venerdì 27 luglio 2012

PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO ORGANICO



UNA PROPOSTA PER IL XXI SECOLO PER L'ITALIA E PER LA NUOVA EUROPA:
PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO
ORGANICO

PREMESSA 1: Quanto allegato è di solo ed esclusivo interesse di coloro che si riconoscono nei principi mussoliniani. Di conseguenza chi non condivide quanto in premessa, consiglio di non aprire il file. Potrebbe non capire.
PREMESSA 2: Data la mia scarsa stima nel popolo, nel ricordo di Piazzale Loreto del 28 aprile 1945, quel che faccio, scrivo e propongo è mirato esclusivamente alla riabilitazione storica di Benito Mussolini. A questo scopo, ripetutamente, ho chiesto che si apra un "processo mediatico" purché garantito (almeno una volta) dalla massima serietà.
Tutto ciò premesso, passo alla proposta.
In occasione del sessantesimo anniversario della presentazione del "Manifesto di Verona" fu organizzata a Roma il 30 novembre 2003, in una sala superaffollata (segno evidente che la "cosa" interessava), la presentazione del "MANIFESTO DEL XXI SECOLO". Realizzatori sono stati: Rutilio Sermonti, Alberto Spera, Giacinto Auriti, Manlio Sargenti (anche se da lontano in quanto infermo per malattia), Stelvio Dal Piaz e il sottoscritto. La presentazione fu patrocinata dal Movimento Nazional Popolare.
Il motivo di questa mia iniziativa è quello di spingere la base dei piccoli movimenti, che si richiamano ai principi mussoliniani, per giungere finalmente ad una unione. So bene che la base di questi partitini ambisce a quanto proposto, ma gli "ometti" che si trovano alla loro testa, con vari artifizi ostacolano questa necessità. Allora io dico: "cacciateli via!". Non bruciamo altro tempo.
Il "Manifesto del XXI Secolo" che trovate in allegato può essere il "Polo catalizzatore". In altre parole, se vi riconoscete in esso, quale motivo non ci permette di marciare insieme?
Io ho fatto il mio lavoro, ora, "signori" delle "basi", fate il vostro. Con energia.
Filippo Giannini

