mercoledì 19 marzo 2014

I DOVERI del feudo di san Leucio.

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di Ferdinando IV  re del Regno di Napoli

Creazione della «colonia socialista» di San Leucio, nata pochi mesi prima della rivoluzione francese. 
Ecco come si accingevano i Borboni di Napoli ad affrontare la nuova epoca della rivoluzione industriale. Cose incredibili per quei tempi ed anche per oggi.
Amar il Prossimo suo, come se medesimo, è non far agli altri quello, che non vorremmo, che fosse a Noi fatto: ed è fare agli altri, quello che vorremmo, che a Noi si facesse.
Da questo dettato della Divina Sapienza nascon varj doveri, de' quali alcuni diconsi negativi, altri positivi.

Capitolo I

Doveri negativi

I Doveri negativi son quelli, che impongono l'obbligo di astenersi dall'offender alcuno in qualunque maniera. Or in tre maniere si può offendere alcuno. Si può offen¬dere nella persona, nella roba, e nell'onore.

I. Non si può offendere alcuno nella persona.
Si offende alcuno nella Persona o coll'ammazzarlo, o col ferirlo, o col batterlo, o col fargli scherni, dispetti, insolenze, ovvero col molestarlo ed inquietarlo in qualunque modo. Nessuno di questi atti ardirà mai alcun di voi di commettere contra il suo simile; siccome non ardirà mai neppur l'offeso di prender da sé la privata vendetta: ma ricorrerà a' suoi Superiori per la dovuta giustizia; e credendo non averla da quelli ottenuta, potrà anche di poi venire da Me. Vegliano contri tutti questi delitti attentamente le Leggi: ma tanto più vegleranno esse contra quelli, che mai si commettessero in questa Società, che ha per suo principal fine l'amore, e la carità, e che l'esempio dev'essere della pubblica educazione.

II. Non si può offendere alcuno nella roba. 
Si offende alcuno nella roba, ogni qualvolta o con violenze, o con inganno si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, ch'è d'altrui. Il titol di ladro è il titol più infame e vergognoso che poss'aver l'uomo. Ciascuno dunque si guardi bene di meritarlo per alcun modo. In ogni Società i ladri son condannati ad atrocissime pene. In questa, dove l'onore, e la virtù sono i principali cardini della medesima, se mai ve ne fossero (che non è neppur da dubitarsi) saranno più rigorosamente puniti. Nelle compre perciò, nelle vendite, nelle permutazioni, ed in ogni altra specie di con¬tratti ogn'uno si guardi di usar soperchieria, ed inganno. Nessun venditore abusi dell'imperizia del compratore col chiedere un prezzo maggiore del dovere: e nessun compratore si valga mai dell'ignoranza, o della necessità, in cui è tal volta il venditore, per levargli quel giusto prezzo, che gli spetta. Vadan bandite la mensogna, le frodi, e le fallacie nelle misure, ne pesi, nella qualità delle robe, che si venderanno, o compreranno, nella qualità del danaro, ed in tutt'altro, in cui la versuzia, e l'inganno possa usarsi; e si proceda in tutto con candore, onestà, e buona fede. Sia la parola il vincolo più sacro della Società; e tutti sian fedelissimi, e sinceri ne' detti, e ne' fatti. Chi ha fedelmente servito, sia prontamente pagato; né alcuno gli neghi o ritardi la mer¬cede dovuta a ciò non sia causa della sua mina. In somma erigga ogn'uno nel suo cuore l'altare della giustizia; e tratti col suo simile, come vorrebbe, che questi trattasse con sé.

III Non si può offendere alcuno nella riputazione.
La riputazione è la cosa più importante e più preziosa, che possa aver l'uomo d'onore; e talvolta togliere altrui la ripu¬tazione è peggior delitto, che offenderlo nella roba, e nella persona. Nessun quindi dirà mai cose false contra di alcu¬no; e chi caderà in questo delitto, vada immediatamente bandito da questa Società. Nessuno dirà ingiurie, e villanie ad altri. Nessuno metterà in ridicolo, ed in beffa il suo fra¬tello; essendo tutte queste cose contrarie a quello spirito di carità, e di amore che Dio comanda, e che Io voglio, per ben della pace, del buon ordine, e della tranquillità delle vostre famiglie, da voi esattamente praticato.

Capitolo II

Doveri positivi

I Doveri positivi impongono di fare a tutt'il maggior bene che si possa. Questi sono o generali, o particolari. I generali riflettono sopra tutt'i nostri simili. I particolari riguardano un Ceto particolare di persone, come sarebbe il Sovrano, i suoi Ministri, i Superiori, gli Ecclesiastici, gli Sposi, i Genitori, i Figli, i Fratelli, i Benefattori, i Maggiori di età, i Giovini e la Patria.

Doveri generali

I. Ogn'uno deve far bene al suo simile, ancorché sia suo nemico.
A ciascun de' i nostri simili Noi dobbiam far sempre il maggior bene, che si possa. Dio comanda, che si faccia per amor suo finanche a' nimici. La più bella vendetta è quella di far bene a colui, che ci offese; ed il più bel piacere è quello di imperare per mezzo delle beneficenze sopra colui, che ci disprezzò. Soccorrerlo nelle avversità, ed aiu¬tarlo ne' bisogni è mostrare a tutti gli uomini la più subli¬me grandezza di cuore e di generosità. Ogni uomo in tutti gli stati può far del bene al suo simile. Il Savio, il Ricco, l'Agricoltore, l'Artista, quando impiegano i loro talenti, le loro ricchezze, le loro fatiche a prò' de' Cittadini, possono ben vantarsi di essere i Benefattori dell'Umanità. Ogni volta dunque, che si presenti a voi l'occasion di giovare ad altri, ciascuno l'abbracci; né mai si spaventi di qualche incomodo che seco porti questa generosa azione; poiché sarà sempre ben compensato da quel dolce e puro piacere, che l'accompagna. Questo sovrano precetto di Dio è fon¬dato sopra quella perfetta uguaglianza, che gli piacque sta¬bilire fra gli uomini. Egli li costituì in natura tutti fratelli, e dispose, che nessuno imperasse sopra di loro, fuor di Lui, o di Coloro, a' quali egli affidasse il governo 'de' Popoli. Per sua mercé Egli ha dato a Me il grave peso di governare questi Regni: ed Io nel dar a voi questa legge non intendo far altro, che seguire i suoi eterni consigli. Sin da prima, che Io concepii il bel disegno di unirvi in società in questo luogo, pensai ancora, di crearvi tutti Artieri, e darvi la maniera di divenirne famosi. La felicità di questi Reami mi fece concepir questa idea. Vedendo, che i tre Regni della Natura, cioè il vegetabile, l'animale, ed il minerale qui per singoiar dono della Provvidenza tengono la propria lor sede, e che solo manca in essi, chi a' naturali prodotti de' luoghi dia le nuove forme, mi risolsi nell'animo di pome ad effetto l'intrapresa. Già son pronte in buona parte le macchine, e gli ordigni corrispondenti al disegno. Solo resta, che per voi ci sia una fissa legislazione, che suggeri¬sca la norma della condotta della vita, e che prescriva gli stabilimenti necessari all'arti introdotte e da introdursi.

