era un tempo il vivere con la legge romana. Sarà naturalmente necessario accantonare l'attuale Costituzione, e pur tenendo conto della nostra allergia per tali documenti ridondanti di belle parole poi inascoltate nei fattie causa di eccessive e talvolta pruriginose staticità idonee per chi detiene il potere ma non per il popolo, sostituirla con un testo che contenga i principi fonda­mentali, le forme istituzionali ed il loro funzionamento.
Se i "18 punti" del "MANIFESTO DI VERONA"non pretendevano di essere più che un significativo "preambolo", lo schema del "MANIFESTO PER IL XXI SECO­LO" da noi proposto e che di seguito riportiamo, non vuol essere che un aggiorna­mento di quel preambolo, lasciandone immutato lo spirito, proseguendone gli inten­ti e precisando che non si tratterà mai di pesanti macigni, ma di linee sempre modi­ficabili, allorché sarà dato di tradurlo in diritto positivo o in qualunque momento in caso di successive necessità
Aggiungiamo altresì a scanso di equivoci da parte di chiunque, che intendiamo rag­giungere il nostro scopo all'interno e nel rispetto delle leggi vigenti.
Un passo dopo l'altro, per l'Italia e l'Europa di domani.


PROPOSTE IDEALI
PUNTO 1
La Nazione, formata da un gruppo di individui che nel corso delle generazioni sono legati dal comune fluire del proprio vivere, è un organismo avente vita, fini, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui che nei tempi la com­pongono. E' una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato.

PUNTO 2
Siamo convinti che per una tale realizzazione occorre organizzare lo Stato sulla base dell'idea corporativa, attraverso la realizzazione della socializzazione, intesa in tutti i suoi significati e sviluppi, spirituali e materiali, politici ed economici. Dove corporativismo vuol dire individuare le diverse attività e dare ad ognuna voce istitu­zionale, e socializzazione metterle insieme, affinchè possano trovare il necessario accordo, anche al loro interno fra le diverse posizioni che possono verificarsi, in nome della comune appartenenza alla Nazione.

PUNTO 3
II lavoro, dovere sociale comunque attuato, da un singolo o da un insieme, in tutte le sue forme intellettuali, tecniche, manuali, organizzative, esecutive, imprenditoria­li od operative, compreso quello delle casalinghe, a questo titolo, e solo a questo tito­lo, sarà tutelato dallo Stato. Una volta socializzata, l'attività produttiva sarà in grado di autotutelarsi.

PUNTO 4
Nella intenzione di proseguire il percorso di civiltà secondo le eredità culturali, umanistiche e religiose proprie del nostro popolo, e nel desiderio di rendere sempre più trasparente la vita pubblica, lo Stato sarà aperto alla cultura, al sapere, all'opera­re a favore della solidarietà e della giustizia.

PUNTO 5
L'unità, l'indipendenza, l'integrità territoriale della Nazione saranno difese, tenen­do conto di quanto potrà essere necessario per la prevista realizzazione dell'Unione Europea. Europa che vorremmo vedere unita con un sistema federale al fine di rispet­tare e soprattutto mantenere vitali le diversità dei popoli che la compongono e ne costituiscono la ricchezza, ed organizzata sugli stessi principi da noi qui proposti per respingere l'attuale invadenza del potere plutocratico.

PUNTO 6
Sarà garantito un livello quanto più elevato possibile della salute dei cittadini, con particolare attenzione a che prevenzione e cura avvengano in modi e tempi idonei, secondo le necessità di ognuno e possibili per tutti, ed attenzione verso quanti si tro­vino in difficoltà per problemi legati alla loro situazione fisica.

PUNTO 7
L'educazione delle giovani generazioni è funzione primaria dello Stato ed è eserci­tata dai genitori e dalla scuola. La scuola, considerata struttura portante della socie­tà, dovrà favorire negli ordinamenti un disegno che stimoli la partecipazione attiva delle giovani generazioni alla didattica e fornisca loro una formazione anche in pro­spettiva europea. Mentre, per la grande importanza del compito che rivestono, gli insegnanti saranno scelti tra persone altamente qualificate, e considerati fra i più alti gradi degli impiegati dello Stato.


PUNTO 8
Verranno promossi, anche attraverso sostegni economici e collegamenti con le sedi scolastiche e le organizzazioni di categoria, lo sviluppo della cultura, la ricerca scien­tifica e tecnologica, nonché la tutela del paesaggio, dell'ambiente, e del patrimonio storico ed artistico, come pure la difesa della lingua da ingerenze di origine stranie­ra. Grande sostegno sarà dato alle attività sportive e all'educazione fisica attraverso apposite istituzioni, affinchè soprattutto la gioventù cresca forte e sana..


PUNTO 9
Lo Stato, attraverso un apposito Ente Nazionale, garantirà una decorosa abitazione alle famiglie che non abbiano capitale proprio per provvedervi, con la costruzione di nuove abitazioni da assegnare a graduale riscatto, valendo il principio che l'affitto, una volta rimborsato il capitale e pagatene il giusto frutto, costituisce titolo di acqui­sto.

PUNTO 10
Nell'economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall'interes­se del singolo per entrare nell'interesse collettivo, sarà regolato, ed in carenza gesti­to, dallo Stato. In particolare i pubblici servizi saranno sempre gestiti dallo Stato a mezzo di Enti parastatali

PUNTO 11
La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale ed integrazione della personalità umana è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disinte-gratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.

PUNTO 12
II popolo crea la ricchezza col proprio lavoro. La moneta nasce dunque di proprie­tà dei cittadini. Essa è di proprietà del portatore e la sovranità su di essa appartiene al popolo.