COMITATO STORICO SCIENTIFICO «EUROPA DEL TERZO MILLENNIO"
NEL RICORDO DEL MANIFESTO DI VERONA UNA PROPOSTA PER IL XXI
  SECOLO PER L'ITALIA E PER LA NUOVA EUROPA:
PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL POPOLO AL POTERE IN UNO STATO
ORGANICO
PREMESSA
Sono passati sessanta anni da quando il 14 novembre 1943, in Castelvecchio a Verona, si celebrò il congresso del Partito Fascista Repubblicano, con il proposito di fissare in un "Manifesto" le linee essenziali del nuovo Stato Repubblicano. Come la Carta del Lavoro, nata il 21 aprile del 1927, sarebbe divenuta legge dello Stato quindici anni dopo con la promulgazione dei Codici Civili, così il Manifesto lanciato a Castelvecchio, aldilà di alcuni contenuti legati alla situazione del momen­to, doveva essere un abbozzo dei criteri sui quali costruire la futura Costituzione nazionale. Un preambolo lo definiva il punto 18, ma era di grande rilievo perché con­fermava il ripudio dello Stato agnostico, proprio delle democrazie parlamentari deri­vate dai principi del 1789.
Erano trascorsi poco più di due mesi dalla resa che aveva affondato l'Italia nello smarrimento mettendola alla completa mercé dei suoi nemici, ed i convenuti di Verona erano ancora con il cuore in tumulto e ansiosi di cancellare l'onta subita. Nobili e legittimi sentimenti davvero poco adatti alla pacata riflessione necessaria per concepire e studiare certi istituti. Ed infatti lo stesso Mussolini confidò a Bruno Spampanato: "A Verona non abbiamo visto dei costituenti, ma dei combattenti. Ma forse è meglio".
Alla fine, nel fervore del momento e nell'ansia dell'azione fu approvata per accla­mazione l'ipotesi di lavoro predisposta, e fu un vero miracolo di consapevolezza e di concentrazione, tanto che, se da un canto può uscirne diminuito il valore sotto l'a­spetto giuridico-tecnico, dall'altro ne è aumentato quello ideale e morale, perché, pur davanti alla materiale sconfitta incombente per la preponderanza avversaria quegli uomini vollero gridare al mondo le proprie idee perché a loro sopravvivessero. Fu una vampata di purissima fede per la quale ciascuno dei presenti non avrebbe esi­tato a bruciare la propria vita, ma nel contempo fu la conferma che l'idea che aveva trasfigurato l'Italia e accesa la speranza in Europa, aveva contenuti inequivocabili e profonde radici nell'animo di quanti in essa credevano.
Nel rievocare dopo sei decenni quel giorno memorabile, non dimenticando che l’azione politica deve essere l’applicazione di una salda concezione dell’Uomo, della vita e dello Stato, ma deve procedere e svilupparsi per operare nella mutevole e complessa realtà come tutto ciò che è vivo, ci chiediamo se quegli assunti possano riproporsi oggi, e negli stessi termini. La risposta è che il Manifesto di Verona contiene proposizioni tutt’ora valide e pertanto, opportunamente modificato per renderlo idoneo al mutare dei tempi, da esso possono trarsi buone basi per correggere l’attuale deriva negativa della situazione politica ed avviare la costruzione di un nuovo Stato, guidato realmente dal popolo e non dai grandi commessi, o commissari come in Europa li chiamano, o Ministri in Italia, in ogni caso tutti più attenti all’economia che non alla politica, alla quale quest’ultima, quella vera, asserviscono, in aderenza la volere della plutocrazia internazionale, della quale costoro sono servitori più o meno coscienti.
Ed allora raccogliendo il testimone da coloro che ci hanno preceduto a Verona, e nel solco delle idee da loro espresse, noi vogliamo lanciare un nuovo "Manifesto" con il quale proporre tale Stato, condizione unica per riprendere quel cammino di civiltà del quale l'Italia in passato è stata maestra, da sola o insieme ad altre Nazioni dell'antica Europa. Uno Stato, che possiamo definire ad integrale partecipazione del popolo al potere, e che nell'ambito di un corretto vivere sociale consente ad ognuno di esercitare la propria libertà, e la possibilità reale di partecipare al potere, scevro da falsità, da ipocrisie, e da predomini dell'uomo sull'uomo. Così correggendo i danni prodotti da idee ormai  ampiamente dimostratesi errate per non aver costruito la democrazia che si ripromettevano, quanto delle oligarchie e delle peggiori, perché formate da potentati economici attenti più al profitto che non ai destini dell'umani­tà. L'errore degli Stati moderni infatti, è stato determinato dall'essersi basati sul noto trinomio: "LIBERTÀ', UGUAGLIANZA, FRATERNITÀ" dal 1789. Però l'ugua­glianza non esiste in natura, ed affermarla a base della organizzazione sociale è cosa estremamente deleteria, come nel volgere dei tempi ben si è dimostrato e tuttora dimostra, con la conseguenza che la libertà è solo nelle dichiarazioni, mentre al popo­lo ne resta molto poca, e la fraternità è di fatto sparita. Occorre invece e per quanto possibile, organizzare uno Stato nel quale nessuno possa artificiosamente impedire ad altri di tentare di concretizzare l'essenza del proprio vivere, della quale la propria quotidianità è l'armonica realizzazione, secondo le proprie capacità e volontà, que­st'ultima effettivamente realizzata e non solo enunciata:
Riteniamo che per cambiare le cose, si debba considerare che, in quanto parte di un gruppo, l'interesse particolare di ciascun individuo, spirituale o materiale che sia, può trovare migliore e più continua soddisfazione se tanto avviene nel contempo per l'in­tero gruppo. Gruppo che diviene popolo quando di tanto prende coscienza, e Nazione quando si accorge dei legami di continuità esistenti fra il vivere di ognuno e quello comune del gruppo stesso, nella consapevolezza delle medesime radici e dell'essere "comunità di destino". Ciò vuol dire che quel che conta per garantire la libertà, non è l'uguaglianza, ma la socialità, altro grande valore indispensabile per la realizzazio­ne della libertà stessa. Il suddetto trinomio allora si riassume in un unica parola: SOCIALITÀ, che con esclusione dell'uguaglianza gli altri due comprende, e nella considerazione della quale solo può parlarsi di effettiva sovranità del popolo, visto nelle sue diversità come nel suo insieme, richiedendo però ad ognuno il contempora­neo adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, cosicché dal gioco armonico delle diversità sia fatta sempre più vigorosa e più ricca la vita comune.
Ecco il Corporativismo, e con esso la Socializzazione, che soccorrono alla realiz­zazione di uno Stato nel quale non hanno voce dottrine teoriche e spesso utopistiche, ma realtà effettive, relative ad ogni attività umana intellettuale o materiale, ciascuna rappresentata in una comune assemblea istituzionale e raggruppata in una propria categoria. Idee rivoluzionarie che riconducono al senso di comunità, nella compren­sione che nessun singolo individuo può sperare di realizzare le proprie scelte senza immergerle in quelle di quanti altri lo circondano.
Uno solo è il modo per combattere e vincere il capitalismo che subordina l'Uomo alle cose e travalica il campo economico trasformandosi in plutocrazia: eliminare ogni forma di parassitismo sociale e porre come finalità comune le priorità poste dalla realizzazione della libertà e dello sviluppo della Nazione, dando vita ad uno Stato che noi chiamiamo ORGANICO. Uno Stato del quale ricevere la cittadinanza, possa dal forestiero essere considera­to altissimo onore, come era un tempo il vivere con la legge romana. Sarà naturalmente necessario accantonare l'attuale Costituzione, e pur tenendo conto della nostra allergia per tali documenti ridondanti di belle parole poi inascoltate nei fattie causa di eccessive e talvolta pruriginose staticità idonee per chi detiene il potere ma non per il popolo, sostituirla con un testo che contenga i principi fonda­mentali, le forme istituzionali ed il loro funzionamento.
Se i "18 punti" del "MANIFESTO DI VERONA"non pretendevano di essere più che un significativo "preambolo", lo schema del "MANIFESTO PER IL XXI SECO­LO" da noi proposto e che di seguito riportiamo, non vuol essere che un aggiorna­mento di quel preambolo, lasciandone immutato lo spirito, proseguendone gli inten­ti e precisando che non si tratterà mai di pesanti macigni, ma di linee sempre modi­ficabili, allorché sarà dato di tradurlo in diritto positivo o in qualunque momento in caso di successive necessità
Aggiungiamo altresì a scanso di equivoci da parte di chiunque, che intendiamo rag­giungere il nostro scopo all'interno e nel rispetto delle leggi vigenti.
Un passo dopo l'altro, per l'Italia e l'Europa di domani.