Il- II solo merito forma distinzione tra gl'Individui di San- Leucio. Perfetta uguaglianza nel vestire. Assoluto divieto contra del lusso.
Essendo voi tutti Artisti, la legge che Io vi impongo, è quella di una perfetta uguaglianza. So, che ogni uomo è portato a distinguersi dagli altri; e che questa uguaglianza sembra non potersi sperare in tempi così contrari alla semplicità ed alla natura. Ma so pure, che vana e dannevol'è quella distinzione, che procede dal lusso, e dal fasto; e che la vera distinzione sia quella, che deriva dal merito. La virtù, e l'eccellenza nell'arte, che si esercita, debbon essere la caratteristica dell'onore, e della singolarità; e questa, qual debba esser tra voi, sarà qui sotto prescritta. Nessun di voi pertanto, sia uomo, sia donna, presuma mai pretendere a contrasegni di distin¬zione, se non ha esemplarità di costume, ed eccellenza di mestiere. A quest'oggetto per evitar la gara nel lusso, e '1 dispendio in questo ramo quanto inutile, altrettanto dannoso, comando, che '1 vestire sia uguale in tutti: che estrema sia la nettezza, e la polizia sopra le vostre persone, acciò possa aversi quella decenza, che si richiede per rispetto, e venerazione dovuta a Chi si degna portarsi a vedere i vostri lavori: che questa polizia sia anche esattamente osservata nelle vostre case, acciò possa godersi & quella perfetta sanità, ch'è tanto necessaria nelle persone, che vivono con l'industria delle braccia. Di voi nessuno ancora ardirà mai chiamarsi col Don, essendo questo un distintivo dovuto soltanto a' Ministri del Santuario in segno di rispetto, e di venerazione.

Doveri particolari

 I. Doveri verso il Sovrano.
Dopo Dio devesi a' Sovrani, come dati agli uomini da Dio, la riverenza, la fedeltà, l'ossequio. Le funzioni sublimi, ch'essi esercitano, gli fan dividere colla Divinità questa venerazione. La loro persona dee rispettarsi, come sacra; e tutti gli ordini, che vengon da loro, debbon ciecamente eseguirsi e prontamente osservarsi.

II Doveri verso i Ministri.
Sono i Ministri tutt'imagini de' Sovrani. Ogni posto, che da essi si occupa, si occupa per loro. Per Loro essi comandano; per Loro vegliano alla custodia, ed all'osservanza delle leggi. Per amor di Loro voi dunque dovete ad essi tutti quegli atti di rispetto, e di ubbidienza, che l'autorità pubblica esige.

III. De' Matrimoni. 
La donna fu concessa da Dio all'uomo per sua ragionevol compagna. Dall'unione di entrambi nacque la propaga¬zione, e conservazione dell'uman genere; e dalla moltipli-cazione de' matrimoni ebbero origine, e tuttavia fiorisco¬no le Società, e gl'Imperi. Perché dunque anche questa Popolazione prosperi, ed aumenti sotto la benedizione dell'Altissimo, vi voglion de' matrimoni, la celebrazione de' quali per voi Io sottopongo alle seguenti leggi. I. L'età del giovane non dovrà esser meno di 20 anni; e quella della fanciulla di 16. Ed in queste circostanze né anche sia loro permesso di contrarre gli sponsali, fino che dal Direttore de' Mestieri per lo giovane, e dalla Direttrice per la fanciulla, non vengano con attestato dichiarati provetti nell'arte, a segno di potersi lucrar con sicurezza il mantenimento; ed allora in premio della lor buona riuscita si concederà da Me ad esse una delle nuove case, che ho espressamente fatto costruire con tutto ciò, che è necessario pe' comodi della vita, e i due mestie¬ri, co quali lucrar si possano il cotidiano mantenimento. Quando un giovine giunto all'età stabilita, avrà inclinazione per una giovane, che sia anche dell'età prescritta ed abbiamo ambedue appreso le rispettive arti, dovrà subito dame parte a' suoi genitori, i quali n'avvertiranno quelli dell'altra parte per loro intelligenza, e perché di comun consenso badino sulla condotta de' figliuoli, a ciò tutto vada con decenza, ed acciocché non accada incon¬veniente alcuno; potendo ben dars'il caso, che su di una medesima persone più di uno pretenda. III. Nella scelta non si mischino punto i Genitori, ma sia libera de' giovini, da confermarsi nella seguente maniera, Nel giorno di Pentecoste nella Messa solenne, in cui inter¬verranno tutti gli abitanti del Luogo, e le fanciulle, edì giovini esteri, che travagliano nelle manifatture, da due fanciullini dell'uno, e dell'altro sesso si porteranno all'Altare per benedirsi da chi celebra, due canestri pieni di mazzetti di rose, bianche, per gli uomini, e di colo; naturale per le donne; e nel terminar questa funzione à ciascun individuo se ne prenderà uno, come le palme Nell’uscir poi dalla Chiesa, i Pretendenti nell'atrio di essi dov'è il Battisterio, presenteranno il loro mazzetto é ragazza pretesa; e questa accettandolo, lo contracambiei' col suo; ma escludendolo, con polizia, e buona maniera lido restituirà; e né all'uno, né all'altra sarà permesso contestazione alcuna; e perciò i primi ad uscir di Chiesa, e situarsi nel sopradetto atrio saranno i Seniori del Popolo per imporre loro la dovuta soggezione. Coloro, che contra-cambiato si saranno il mazzetto, lo porteranno.in petto sino alla sera; quando dopo della S. Benedizione accompa¬gnati da' rispettivi Genitori si porteranno dal Parroco, che registrerà i nomi, e la parola. Dopo questa funzione sarà permesso farsi quant'altro incumbe a norma del Concilio di Trento, e di ogni altro requisito della legge, in Chiesa, in cui interverranno i Seniori del Popolo, e i Direttori, e le Direttrici dell'arti, non solo per solennizzare con quella pompa, che si richiede, questo gran Sacramento, ma per contestare agli Abitanti, che gli Sposi meritano la stima di tutti per la bontà del loro costume, e per essersi coU'arte, che già hann'appresa, resi utili a loro, alle famiglie, allo Stato, e che per tutt'il tempo deUa loro vita non vivranno mai a peso di alcuno.