PUNTO 13
In applicazione dei principi della socializzazione, in ogni azienda (privata, para­statale, statale) le rappresentanze dei lavoratori (dirigenti, impiegati, operai) parteci­peranno alla gestione della medesima attraverso la presenza di propri rappresentanti negli organi di gestione e di controllo, ed all'equa ripartizione degli utili, secondo quanto stabilito da apposite leggi. Le aziende socializzate spontaneamente rivedran­no i loro statuti per adeguarli alle dette leggi.

PUNT0 14
Qualora venga a mancare l'iniziativa del proprietario di una azienda agricola, que­sta verrà affidata d'autorità a coltivatori diretti riuniti in aziende a compartecipazio­ne collettiva, di ampiezze relative alle esigenze dell'economia agricola e delle varie situazioni locali, ferma restando l'equa partecipazione del proprietario alla divisione dei frutti ottenuti.




PROPOSTE ISTITUZIONALI
PRIMA
I cittadini dello Stato al compimento del diciottesimo anno di età, potranno godere di tutti i diritti civili e politici. La cittadinanza potrà essere estesa a chi si sia distinto per particolari meriti. I cittadini condannati con regolare sentenza penale passata in giudicato per motivi gravi, potranno essere soggetti alla privazione dei diritti politi­ci.

SECONDA
II Parlamento sarà composto da una sola Camera, dove si raccoglieranno i rappre­sentanti delle singole categorie eletti dai soli componenti delle stesse fra candidati, in tal modo ben noti agli elettori per vicinanza e similarità del proprio operare. I partiti, considerati associazioni politiche, avranno una loro rappresentativa quale particolare categoria della Camera delle Corporazioni, nelle quantità e nei modi che verranno stabili da una apposita legge..

TERZA
II Presidente della Repubblica sarà eletto direttamente dal popolo ogni cinque anni,
e nominerà i Ministri, suoi collaboratori esperti nei vari settori. Non sono eleggibili,
né nominabili, i componenti della Camera.

QUARTA
Nelle Regioni, Province, Comuni, e nei Consigli di Circoscrizione, dove ne sia
opportuna l'esistenza, i Presidenti saranno eletti direttamente dal popolo ogni cinque
anni, unitamente ai rispettivi Consigli, costituiti a base corporativa.


QUINTA
La elezione dei rappresentanti delle Corporazioni nelle diverse assemblee, inizie­-
ranno dai Comuni, o dai Consigli Circoscrizionali se esistenti. In successione gli elet-­
ti dalle singole categorie appartenenti al medesimo Comune, Provincia o Regione
provvederanno a designare i propri rappresentanti nella assemblea di grado superio­re, sino a quella nazionale.


SESTA
Nessuno, per nessuna ragione, potrà contemporaneamente partecipare a più d'una assemblea di qualunque livello, compresi i livelli europei. Chiunque, per qualunque motivo, dovesse trovarsi in tale condizione, dovrà immediatamente optare  per un solo incarico.

SETTIMA
Nell'esercizio delle sue funzioni la Magistratura, pur nel rispetto dell'adempimen­to delle leggi, agirà in piena indipendenza, dandosi propri organi di governo senza alcuna presenza di rappresentanti estranei, con l'eccezione nella  sua massima espressione, denominata Consiglio Superiore della Magistratura, del Capo dello Stato che ne sarà il presidente, e del Ministro della Giustizia o di loro delegati, per assi­curare il necessario collegamento con gli altri organi dello Stato.


OTTAVA
Nell'ambito della Magistratura, verranno istituiti particolari tribunali con compe­tenza sul diritto di famiglia e sul lavoro, non escludendone altri qualora se ne dimo­stri l'opportunità.



NONA
L'azione penale è obbligatoria alla notizia di reato, salve le norme sulla procedibi­lità. Le procedure civili e penali devono essere finalizzate alla massima realizzazio­ne della giustizia sostanziale piuttosto che formale, ed allo snellimento dei giudizi senza pregiudicarne l'accuratezza.

DECIMA
La legge garantirà la sicurezza dei cittadini, e a loro tutela stabilirà il potere d'in­dagine. Nessun cittadino, anche arrestato in flagrante o fermato per misure preventi­ve, potrà essere trattenuto oltre i sette giorni senza ordine dell'autorità giudiziaria.

UNDICESIMA
1 cittadini avranno diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti di persone ed organi specificatamente incaricati di funzioni pubbliche. Il Governo avrà l'obbli­go di pubblicare annualmente il bilancio dello Stato in modo idoneo perché tutti pos­sano prenderne atto con facilità.

DODICESIMA
L’organizzazione sindacale sarà unitaria, e assumerà più alti compiti istituzionali quali la gestione della Cassa Nazionale di Compensazione degli utili, delle Assicurazioni Sociali, del contributo alla programmazione economica, e provvederà all’attuazione di corsi di specializzazione professionale, nonché di tutte le attività ricreative, sportive e dopolavoristiche. Ai sindacati non potranno essere imposti altri obblighi, se non la loro registrazione presso uffici centrali, ed il sancire ordinamenti interni che garantiscano la effettiva partecipazione degli aderenti alla vita del sindacato. Il tutto a condizione che nell’operare agiscano tenendo sempre presenti gli interessi nazionali.

TREDICESIMA
Qualora si dimostri necessario, quanto riportato nel testo che sostituirà l’attuale Costituzione, potrà essere modificato con apposita votazione a maggioranza qualificata, da parte della Camera delle Corporazioni.

Roma, 30 novembre 2003


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