PROPOSTE IDEALI
PUNTO 1
La Nazione, formata da un gruppo di individui che nel corso delle generazioni sono legati dal comune fluire del proprio vivere, è un organismo avente vita, fini, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui che nei tempi la com­pongono. E' una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato.

PUNTO 2
Siamo convinti che per una tale realizzazione occorre organizzare lo Stato sulla base dell'idea corporativa, attraverso la realizzazione della socializzazione, intesa in tutti i suoi significati e sviluppi, spirituali e materiali, politici ed economici. Dove corporativismo vuol dire individuare le diverse attività e dare ad ognuna voce istitu­zionale, e socializzazione metterle insieme, affinchè possano trovare il necessario accordo, anche al loro interno fra le diverse posizioni che possono verificarsi, in nome della comune appartenenza alla Nazione.

PUNTO 3
II lavoro, dovere sociale comunque attuato, da un singolo o da un insieme, in tutte le sue forme intellettuali, tecniche, manuali, organizzative, esecutive, imprenditoria­li od operative, compreso quello delle casalinghe, a questo titolo, e solo a questo tito­lo, sarà tutelato dallo Stato. Una volta socializzata, l'attività produttiva sarà in grado di autotutelarsi.

PUNTO 4
Nella intenzione di proseguire il percorso di civiltà secondo le eredità culturali, umanistiche e religiose proprie del nostro popolo, e nel desiderio di rendere sempre più trasparente la vita pubblica, lo Stato sarà aperto alla cultura, al sapere, all'opera­re a favore della solidarietà e della giustizia.

PUNTO 5
L'unità, l'indipendenza, l'integrità territoriale della Nazione saranno difese, tenen­do conto di quanto potrà essere necessario per la prevista realizzazione dell'Unione Europea. Europa che vorremmo vedere unita con un sistema federale al fine di rispet­tare e soprattutto mantenere vitali le diversità dei popoli che la compongono e ne costituiscono la ricchezza, ed organizzata sugli stessi principi da noi qui proposti per respingere l'attuale invadenza del potere plutocratico.

PUNTO 6
Sarà garantito un livello quanto più elevato possibile della salute dei cittadini, con particolare attenzione a che prevenzione e cura avvengano in modi e tempi idonei, secondo le necessità di ognuno e possibili per tutti, ed attenzione verso quanti si tro­vino in difficoltà per problemi legati alla loro situazione fisica.

PUNTO 7
L'educazione delle giovani generazioni è funzione primaria dello Stato ed è eserci­tata dai genitori e dalla scuola. La scuola, considerata struttura portante della socie­tà, dovrà favorire negli ordinamenti un disegno che stimoli la partecipazione attiva delle giovani generazioni alla didattica e fornisca loro una formazione anche in pro­spettiva europea. Mentre, per la grande importanza del compito che rivestono, gli insegnanti saranno scelti tra persone altamente qualificate, e considerati fra i più alti gradi degli impiegati dello Stato.


PUNTO 8
Verranno promossi, anche attraverso sostegni economici e collegamenti con le sedi scolastiche e le organizzazioni di categoria, lo sviluppo della cultura, la ricerca scien­tifica e tecnologica, nonché la tutela del paesaggio, dell'ambiente, e del patrimonio storico ed artistico, come pure la difesa della lingua da ingerenze di origine stranie­ra. Grande sostegno sarà dato alle attività sportive e all'educazione fisica attraverso apposite istituzioni, affinchè soprattutto la gioventù cresca forte e sana..


PUNTO 9
Lo Stato, attraverso un apposito Ente Nazionale, garantirà una decorosa abitazione alle famiglie che non abbiano capitale proprio per provvedervi, con la costruzione di nuove abitazioni da assegnare a graduale riscatto, valendo il principio che l'affitto, una volta rimborsato il capitale e pagatene il giusto frutto, costituisce titolo di acqui­sto.

PUNTO 10
Nell'economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall'interes­se del singolo per entrare nell'interesse collettivo, sarà regolato, ed in carenza gesti­to, dallo Stato. In particolare i pubblici servizi saranno sempre gestiti dallo Stato a mezzo di Enti parastatali

PUNTO 11
La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale ed integrazione della personalità umana è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disinte-gratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.

PUNTO 12
II popolo crea la ricchezza col proprio lavoro. La moneta nasce dunque di proprie­tà dei cittadini. Essa è di proprietà del portatore e la sovranità su di essa appartiene al popolo.

PUNTO 13
In applicazione dei principi della socializzazione, in ogni azienda (privata, para­statale, statale) le rappresentanze dei lavoratori (dirigenti, impiegati, operai) parteci­peranno alla gestione della medesima attraverso la presenza di propri rappresentanti negli organi di gestione e di controllo, ed all'equa ripartizione degli utili, secondo quanto stabilito da apposite leggi. Le aziende socializzate spontaneamente rivedran­no i loro statuti per adeguarli alle dette leggi.

PUNT0 14
Qualora venga a mancare l'iniziativa del proprietario di una azienda agricola, que­sta verrà affidata d'autorità a coltivatori diretti riuniti in aziende a compartecipazio­ne collettiva, di ampiezze relative alle esigenze dell'economia agricola e delle varie situazioni locali, ferma restando l'equa partecipazione del proprietario alla divisione dei frutti ottenuti.