IV. Essendo lo scopo di questa Società che tutti rimangon nel luogo; quindi per impegnarli a restare, alle figliuole, ch'abbian imparata l'arte, e voglion maritarsi fuori, non sarà dato altro, che soli docati 50 per una volta tantum e dal momento saran considerate com'estere, senza speran¬za di mai più potervi tornare.

V. Quando un giovine abitante, o artefice vorrà prender in moglie una estera, non potrà farlo, se prima tal giovane che egli vuoi sposare, non abbia appreso il mestiere in questa, o in altra manifatturia.

VI. E se assolutamente voglia prender in moglie una estera, che non abbia arte in mano, dal momento uscir debba dal luogo, di dove non sarà più considerato come Individuo, e senza speranza di potervi più ritornare.

VII. Que' giovini dell'uno, e dell'altro sesso, che giunti sieno all'età di 16 anni senza essers'impiegati nelle manifatture per mancanza di volontà, saranno mandati in Casa di correzione, col divieto di non poter mai più tornare nel luogo.
E coloro, che impiegaticisi non abbian nulla appreso per mancanza di applicazione, saranno mandati in Casa di educazione, col divieto di non poter tornare nelle lot
case, se non istrutti.

VIII. Essendo lo spirito, e l'anima di questa Società l'eguaglianza tra gl'Individui, che la compongono, abolisco tra' medesimi le Doti, e dichiaro, che ciocché da Me sarà per beneficenza somministrato, come di sopra si è detto, in occasione di matrimoni, sarà solo per premio della buona riuscita, che gli sposi avranno fatta nell'arte, e nel buon costume: beneficenza, che a loro accorderò col divino aiuto sino alla quarta generazione, dopo di che la donna porterà il solo necessario corredo; dovendo aver dopo la morte de' Genitori, la parte eguale co' maschi, com'in appresso sarà prescritto.

IV. Degli Sposi.
Capo di questa Società coniugale è l'uomo. Natura gli deferì questo dritto: ma gli proibì nel tempo stesso di opprimere e di maltrattare la sua moglie. Con tuono di maestà in ogni occasione gl'intima l'obbligo di amarla, di difenderla, e di garantirla da' pericoli, a' quali la sua debolezza la porterebbe. Il marito deve alla moglie la protezione, la vigilanza, la previdenza, gli alimenti, e le fatiche più penose della vita. La moglie deve al marito la giusta preferenza, la tenera amicizia e la cura sollecita per cimentare da più in più la cara unione. Impone ad essi natura questi sacri precetti non solo per ispirare sul di loro esempio ad ogni altro Individuo i sentimenti della Società, ma perché divenendo Genitori, non sien i figli infelici, e negletti tra le dissenzioni, e le discordie dome-stiche; ed in luogo di presentare Cittadini buoni, ed utili alla Patra, gli dian discoli, e perversi. Or per seguire que¬sto gran disegno della natura, sempre savia nelle sue ope¬razioni. Io prescrivo, e comando ad ogni marito di questa Società di non tiranneggiar mai la sua moglie, né di esser-e ln8iusto, togliendole quella ricompensa che sia dovuta alla di lei virtù: ad ogni moglie, che rendasi cara al suo marito; che nelle cure, e ne' travagli sia la sua fedele com. pagna; e che l'onore richiami sul comun letto maritale le celesti benedizioni.

V. De' Padri di Famiglia.
È il principal fine del matrimonio la procreazione della Prole. Divenuti gli sposi Genitori de' figli, eccoli sottoposti ad altri più pesanti doveri, ed a più precise obbligazioni. Il Padre è nelTobbligo di sovvenire, di assistere, di soste¬nere insiem colla madre i propri figli. Entrambi son tenuti di educarli, e di procurar loro uno stato di felicità in que¬sto Mondo. Per le loro o della loro compiacenza e conten¬tezza, o del loro continuo rammarico. Per le loro o solleci¬te o trascurate cure diverrann'essi l'oggetto o della loro compiacenza e contentezza, o del loro continuo rammari¬co. Per loro saranno membri utili, o disutili della Società; buoni, o viziosi; onorati, o infami; comodi, o bisognosi. A voi dunque, che già Padri siete, o a cui toccherà in sorte di esserlo, a voi comando di educar bene i vostri figliuoli. Se voi ispirerete a tempo l'amor della fatica, essi saranno utili a se, a voi, alla Patria. Se la modestia, e la sobrietà, non avrann'occasione di vergognarsi. Se la gratitudine e la carità, otterranno benefìzi, e si guadagneranno l'amore di tutti Se la temperanza, e la prudenza, saranno sani, e for¬tunati. Se la giustizia e la sincerità, sarann'onorati, e non sentiranno rimorsi nel cuore. Se finalmente la religione, essi vivranno, e moriranno contenti. Questo è di tutt'i doveri l'articolo più importante; e perché scorgo che da esso deriva non solo la pace, e 1 ben essere delle famiglie, ma benanche la prosperità, e la felicità dello Stato, Io sono entrato a prendervi la principal parte.

VI. Leggi per la buona educazione de' Figli. Già è situata in Belvedere la Scuola normale, in cui s'in¬segna a' fanciulli, ed alle fanciulle sin dall'età di anni 6 il leggere, lo scrivere, l'abbaco; il catechismo della Religione; i doveri verso Dio, verso sé, verso gli altri, verso il Principe, verso lo Stato; le regole della civiltà, della decenza, e della polizia; i catechismi di tutte le arti; 1 economia domestica; il buon uso del tempo, e quant'al-tro si "chiede per divenir uom dabbene, ed ottimo Cittadino. Obbligo vostro sarà che tutt'i vostri figli del¬l'età prescritta vadan nelle date ore del giorno alla scuola Per renderli ancora utili a voi, allo Stato, e ad esso loro e per non farli andare altrove a cercar la maniera d'impiegarsi, ho provveduto questo luogo di macchine, d'istrumenti, e di artisti abili ad insegnar loro le più perfette manifatture e vi s'introdurranno ancora tutte quelle altre arti, che hann'immediato rapporto coll'introdotte, ad oggetto di aversi quell'insieme, che indispensabilmente vi si richiede per l'economia e per la perfezione. Vi saranno stabilimenti particolari pel buon ordine, e sistema delle manifatture, ne' quali sarà fissato l'orario del lavoro secondo i dati mesi dell'anno. I prezzi del lavoro d'ogni manifattura saranno fissi; ma il giovine, o la fanciulla apprendente salirà per gradi, e come anderà perfezionandosi nell'arte, sino al prezzo, che godesi da' migliori artisti, nazionali e forestieri. Pervenuti a questo stato, se avran talento da portare la di loro opera ad un altro grado di maggior bellezza, e perfezione, si terran de concorsi; e quello, o quella, di cui il lavoro sarà più bello, più esatto, e più perfetto, avrà per premio il distintivo o una medaglia d'argento, ed in qualche caso anche d'oro, che potrà portare in petto; ed in Chiesa avrà la privativa di sedere per ordine di anzianità nel Banco, che sarà chiamato «del merito», che sarà situato unicamente per i giovani di tal fatta alla parte sinistra dell'Altare. Le cognizioni perfette della Divinità, la scienza di tutte le sociali virtù, l'amore e la continua applicazione al lavoro, il desiderio di distinguersi per via di merito, il giusto compenso che troveranno nella fatica, mi fanno sperare, che un giorno possan divenire gli oggetti della mia compiacenza, come della vostra tenerezza; e possan giustamente ereditare da voi tutto quello, che voi colli vostri sudori vi avete onoratamente procacciato. Ed in questo ancora voglio, che siate distinti da tutto il resto de' miei popoli.

VII. Leggi di successione.
Voglio, e comando, che tra voi non vi sian testamenti, né veruna di quelle legali conseguenze, che da essi provengono. La sola giustizia naturale, e la natural'equità sia la face, e la guida di tutte le vostre operazioni. I figli succedano a' Genitori, e i Genitori a' Figli. Abbian luogo i collaterali, ma nel solo primo grado. In mancanza di questi succede la moglie, ma nel solo usufrutto, e fino a che manterrà la vedovanza. Dopo la di lei morte, e sempre nel caso di mancanza di tutti li sopradetti eredi, sian i beni del defunto del Monte degli orfani, delle cui rendite si forma una Cassa, che chiamerassi degli Orfani da amministrarsi per ora dal Parroco, che sarà obbligato di dame a Me conto.
Se poi mancan degli orfani di padre, e di madre, i quali non sien ancora in istato di lucrarsi colle proprie fatiche il cotidiano alimento, mia sarà la cura di mantenerli e farli educare col prodotto della sopradetta Cassa, e col di più, che vi necessiti.
Abbian i figli porzion eguale nella successione degli ascendenti; né mai resti escluso la femina dalla paterna eredità, ancorché vi sian de' maschi.


VIII. De' figli di famiglia.
Impressi dall'Altissimo fin da' primi momenti della creazione ne' cuori de' Genitori i sentimenti di sì sviscerato amore verso de' figli, era senz'altro della sua Divina giustizia prescriverne a' medesimi il gran precetto di onorarli Tante pene, tanti sudori, tanti affanni meritavano certamente un onorato compenso. Io che le veci di Dio sopra di voi sostengo, sull'esempio del suo tremendo comando, l'istesso precetto a voi rinnovo. Rispettate, o figli, i vostri genitori: ricevete con umiltà i loro avvisi, e le loro correzioni soffrite volentieri anche i castighi: ed emendazione de' vostri vizj, e de' vostri difetti: serviteli: soccorreteli: compiaceteli in ogni cosa: siate loro grati, e non dimenticate neppur un momento i benefizj ricevuti: e soprattutto astenetevi da ogni atto, che possa offen¬derli.
Questo il gran Dio vi precetta, e questo anch'Io comando. E se Dio maledice que' figli, che sono irrispettosi a' padri, Io li bandisco per sempre da questa Società, come mostri indegni di più stare nella medesima. Anzi perché in essa non alligni razza di gente così inumana, condanno ali istessa pena colui, che essendo stato presente lngiuria, non sia corso immediatamente a darne parte a’ Seniori del Popolo, per passarne a Me prontamente l’avviso.

IX. De' Fratelli.
L'amore è l'anima di questa Società. Dunque, voi, o fratelli, figli di un istesso padre, e che il latte succhiaste di una madre istessa, amatevi con vero amore; aiutatevi scambievolmente con vera premura: vivete fra di voi in perfetta concordia; nessuno abbia invidia dell'altro, e soffochi all'istante nel suo cuore que' sentimenti di odio, e di vendetta, che mai concepito abbia per qualche torto dall'altro ricevuto. L'offeso reclami l'autorità del padre, se vive, ed alle determinazioni di questi placidamente si sottometta, e si accheti. In mancanza poi del padre corra a' Seniori del Popolo, e la pace da loro implori. L'odio tra' fratelli è la più brutta, la più perfida, la più idegna, e scandalosa cosa, che possa vedersi sulla Terra.

X. De' discepoli.
1 Maestri equivalgono a' Genitori. Se i Genitori danno la vita, i Maestri danno la maniera di sostenerla. Quegli obblighi dunque, che i figli hanno a' Genitori, quelli stessi i discepoli hanno a' Maestri. Ad essi debbono l'amore, e a gratitudine: ad essi l'ubbidienza, ed il rispetto. La pratica per tanto di tutti questi doveri alla grata riconoscenza di tutte le loro cure Io anche a voi costantemente impongo.

XI. De' Benefattori.
Se v'ha sulla Terra creatura, che possa in un ito modo gareggiare colla Divinità, egli è senz'altro il hefattore. Deve a questo il beneficato il prezzo del keficio in tutta la sua estensione.
Se, per esempio, un infelice vicino a perder li-ita per la fame, trova un'anima benefica, che lo ristorigli deve al Benefattore la vita: se lo soccorre ad uscire le miserie, a lui deve tutto quel comodo, che acquista: si> porta ad esserre felice, a lui deve tutta la felicità. Gli dlighi dun¬que de' beneficati sono sempre assoluti: a nio di essi è lecito sconoscerlo senza la taccia d'ingrato.! ingratitu¬dine è un vizio così odioso, e detestabile, cheivolta tutta l'umanità. Ogni uomo ha interesse ad odii l'ingrato, perché riconosce in lui uno, che tende a scoiggiar l'ani¬me benefiche, a bandir dal commercio delirila la com¬passione, la bontà, la liberalità, e quel santtlesiderio di giovare, che forma il modo più sacro della Sietà. Voi dunque, quanti siete in questa Società, rispettate chi vi benefica: contestategli in ogni occasione i sentimenti della più sincera riconoscenza: soddisfate a tutt'i suoi desiderj: non l'inducete mai a pentirsi di tutto quello, che vi fa: ma dategli continui motivi di spandere sempre più sopra di voi le sue beneficenze, e di estenderle sul vostro esempio sopra degli altri.