PROPOSTE ISTITUZIONALI
PRIMA
I cittadini dello Stato al compimento del diciottesimo anno di età, potranno godere di tutti i diritti civili e politici. La cittadinanza potrà essere estesa a chi si sia distinto per particolari meriti. I cittadini condannati con regolare sentenza penale passata in giudicato per motivi gravi, potranno essere soggetti alla privazione dei diritti politi­ci.

SECONDA
II Parlamento sarà composto da una sola Camera, dove si raccoglieranno i rappre­sentanti delle singole categorie eletti dai soli componenti delle stesse fra candidati, in tal modo ben noti agli elettori per vicinanza e similarità del proprio operare. I partiti, considerati associazioni politiche, avranno una loro rappresentativa quale particolare categoria della Camera delle Corporazioni, nelle quantità e nei modi che verranno stabili da una apposita legge..

TERZA
II Presidente della Repubblica sarà eletto direttamente dal popolo ogni cinque anni,
e nominerà i Ministri, suoi collaboratori esperti nei vari settori. Non sono eleggibili,
né nominabili, i componenti della Camera.

QUARTA
Nelle Regioni, Province, Comuni, e nei Consigli di Circoscrizione, dove ne sia
opportuna l'esistenza, i Presidenti saranno eletti direttamente dal popolo ogni cinque
anni, unitamente ai rispettivi Consigli, costituiti a base corporativa.


QUINTA
La elezione dei rappresentanti delle Corporazioni nelle diverse assemblee, inizie­-
ranno dai Comuni, o dai Consigli Circoscrizionali se esistenti. In successione gli elet-­
ti dalle singole categorie appartenenti al medesimo Comune, Provincia o Regione
provvederanno a designare i propri rappresentanti nella assemblea di grado superio­re, sino a quella nazionale.


SESTA
Nessuno, per nessuna ragione, potrà contemporaneamente partecipare a più d'una assemblea di qualunque livello, compresi i livelli europei. Chiunque, per qualunque motivo, dovesse trovarsi in tale condizione, dovrà immediatamente optare  per un solo incarico.

SETTIMA
Nell'esercizio delle sue funzioni la Magistratura, pur nel rispetto dell'adempimen­to delle leggi, agirà in piena indipendenza, dandosi propri organi di governo senza alcuna presenza di rappresentanti estranei, con l'eccezione nella  sua massima espressione, denominata Consiglio Superiore della Magistratura, del Capo dello Stato che ne sarà il presidente, e del Ministro della Giustizia o di loro delegati, per assi­curare il necessario collegamento con gli altri organi dello Stato.


OTTAVA
Nell'ambito della Magistratura, verranno istituiti particolari tribunali con compe­tenza sul diritto di famiglia e sul lavoro, non escludendone altri qualora se ne dimo­stri l'opportunità.



NONA
L'azione penale è obbligatoria alla notizia di reato, salve le norme sulla procedibi­lità. Le procedure civili e penali devono essere finalizzate alla massima realizzazio­ne della giustizia sostanziale piuttosto che formale, ed allo snellimento dei giudizi senza pregiudicarne l'accuratezza.

DECIMA
La legge garantirà la sicurezza dei cittadini, e a loro tutela stabilirà il potere d'in­dagine. Nessun cittadino, anche arrestato in flagrante o fermato per misure preventi­ve, potrà essere trattenuto oltre i sette giorni senza ordine dell'autorità giudiziaria.

UNDICESIMA
1 cittadini avranno diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti di persone ed organi specificatamente incaricati di funzioni pubbliche. Il Governo avrà l'obbli­go di pubblicare annualmente il bilancio dello Stato in modo idoneo perché tutti pos­sano prenderne atto con facilità.

DODICESIMA
L’organizzazione sindacale sarà unitaria, e assumerà più alti compiti istituzionali quali la gestione della Cassa Nazionale di Compensazione degli utili, delle Assicurazioni Sociali, del contributo alla programmazione economica, e provvederà all’attuazione di corsi di specializzazione professionale, nonché di tutte le attività ricreative, sportive e dopolavoristiche. Ai sindacati non potranno essere imposti altri obblighi, se non la loro registrazione presso uffici centrali, ed il sancire ordinamenti interni che garantiscano la effettiva partecipazione degli aderenti alla vita del sindacato. Il tutto a condizione che nell’operare agiscano tenendo sempre presenti gli interessi nazionali.

TREDICESIMA
Qualora si dimostri necessario, quanto riportato nel testo che sostituirà l’attuale Costituzione, potrà essere modificato con apposita votazione a maggioranza qualificata, da parte della Camera delle Corporazioni.