XII. De' Giovani.
I vecchi, e tutt'i maggiori di età avendo meritato da Dio il dono di essere di questo Mondo prima dei giovani, è quindi un dovere di questi venerarli, ed ubbidirl'in tutte le cose lecite, ed oneste. Nessuno per conseguenza può oltraggiarli: che anzi debbon tutti rispettare la loro venerando età, ed ascoltare, e seguire i loro prudenti consigli. E se mai alcuno vi sarà tra voi, che abbia il temerario ardire di usare loro poco rispetto, e poca venerazione, il padre, o se questi manca, i Seniori del Popolo per la prima volta l'ammoniranno seriamente: per la seconda volta faranno dal figlio chiede¬re perdono in pubblica Chiesa al Vecchio offeso; e per la terza volta se ne passerà a Me l'avviso per espellerlo dalla Società.

XIII. De' Vecchi.
Dovere però de' vecchi, e de' padri di famiglia sarà sempre dar a' giovani, ed a' figli il buon esempio non solo nell'esemplarità della vita, ma anche nell'amor della fatica; poiché se essi saranno sobrj, religiosi, prudenti, laboriosi, modesti, tali saranno i giovani, ed i figli; e così si avrà nella Società quel fondo di virtù, che ardentemente desidero.

XIV. De' Seniori del Popolo. 
Tempo di eligerli, e loro doveri. Tra questi, comando, che in ogni anno nel giorno di San Leucio se ne scelgan cinque de' più savj, giusti, intesi, e prudenti, i quali senza strepito giudiziario col dolce nome di Pacieri, e di Seniori del Popolo, di unita col Parroco, decidano tutte le controversie civili, e d'arti senza appello: provvedano, e procurino, che nella società non manchi nessuna delle cose di prima necessità; mentre liberamente si permette a chiunque voglia di aprir Forni, Macelli, Cantine, ed ogni altra bottega di comestibili, ma coll'obbligo di tener le provviste per comodo della Società, dal principio fino alla fine dell'anno, e di vendere a giusto prezzo i generi, e non maggiore dell'assisa di Caserta, senza frode, e senz'inganno; e coll'obbligo speciale a' venditori di vino di non far mai nelle loro botteghe, o cantine giuocare a veruna sorta di giuoco, ancorché lecito, o per ischerzo, sotto pena di essere immediatamente sfrattati dalla Società. Si assicureranno di tutti questi articoli i Seniori suddetti con le debite sicurtà; ed invigileranno sulla bontà de' generi, e su tutt'altro, che convenga col massimo rigore, e colla più religiosa esattezza. Sarà cura de' sopradetti Seniori ancora di invigilare rigidamente sul costume degli individui della Società, sull'assidua applicazione al lavoro, e sull'esatto adempimento del proprio dovere di ciascuno. E trovando, che in ess'alligni qualche scostumato, qualche ozioso, o sfaticato, dopo averlo due volte seriamente ammonito, ne posseranno a me l'avviso, acciò possa mandarsi o in casa di corre¬zione, o espellersi dalla Società, secondo le circostanze. Della proprietà, e nettezza delle abitazioni sarà anche loro la cura, perché da tutti si osservi; prendendone specialmente occasione nella visita degli infermi, che dovranno giornalmente fare, per darmi distinto ragguaglio del numero di essi in unione del Medico, della qualità delle malattie, e de' soccorsi straordinari, di cui necessitassero.
Loro cura parimente sarà di dar'esatto conto de' Forestieri che capitassero nel luogo, e dovessero pernottarci; colla distinzione del motivo perché siano venuti: in casa di chi rimangono, e per quanto tempo.

XV. Dell'inoculazione del Vaiuolo, e degli Infermi. 
Vi sarà perciò una Casa separata totalmente dall'altre in luogo di aria buona, e ventilata, chiamata dagl'Infermi. In questa ne' debiti tempi di autunno, e di primavera d'ogni anno si farà a tutt'i fanciulli e le fanciulle della Società, l'inoculazione del Vaiuolo. In ess'ancora si tra¬sporteranno tutti coloro, che saranno attaccati da morbi contagiosi, tanto acuti, che cronici. Per questa Casa vi saranno i suoi regolamenti particolari, riguardant'il buon governo non solo degl'infermi, ma benanche l'economica amministrazione. Un Prete tra gli altri assisterà sempre in
essa per comodo degl'infermi, ed ora l'uno, ora l'altro de' Seniori del Popolo tutte le mattine, e tutt'i giorni ne faranno la visita, per vedere, se tutt'è in buon ordine, se vi è la massima polizia possibile, e se gl'infermi sono assi¬stiti tanto nello spirituale, che nel temporale colla massi¬ma esattezza, e scrupolosità. I Medici, i medicamenti, le biancherie e quant'altro occorre pel mantenimento del luogo, e degl'individui, tutto sarà sempre da Me somministrato.

XVI. Maniera di eligere li Seniori del Popolo. 
L'elezione de' sopradetti Seniori si farà, congregandosi tutti i Capi di famiglia dopo della Messa solenne con tutto il rispetto, e con tutta la decenza nel salone del Belvedere, per bussola segreta, ed a maggioranz de' voti, sempre presidente il Parroco.
Dell'elezione se ne farà subito a Me rapporto per ottenere la confirma, ed in virtù di essa potran godere dell'onrifica distinzione di sedere in Chiesa nell'altro banco del merito, situato a fronte di quello de' giovani dalla parte destra dell'Altare.

XVII. Degli Artisti poveri. Della Cassa di carità, e suoi regolamenti.
Per effetto di quell'amore, ch'è l'anima di questa Società, e per quello spirito di fratellanza, che a ciascuno di voi deve far riguardare questa Popolazione, come una sola famiglia, giusto è ancora che se tra voi si trovi in Artista, privo di moglie e di figli, o con questi, ma non in istato di lucrarsi il pane per loro, e pel povero padre caduto in miseria o per vecchiaia, o per infermità, o per altra fatai disgrazia, ma non mai per pigrizia, ovvero infingardaggine; sia da tutti comunemente soccorso, acciò non si riducano nello stato di andar mendicando, ch'è lo stato più infame, e detestabile, che sia sulla terra. Perciò siavi tra voi una Cassa, che chiamerassi della Carità, dalla qual sian codest'infelici comodamente soccorsi o per tutto il tempo della vita, o fino a che non sian rimessi in istato di potersi lucrare il pane. Avrà questa Cassa per fondo un rilascio di un tari al mese, che ogni manifatturiere, che sia in istato di guadagnare più di due carlini al giorno, farà in beneficio della medesima; e di quindeci grana al mese, per quelli che guadagnino meno di due carlini al giorno. Sarà ess'amministrata dal Parroco, da' Seniori, e da' Direttori dell'arti, i quali rilasceranno in beneficio della sopradetta Cassa quello, che più la pietà lor detti. Tutti daranno il voto nel caso di doversi soccorrere qualche infelice. L'esazione si farà nel seguente modo. Tutti gli Artisti di qualunque condizione siano, saran descrit¬ti in uno Stato. Questo si affiggerà nell'atrio della Chiesa, dove ogni prima Domenica di mese, la mattina, dopo un dato segno di campana, che si chiamerà la Carità, si troverà il Parroco, sempre che possa (o chi egli destinerà degli altri Sacerdoti) a ricevere da' medesimi la somma prescritta, che farà notare da ciascuno di proprio carattere in un libro, che appositamente si terrà. Raccolta la Carità, si farà la numerazione degli Artisti con la nota, o sia Stato alla mano, e della moneta pagata in presenza de' Seniori, e de' Direttori; e si vedrà, se tutti hanno adempito al loro dovere. Chi non abbia adempito, si noterà in un foglio, che si affiggerà in una tabella chiamata de' Contumaci, che si sospenderà appresso allo Stato degli Artisti, acciò ogn'uno sappia il contumace. Chi manca per tre volte, e non purgherà la contumacia pagando nell'ultima volta tutto l'attrasso, sia cassato dallo Stato sopradetto, e non goda più né questo privilegio personale in caso di disgrazia, né l'esequie, e gli altri suffragi, come in appresso si dirà, a spese della Cassa suddetta; su di che invigileranno rigorosamente i Seniori. Questa Cassa sarà chiusa a tre chiavi, delle quali una ne terrà il Parroco, un'altra li Seniori, e la terza finalmente li Direttori. A nessuno sarà mai lecito di disporre di un grano di essa per altro uso, in fuori di quello detto di sopra, o di quant'altro in appresso si dirà. Ogni anno fatta l'elezione de' nuovi Seniori del popolo, si farà la numerazione del denaro in essa esistente, e se ne farà la consegna a' nuovi Eletti insiem colle chiavi. Il Parroco, e li Direttori riterranno sempre le chiavi presso di loro, e solo si renderanno indegni di questa prerogativa coloro, che si mostre¬ranno infedeli verso di essa. Appena entrati in governo i nuovi Eletti prenderanno i conti dell'introito, ed esito da tutte le soprammentovate persone, e subito si rimetteranno a Me per poterli far esaminare, e discutere.

XVIII. Dell'esequie, e de' lutti.
L'esequie sian semplici, divote, e senza distinzione. Il Parroco, e li soli Preti del luogo associeranno il cadavere senza esiger'emolumento alcuno. Quando il cadavere sarà in Chiesa (ciocché non si farà se non venti quattro ore dopo morto) si farann'ardere d'intorno al medesimo solo quattro candele. Ciascun Prete celebrerà per l'anima del defonto una Messa letta, ed il Parroco la cantata. Il cadavere di un Seniore del Popolo, che muoia in ufficio, sarà associato dal Clero, come sopra, e da tutti i Capi di famiglia, portanti avanti del medesimo le candele accese in riconoscenza de' buoni servizj prestati alla Società. Nella morte finalmente di un Direttore, o di una Direttrice di arti, oltre il Clero suddetto vi anderanno ad associarli li giovani, e le giovani discepoli con le candele come sopra. Tanto la spesa per le Messe, che per le can¬dele sarà fatta dalla Cassa, alla quale tornaranno li residui di queste. Non vi sian lutti, e solo nelle morti de' genitori, e degli sposi, per gli ultimi uffizj dovuti a' medesimi sia permesso alla tenerezza de' figli, delle mogli, e de' mariti un segno di duolo di un velo al braccio per l'uomo, e di un fazzolet¬to nero al collo per la donna per due mesi solo al più.

XIX. Della Patria.
La Patria è la cosa più cara, che siavi sulla terra. Essa ha in custodia la roba, le spose, i padri, i figli, le madri, la libertà, la vita de' Cittadini. Ognuno trova in essa come in un centro, tutte le sue delizie. Tutti dunque debbono ad essa tutti quegli obblighi, che di sopra si sono a parte a parte descritti. Ogn'uno deve teneramente amarla. Ogn'uno deve procurarle tutt'i beni, e allontanarle tutt'i mali. Ogn'uno deve difenderla a costo della roba, del sangue, e della vita dagl'insulti, e dagli attacchi de' nemi¬ci. Dalla salute di tutti dipende la salvezza di ogn'uno. Più di tutti però essa esige da voi nelle occasioni la sua difesa. L'Agricoltore, che deve co' suoi sudori cacciar dalle viscere della terra il mantenimento per sé, e per voi, non può la terra abbandonare. Se per darle soccorso corre all'armi, e gitti il pesante aratro, egli senza pane priva se e gli altri di quella vita, che cerca salvarsi. Voi, voi, che per loro vivete, voi avete più stretti, e più precisi obblighi a difenderla. Se voi dall'arti passate all'armi, l'Agricoltore co' suoi sudori sosterrà voi sul campo, e farà vivere i vostri padri, i vostri figli, e le vostre spose tra i loro teneri amplessi. In vece dunque di menar vita oziosa ne' dì festivi, ed esporvi a' pericoli, dove l'ozio trasci¬na, correte, dopo aver santificata la festa coll'adempi-mento del proprio dovere, e dopo di aver nelle ore deter-minate presentat'i lavori, per riscuoterne la dovuta mercede, correte, dico, ad esercitarvi nel maneggio dell'armi, che vi sarà insegnato dalle persone a tal oggetto più adatte, e vi saranno anche de' premj, proporzionati per colo¬ro, che in esso si distingueranno. A voi ancora spetta onorarla in tempo di pace. Come i fiori fanno colla loro varietà ricco ricamo al verdeggiante prato; così voi colle vostre produzioni restituir le dovete quel lustro, e quello splendore, che un dì fece invidiarla a tutta Europa.