Roma, 30 novembre 2003


Gli alleati colpevoli crimini alleati impuniti

Brani tratti da WITNESS TO HISTORY (testimonianza di storia) Michael Walsh Michael Walsh.jpg(http://amzn.to/rR41iO)
Fonte: Michael Walsh News Services
             Independent White European International News
             euroman_uk@yahoo.co.uk
 Durante la Guerra furono sganciate più tonnellate di bombe sulla città di Berlino di quelle sganciate sull’intera Gran Bretagna durante tutta la Guerra. Tutte le città e cittadine tedesche con oltre 50.000 abitanti furono distrutte dal 50 all’80%.
Dresda fu incenerita assieme a 30.000 civili arsi o sepolti fra le rovine.
Amburgo fu totalmente distrutta e 70.000 civili morirono nei modi più orrendi. Mentre Amburgo bruciava, i venti che alimentavano le fiamme alte tre miglia, raggiunsero il doppio della velocità di un uragano superando le 150 miglia all’ora. Alberi con un diametro di 3 piedi (circa 90 centimetri) nelle periferie cittadine furono risucchiati dalla terra dall’innaturale forza di questi venti e scaraventati lontano nell’inferno urbano, e così anche veicoli, uomini, donne….e bambini.
Le fiamme vulcaniche furono scagliate in cielo a 5.000 piedi (circa 1.500 metri), quattro volte l’altezza dell’Empire State Building. I gas che si sprigionarono a quell’altezza causarono reazioni meteorologiche fin nella stratosfera.
Fra il 1940 ed il 1945, 61 città tedesche, con una popolazione totale di 25 milioni di anime, furono distrutte o devastate in una campagna di bombardamento iniziata dal governo inglese.
Una distruzione su tale scala non aveva altro scopo se non quello di uccidere in massa indiscriminatamente quanti più tedeschi era possibile, indipendentemente dal fatto che erano civili. Ciò portò ad un bombardamento di rappresaglia che fece 60.000 inglesi morti e 86.000 feriti.
Il celebre storico e stratega di guerra britannico, Capitano Sir Basil Liddell Hart, dichiarò che con questa strategia si arrivò alla vittoria “ mettendo in atto i mezzi bellici più incivili che il mondo conobbe dopo le invasioni dei Mongoli “ – The Evolution of Warfare (l’evoluzione della guerra, ndt), Baber & Faber, 1946, pag. 75.
“ Fu assolutamente contrario al diritto internazionale “ – Primo Ministro Neville Chamberlain.

LA GRAN BRETAGNA PRESE DI MIRA I CIVILI, E NON LA GERMANIA
“Hitler intraprese il bombardamento di obiettivi civili britannici solo con riluttanza, tre mesi dopo che la RAF aveva iniziato a colpire obiettivi civili tedeschi. Hitler sarebbe stato disposto a fermare il massacro in qualsiasi momento. Hitler era veramente ansioso di raggiungere un accordo con la Gran Bretagna mirante a limitare l’azione aerea alle zone di guerra “ – J.M. Spaight., CB. CBE. Bombing Vindicated, pag. 47. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione.
“ Churchill era ossessionato nel fare intervenire in guerra l’America. Cercò di spaventare Roosevelt con la prospettiva di una veloce vittoria tedesca. Cercò la provocazione, come l’affondamento della nave LUSITANIA nella Prima Guerra Mondiale per provocare l’opinione pubblica americana. Il bombardamento tedesco di civili inglesi poteva portare allo stesso scopo. Ma per settimane tutto era come se i tedeschi non avessero l’intenzione di essere così compiacenti “. – The First Casualty, Philip Knightley, Andre Deutsch

I PRIMI ATTACCHI FURONO BRITANNICI
Il primo attacco aereo “di zona” durante la guerra fu effettuato da 134 bombardieri britannici sulla città tedesca di Mannheim, il 16 Dicembre 1940.( Nota del traduttore: l’autore ha dimenticato, per una ignota ragione, che il primo attacco fu effettuato dagli inglesi nel Maggio del 1940 sulla città di Friburgo, provocando morti e danni ma non rilevanti). Lo scopo di questo attacco, come spiegò in seguito il Capo dell’Aviazione Marshall Peirse, era di “ concentrare il massimo danno possibile nel centro della città “ – The Strategic Air Offensive Against Germany. (H.M. Stationery Office, London, 1961).

L’AMMISSIONE DELL’ALTO COMANDO BRITANNICO
“Poiché avevamo dei dubbi circa l’effetto psicologico della distorsione propagandistica della verità e cioè che eravamo noi che iniziammo l’offensiva del bombardamento strategico (civile), ci siamo astenuti dal dare alla nostra grande decisione dell’11 Maggio 1940 la pubblicità che meritava” – Bombing Vindicated. J.M. Spaight, CB. CBE. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione.
“Lo scopo primario di queste incursioni era di pungolare i tedeschi ad intraprendere raid aerei di ritorsione della stessa entità sulla Gran Bretagna. Questi raids avrebbero svegliato una intensa indignazione negli inglesi nei confronti della Germania e creare così una psicosi di guerra senza la quale sarebbe stato impossibile intraprendere una guerra moderna “ – Dennis Richards, the Royal Air Force 1939/1945; The Fight at Odds. H.M. Stationery Office.

LA CLASSE DEI LAVORATORI NELL’OBIETTIVO DI UNO STERMINIO DI MASSA
“ Condivido in pieno (il bombardamento terroristico). Sono per il bombardamento delle aree industriali delle città tedesche. Sono un sostenitore di Cromwell – credo nello “sterminare in nome di Dio!” – Sir Archibald Sinclair, Segretario d’Aviazione.

LA BANALITA’ DEL MALE SATANICO
“ Loro (i Capi dell’Aviazione Britannica) sostenevano che il risultato desiderato, di ridurre la produzione industriale tedesca, verrebbe più prontamente raggiunto se le case degli operai delle fabbriche venissero distrutte. Se gli operai fossero impegnati a seppellire le loro mogli e i loro bambini, possiamo ragionevolmente aspettarci che la produzione scenda “ – Advance to Barbarism, F.J.P. Veale; emerito giurista britannico.