Capitolo III

 Degl'impieghi

Io intanto intento sempre a premiarvi, assicuro tutti gli abitanti di San Leucio, che ad esclusione degl'esteri, essi saran sempre impiegat'in tutti gli impieghi, che vacheranno nel luogo: preferendosi però sempre fra i pretendenti il più abile, capace, e di buona condotta. Al nuovo impiegato non si darà, che la metà del soldo del defonto, quando quello lasci la vedova (con figli che non siano ancora in grado di lucrarsi il proprio sostenimento) alla quale si darà l'altra metà. Rimanendo poi la vedova sola, o con due figli almeno, che guadagnino già due carlini al giorno per ciascheduno, resterà alla vedova il solo terzo, ed il rimanente si darà al nuovo impiegato, per averlo tutto alla morte della vedova.

Capitolo IV 

Degli artisti esteri
Presentandosi Artefici esteri per essere ammessi al lavoro, dopo di aver esibit'i loro requisiti, o dato le notizie convenienti per farli venire; e dopo essere stati provati; e trovati abili, volendosi fissare nel luogo, e godere di tutte le prerogative, e privilegi degli altri abitanti, dovranno per un'intero anno dar non equivoche ripruove di ottimi costumi, ed assidua applicazione al lavoro per esservi ascritti; nel qual caso avranno l'abitazione, e gli utensilj di sopra detti. Non trovandosi poi tali, saranno immediata¬mente rimandati via.

Capitolo V

Delle pene generali contra i trasgressori 
Tutte le leggiere mancanze, che si commetteranno dagli abitanti sopradetti, verranno economicamente punite a proporzione del fallo.
Ogni minimo accidente contra il buon costume sarà punito con espellers'immediatamente dal luogo il colpe¬vole, o colpevoli, e privars'immediatamente il Genitore, o i Genitori per un anno di tutt'i proventi, e regalie. A chiunque, sia uomo, o sia donna, ardisce mutare in menoma parte il metodo e la moda prescritta di vestire, sarà immediatamente proibito vestir più l'abito del luogo; per tre anni sarà considerato com'estraneo; e sarà privo, come di sopra si è detto, di tutt'i proventi, e regalie, che dagli altri si godono.
Qualunque altro fallo, che sia suscettibile di pena di corpo afflittiva, ovvero infamante verrà punito collo spogliars'im-mediatamente, e con il massimo segreto, il colpevole degli abiti del luogo, e sarà consegnato alla giustizia ordinaria. Quest'è la legge, ch'Io vi dò per la buona condotta di vostra vita. Osservatela, e sarete felici. {Ferdinando IV1789)
«Che allato gli sedete Sposa e Regina» Libretto stampato nello stesso anno della promulgazione del codice di San Leucio e pubblicato, come quello, dalla Stamperia Reale, a cura di Domenico Cosmi, ufficiale della Reale Segreteria di Stato e Casa Reale. All'introduzione indirizzata alla regina Maria Carolina d'Austria, segue la raccolta di poesie, in italiano, latino, greco, napoletano e francese, 'osannanti' Ferdinando e la sua opera. Molti ài questi poeti improvvisati, in seguito, saranno colpiti dall'i¬ra del sovrano, perché accusati di giacobinismo. Un esem¬pio per tutti la illustre gentildonna Eleonora Pimentel Fonseca (condannata dieci anni dopo a morte dallo stesso re), che in quest'occasione manifesta, in versi, tutto il suo entusiasmo per la nobile iniziativa.