DRESDA
“ La storia a lungo occultata del peggior massacro della storia del mondo. La devastazione di Dresda nel Febbraio 1945 fu uno di quei crimini contro l’umanità i cui autori sarebbero dovuti essere chiamati in giudizio a Norimberga se quel tribunale non fosse stato snaturato “. – Richard. H.S. Crosman, Ministro del Governo Laburista.
“ Ho letto le recensioni delle biografie di Sir Arthur Harris con sentimenti contrastanti ed anche la lettera di Robert Kee (8 Luglio).  Il 13 Febbraio 1945 ero ufficiale di rotta su uno dei bombardieri Lancaster che devastarono Dresda. Ricordo bene la riunione informativa del Capitano del nostro gruppo. Ci fu detto che l’Armata Rossa stava spingendosi verso Dresda e che la città sarebbe stata piena di rifugiati e che il centro cittadino sarebbe stato pieno di donne e bambini. Il nostro obiettivo era la piazza del mercato. Ricordo che eravamo in un qualche modo turbati ma facemmo come ci fu detto. Bombardammo l’obiettivo come ci era stato ordinato e sulla via del ritorno il nostro radio-marconista intercettò una trasmissione tedesca che accusava la RAF di tattiche terroristiche e che 65.000 civili morirono. Liquidammo ciò come propaganda tedesca.
Non avevamo ancora capito, finché alcune settimane dopo il mio squadrone ricevette una visita dall’Unità Cinematografica Crown che trasmetteva i film della propaganda bellica. Ci fu una riunione informativa beffarda, con una distinta differenza. Lo stesso Capitano del gruppo diceva: “ siccome la piazza del mercato sarebbe stata piena di donne e bambini, non avremmo bombardato il centro cittadino per nessuna ragione. L’obiettivo sarebbe stato invece uno snodo ferroviario che portava ad Est di vitale importanza.
Posso categoricamente confermare che l’incursione su Dresda fu una macchia nera nella storia di guerra britannica. Gli avieri del mio squadrone erano convinti che quest’azione malvagia non fu istigata dal nostro rispettabile capo “Butch” Harris (Butch sta per: macellaio, ndt.), ma da Churchill. Ho aspettato 29 anni a dire ciò, e ancora mi tormenta “ – A. Williams, Nottingham, the Observer, 8 Agosto 1984.

 BAMBINI MITRAGLIATI
Il mitragliamento a bassa quota delle colonne di rifugiati da parte della caccia americana e inglese era cosa di ordinaria amministrazione: “ Si dice che gli animali dello zoo e i gruppi di rifugiati terrorizzati furono mitragliati mentre tentavano di scappare attraverso il Grossen Garten da aerei che volavano a bassa quota e che molti corpi crivellati di colpi vennero ritrovati in seguito in questo parco “ – Der Tod von Dresden (la morte di Dresda), Axel Rodenberg, 25 Febbraio 1951.
A Dresda “ perfino i resti ammucchiati di una corale di bambini furono mitragliati in una strada che costeggiava un parco “ – David Irving, Destruction of Dresden.
Fu usato il fosforo “ per via della sua dimostrata capacità di deprimere il morale dei tedeschi “ – fonte ufficiale britannica.

 CITAZIONI DELL’EPOCA
“ Posso dirvi che la Germania è stata completamente distrutta “ – Generale Americano Bradley, Associated Press, Londra, 11 Giugno 1945.
L’offensiva dei bombardamenti terroristici costò la vita di oltre 2 milioni di civili tedeschi. Ne conseguì la totale distruzione di molte fra le più belle e storiche città d’Europa. Costò la vita a 58.888 aviatori della RAF, all’incirca lo stesso numero di ufficiali subalterni britannici durante la Prima Guerra Mondiale.
“ Anche gli atti terroristici deliberati e senza senso, contro, ad esempio, Lubecca e Dresda, effettuati dai piloti Alleati, avrebbero dovuto essere soggetti ad indagine e portati davanti ad una corte di giustizia competente “ – Generale di Divisione H. Bratt, Esercito Reale Svedese.
“ Una nazione che cosparge un’altra di un manto di gas inevitabilmente letali oppure sradica intere città dal pianeta facendo esplodere bombe atomiche, non ha il diritto di giudicare nessuno per crimini di guerra; essa stessa ha già commesso la più grande atrocità, non paragonabile a qualsiasi altra atrocità; ha ucciso, fra indicibili sofferenze, centinaia di migliaia di persone “ – Lydio Machado Bandeira de Mello, Dott. Giurista Professore brasiliano di Criminologia; autore di oltre 40 opere di legge/filosofia.
“ Per quanto riguarda i crimini contro l’umanità, quei governi che ordinarono la distruzione delle città tedesche, annientando così valori culturali insostituibili e trasformando in torce umane donne e bambini, dovrebbero anch’essi essere trascinati in giudizio “ – Hon Jaan Lattik. Statista estone, diplomatico e storico.

 ONORE POSTUMO PER I CIVILI TEDESCHI
“In conclusione, si deve ammettere, non senza un certo disagio, che i veri eroi della storia non sono né i comandanti dell’aviazione e nemmeno i 58.888 ufficiali e avieri del Comando Bombardieri uccisi in battaglia.
Gli eroi furono gli abitanti delle città tedesche sotto attacco; gli uomini, le donne e i bambini che soffrirono stoicamente e continuarono a lavorare fra le rovine in fiamme delle loro case e fabbriche, fintanto che non furono invasi dagli eserciti alleati “ – Recensore del London Times sulla Storia Ufficiale Britannica dell’Offensiva Aerea Strategica.
“ Non ci sono numeri definitivi sul numero di civili uccisi come conseguenza del bombardamento massiccio, ma 2 milioni dovrebbe essere una cifra attendibile (stima) “ – Professor Harry Elmer Barnes, Dottorato in storia americana.
“ La città di Kassel subì oltre 300 incursioni aeree, alcune con ondate di 1.000 bombardieri; inglesi di notte e americani di giorno. Quando il 4 Aprile 1945 Kassel si arrese, su una popolazione di 250.000 abitanti, solo 15.000 restarono vivi “ – Jack Bell, Chicago Daily News Servizio Estero, Kassel 15 Maggio 1946
“ Innumerevoli cittadine e paesi furono rasi al suolo o trasformati in città-fantasma come Wiener Neustadt in Austria. Di quella città, dopo le incursioni aeree, rimasero in piedi solo diciotto case e la sua popolazione fu ridotta DA 45.000 A SOLI 860 “ – In the Ruins of the Reich, Douglas Botting. George, Allen & Unwin, Londra, 1985

LE ALTRE CITTA’
Berlino, Amburgo, Dortmund, Essen, Dresda, Francoforte, Norimberga, Dusseldorf, Hannover, Brema, Wuppertal, Vienna, Duisburg, Monaco, Magdeburgo, Lipsia, Mannheim, Stoccarda, Kiel, Gelsenkirchen, Bochum, Aachen, Wuerzburg, Darmstadt, Krefeld, Munster, Moenchen-Gladbach, Braunschweig, Ludwigshafen, Remscheid, Pforzheim, Osnabruck, Magonza, Bielefeld, Giessen, Duren, Solingen, Wilhelmshafen, Karlsruhe, Oberhausen, Heilbronn, Augsburg, Hamm, Knittelfeld, Luneburg, Cuxhaven, Kulmbach, Hagen, Saarbrucken, Friburgo, Graz, Coblenza, Ulm, Bonn, Bremerhaven, Wanne-Eickel, Worms, Lubecca, Schweinfurt, Kleve, Wiener-Neustadt, Wiesbaden, Paderborn, Bocholt, Hanau, Hildesheim, Emden, Siegen, Primasens, Halle, Bayreuth, Kreuznach, Witten, Aschaffenburg, Kaiserlautern, Gladbeck, Dorsten, Innsbruck, Neumunster, Linz, Klagenfurt, Reutlingen, Recklinghausen, Reuel, Regensburg, Homberg, Elmshorn, Wetzler, Villach, Hameln, Konigsburg, Moers, Passau, Solbad Hall i.T., Coburg, Attnang-Puchheim, Friedrichshafen, Francoforte sull’Oder, Danzica,  Chemnitz, Rostock, Schwerte, Plauen, Bad Kreuznach.
A queste vanno aggiunte importanti città italiane come Roma, Milano, Genova, Torino, Napoli, Bolzano.
 Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI
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CRIMINI ALLEATI IMPUNITI
 
Poco tempo fa mi è capitato fra le mani un mio vecchio libro di lettura di lingua tedesca dal titolo DEUTSCH FUER AUSLAENDER (tedesco per stranieri) scritto da Hermann Kessler edito nel 1970. Rileggendo alcuni brani, a pag.137 e 138 mi sono imbattuto in un racconto che parla della città di Dresda, della sua bellezza e della sua distruzione da parte dell'aviazione "Alleata".
Rileggendolo mi ha colpito e vorrei farlo circolare sia in lingua originale, ossia in tedesco, che con la relativa traduzione in italiano.
 
DER TOD VON DRESDEN
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Die weltberuehmten Schoenheit Dresdens kenne ich nur aus der Kunstgeschichte. Vom Untergang der Stadt haben mit die Ueberlebenden erzaehlt. Ihren Wiederaufbau habe ich mit eigenen Augen gesehen und die Bewohner bewundert, die in der Stadt des Todes mutiger gearbeitet haben als ihre Vorvaeter in der Wildnis des Erzgebirges.
Der Reiz Dresdens ist seine Lage. Die mittelalterliche Stadt war eine natuerliche Festung. Sie wurde um 1500 die Hauptstadt Sachsens. August der Starke, saechsischer Kurfuerst und Koenig von Polen, hat Dresden zu einer der schoensten Staedte Europas gemacht. Die beruehmtesten Baumeister der Zeit arbeiteten in der Stadt. Sie schufen den zierlichen Wunderbau des Zwingers, der einen bezaubernden Festsaal im Freien darstellt und die beruehmten Bruehlschen Terrassen an der Elbe, die man den Balkon Europas nannte.
Der Reichtum der Fuersten fuellte die Schatzkammern des Gruenen Gewoelbes und machte die Gemaeldegalerie der Stadt zu einer der ersten Kunstsammlungen der Welt.
All die Pracht wurde an einem Tag vernichtet.
Der Krieg ging seinem Ende zu. Stroeme von Menschen,Tieren und Wagen flohen aus den deutschen Ostgebieten. Dresden nahm die Fluechtlinge aus Schlesien und dem Suedetenland auf. Jeder freie Raum der Stadt war mit Menschen ueberfuellt. Die Fuhrwerke verstopften Strassen und Plaetze. Alle Gruenflaechen und Parks waren riesige Lager geworden. Die Einwohnerzahl der Stadt hatte sich
verdoppelt. 1.130.000 Menschen draengten sich in der Stadt, als ihr Untergang kam.
Dresden war ohne Verteidigung, die Einwohner ohne Schutz. Der Tod hatte leichtes Spiel. Dreimal schlug er in die hilflose Menge. Der erste Schlag verwandelte die Stadt in ein Feuermeer. Auf zwanzig Millionen Quadratmeter brannte ein Hoellenfeuer. Der Asphalt der Strassen gluehte. Als lebende Fackeln rannten die Menschen durch den Flammensturm, schrien, stuerzten und starben.
Zehntausende retteten sich auf die Gruenflaeche, die wie zwei riesige Inseln im Flammenmeer lagen.
Diese Stellen traf der zweite Angriff. Jede Bombe war ein Volltreffer auf wehrlose Menschen und Tiere.
Der dritte Schlag richtete sich gegen die Fluechtenden auf den Landstrassen. Er war der blutigste. Ueber 250.000 Tote kostete der Tag, viel mehr als die Atombombe auf Japan.
Wochenlang sammelte man die Toten in der Stadt. Als sie zu einer Gefahr fuer die Lebenden wurden, musste man sie zu Tausenden auf dem Markt verbrennen. Ein kleiner Huegel bedeckt die Asche von 10.000 Menschen.
" wer das Weinen verlernt hat, lernt es beim Tode Dresdens" sagte der Dichter Gerhart Hauptmann.
Einer der Ueberlebenden, Axel Rodenberger, schrieb ein erschuetterndes Buch " Der Tod von Dresden ".
Er schrieb es ohne Hass und klagt niemand an. Er malt das Bild dieses blutigsten Kriegstages, um die Menschheit und ihre Staatsmaenner vor neuen Kriegen und groesseren Leiden in der Zukunft zu warnen.
 
T R A D U Z I O N E
 
LA MORTE DI DRESDA
Le celeberrime bellezze di Dresda le ho apprese dalla storia dell'arte. I sopravvissuti mi hanno raccontato lo sfacelo della città.
Ho visto con i miei occhi la sua ricostruzione e ho ammirato i suoi abitanti che, nella città della morte, hanno lavorato più alacramente di quanto fecero i loro antenati nei selvaggi Monti Metalliferi.
L'incanto di Dresda è tutto suo. La città medioevale era una fortezza naturale. Attorno al 1500 fu la capitale della Sassonia. Augusto Il Forte, principe sassone e re di Polonia, trasformò Dresda in una delle città più belle d'Europa.
I più famosi costruttori edili del tempo lavoravano in città.
Essi crearono la meravigliosa costruzione dello Zwinger,che rappresenta un incantevole salone all'aperto e le famose terrazze di Bruehl sull'Elba, denominate balcone d'Europa.
La ricchezza del principe riempì le sale del tesoro della Volta Verde e rese la galleria dei dipinti della città una delle prime raccolte d'arte del mondo. Tutto questo splendore fu distrutto in un sol giorno.
La guerra volgeva al termine. Fiumi di persone, animali ed automezzi fuggivano dai territori tedeschi orientali. Dresda riceveva i rifugiati dalla Slesia e dai Sudeti.
Ogni spazio libero della città era stracolmo di persone.
I mezzi di trasporto intasavano strade e piazze. Tutti gli spazi verdi ed i parchi erano diventati giganteschi accampamenti. Il numero degli abitanti era raddoppiato,1.130.000 persone si accalcavano in città mentre ne arrivava il tramonto.
Dresda era senza difese ed i suoi abitanti senza protezione.
La morte ebbe gioco facile. Per ben tre volte essa colpì nel mezzo della gente indifesa.
Il primo attacco trasformò la città in un mare di fuoco.
In venti milioni di metri quadrati bruciava un fuoco infernale.
L'asfalto delle strade si sciolse. Le persone, trasformate in torce umane, correvano attraverso la tempesta di fiamme,urlavano, cadevano e morivano.
Decine di migliaia si salvarono negli spazi verdi che fungevano da grosse isole nel mare di fiamme.
Queste isole furono raggiunte dal secondo attacco.
Ogni bomba era un preciso centro su gente ed animali inermi. Il terzo attacco venne indirizzato sui fuggitivi sulle strade di campagna. Fu il più sanguinoso. Quel giorno costò più di 250.000 morti, molti di più della bomba atomica sul Giappone.
Per settimane si raccolsero i morti nella città e quando questi rappresentarono una minaccia di malattie per i sopravvissuti, si dovette bruciarli a migliaia sulla piazza del mercato. Una collinetta ricopre le ceneri di 10.000 persone.
" chi ha dimenticato il pianto, lo impara nella Morte di Dresda ", disse il poeta Gerhart Hauptmann.
Uno dei sopravvissuti, Axel Rodenberger, scrisse un libro scioccante dal titolo " la Morte di Dresda ".
Lo scrisse senza odio e senza incolpare nessuno.
Egli dipinse un quadro di questo sanguinosissimo giorno di guerra per ammonire l'umanità e tutti i capi di Stato da nuove guerre e da nuove sofferenze nel futuro.
 
Gian Franco SPOTTI
Soragna (Parma)
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