Alla sacra Real Maestà di Maria Carolina d'Austria Regina delle due Sicilie Signora
Gli elogj di un Re non ad altri, che ad una Persona Reale meritano d'esser consecrati; ma quelli di Ferdinando IV Re delle Sicilie, scritti in molte parti d'Italia per le Leggi date alla nascente Popolazione di San Leucio, non ad altri più degnamente, che alla M.V., che allato gli sedete Sposa e Regina, e che secolui dividete magnanima le cure, gl'interessi, e la pace dello Stato. I talenti dello spi¬rito, e '1 carattere deciso del cuore, di cui la Provvidenza vi ha dotata, vi costituiscono superiormente a tutti nel dritto di ben intendere l'alta e riposta sapienza, che in quelle poche pagine, sott'un'aria semplice, contiensi. Formata V.M. sin da' più teneri anni a regnare; resa spet¬tatrice dell'eroiche gesta di una Madre, che col valorosa-mente difenderlo, seppe fondar di nuovo un Impero, ben comprendete tutti gli arcani di quell'arte divina, che versa sulla felicità delle Nazioni. No, non è ignoto a V.M., che il dover di ubbidire al suo Sovrano è sempre prece¬duto dal dover di ubbidire all'Esser supremo: che i prin¬cipi immutabili di ciocché è giusto ed equo in tutt'i casi, è la voce universale della ragione; e che distinguer quello, ch'è più utile ad un Regno, che ad un altro, forma il più difficile dell'arte di governare. Non è ignoto a V.M., che '1 governo Patriarcale è l'immagin vera del Monarchico:
Che per aver questo su basi sicure ed immancabili, egli è necessario stabilir quello de' Padri su' principi certi, ed indubitati: Che l'educazione pubblica è la primaria origi¬ne della pubblica sicurezza, e della pubblica tranquillità: Che la buona fede è la prima di tutte le sociali virtù: Che l'uguaglianza è l'anima generativa di quell'amore, che lega, e stringe i cuori de' mortali: Che la sola distinzione nascente dal merito è lo spirito sollevatore delle arti, del¬l'industria, e delle scienze: Che le ricchezze inesauste d'un Popolo son quelle, che vengono dall'agricoltura; e che i germi riproduttivi di questa crescon sempre a misu¬ra, che s'agiti il soffio vivificante di quelle. Sa molto bene la M.V. ancora, che un comodo vivere facilita i matri-monj, e questi la Popolazione; e che i Popoli ricchi, e non i poveri, quantunque numerosi, sono i più forti sulla terra: Che pieno un Regno territoriale di coltivatori, e poste le terre in tutto il massimo lor valore, allora nasco¬no gli artieri, e gli opera], e quindi sorge, e germoglia quel commercio, il quale ferma e stabilisce la felicità, e la potenza di uno Stato: Che 
'1 superfluo è la vera ricchezza di una Nazione; e che quanto questo è maggiore, tanto più quella divien potente, e felice: 
Ch'una libertà indefinita interna di commercio promuove l'industria, ed anima i Popoli; ma che una malintesa libertà esterna, la quale seco trasporti parte del necessario, rovina le Società, e gl'Imperj. Sa, che le manifatture sono l'arte di dar nuove forme a' prodotti naturali de' luoghi; e che quel Regno è sempre più ricco e più potente degli altri, che ha più prodotti a manifatturare: Che il lusso ben regolato forma lo splendore de' Regni; ma che lo sregola¬to ne prepara, ed accelera la rovina: Che la virtù più sublime del Trono è la cura del Popolo, e la tutela degli orfani, e de' miserabili; Finalmente, che tutti son per natura obbligati a difendere il proprio Principe, e la pro¬pria Patria; ma che ne' Regni territoriali l'artiere dev'es¬serlo più dell'agricoltore, affinchè per le rinascenti ric¬chezze restin sempre insuperabili e forti. Tutti questi sono, S.M., i principi, da cui il gran Re ha tratte le leggi, che ha scritte con quella semplicità, che incanta. Ma non tutto questo è però ciò, che forma il capo d'opera di quella quanto breve, altrettanto savia legislazione.
È il più gran problema quello: Se gli uomini saran sempre fra di loro nemici; e se vi è mezzo da renderli fra loro amici, e quindi beati? Senza invilupparsi questo grande Speculator della natura in lunghe discetta¬zioni, col mettersi solo a' fianchi la giustizia naturale, e la naturale beneficenza, risolve, e stabilisce colla più profonda sapienza, che il governo, che possa condurre l'intera umanità alla beatitudine di quaggiù, è la sola Monarchia, in cui il Monarca governi da Padre, e non da Despota. Per dimostrarlo fonda non per azzardo, o per capriccio, ma con studio, e con riflessione una Colonia, e da alii di lei Individui una serie di precetti, atti a regolare tutta l'umanità. 
Scorra chiunque i secoli più remoti dell'antichità: legga i codici delle leggi d'ogni Popolo; vegga se v'è stato Legislatore, che abbia al par di Lui sì ben consultato la natura, e che questa sia egli prestata a dettargli con tanta compiacenza tutt'i suoi oracoli. Vegga, se v'è stato altro Legislator sulla terra, che abbia cercato non di moltiplicar gli uomini, perch'essi sien felici; ma di render gli uomini felici, perch'essi moltiplichino. Se dunque v'ha, chi ammiri col silenzio, e chi col canto celebri sì degna operazione, egli è questa una giusta riconoscenza, che la verità consacra alla giustizia. Io, che testimone sono de' sensi rispettosi degli uni, ho creduto mio dovere raccogliere gli encomi degli altri, ed alla M.V., ch'è la più Gran Regina del secolo, ed a pie del di cui Trono tutta è riposta la nostra beatitudine, e la nostra felicità, presen¬tarli in segno di rispettoso tributo, e di dovuto omaggio.


Napoli, 20 Novembre 1789

giovedì 6 marzo 2014

JOHN PERKINS Confessioni di un sicario dell'economia


Il banchiere John Perkins rivela: sono stato arruolato dal governo degli Stati Uniti allo scopo di risucchiare le ricchezze di paesi poveri. Che un banchiere intitoli le sue memorie "Confessioni di un sicario dell'economia" è già clamoroso. Ma ciò che il banchiere John Perkins rivela nel suo libro, "Confessions of an economic hit man" (1) è spaventoso: racconta di essere stato arruolato dal governo Usa allo scopo di risucchiare a favore degli Stati Uniti le ricchezze di paesi poveri, e ciò "attraverso manipolazioni economiche, tradimenti, frodi, attentati e guerre".

Le rivelazioni di Perkins gettano una luce del tutto nuova anche sulle motivazioni dell'invasione dell'Irak. John Perkins dice di essere stato reclutato quando era ancora studente, negli anni '60, dalla National Security Agency (NSA), l'entità più segreta degli Stati Uniti, e poi inserito dalla stessa NSA in una ditta finanziaria privata. Lo scopo: "Per non coinvolgere il governo nel caso venissimo colti sul fatto". Quale fatto? Abbastanza semplice.

Come capo economista della ditta privata Chas.T.Main di Boston con 2 mila impiegati, Perkins decideva la concessione di prestiti ad altri paesi. Prestiti che dovevano essere "molto più grossi di quel che quei paesi potessero mai ripianare: per esempio un miliardo di dollari a stati come l'Indonesia e l'Ecuador". La condizione connessa con il prestito era che in massima parte venisse usato per contratti con grandi imprese americane di costruzioni e infrastrutture, come la Halliburton e la Bechtel (strutture petrolifere).

Queste ditte costruivano dunque reti elettriche, porti e strade nel paese indebitato; il denaro prestato tornava dunque in Usa, e finiva nelle tasche delle classi privilegiate locali, che partecipavano all'impresa. Al paese, e ai suoi poveri, restava lo schiacciante servizio del debito, il ripagamento delle quote di capitale più gli interessi. L'Ecuador, dice Perkins, è oggi costretto a destinare oltre metà del suo prodotto lordo - cioè di tutta la ricchezza che produce - per il servizio dei debiti contratti con gli Usa. Ma questo è solo il primo passo. Gli Usa, indebitando quei paesi, vogliono in realtà "renderli loro schiavi", dice Perkins. All'Ecuador, non più in grado di ripagare, Washington chiede di cedere parti della foresta amazzonica ecuadoriana per farla sfruttare da imprese americane. E' questa la logica imperiale.

Tra i massimi successi dei "sicari economici", Perkins rievoca l'accordo riservato fra gli Usa e la monarchia saudita ai tempi della prima crisi petrolifera negli anni '70. Per gli Stati Uniti, era necessario tramutare il rincaro del greggio da sciagura a opportunità. La famiglia dei Saud, del resto, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in titoli Usa e in grandi opere. La Bechtel (chi scrive fu in Arabia all'epoca e può testimoniarlo) ricoprì il reame desertico di nuove città e di impianti di raffinazione per lo più inutili; la famiglia Saud accettò di mantenere il greggio entro limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio dell'assicurazione americana che Washington avrebbe sostenuto il loro potere per sempre.

"E' questo il motivo primo della prima guerra all'Irak", dice Perkins, e dell'intreccio privilegiato di affari e finanza tra i sauditi e i Bush. Secondo Perkins, gli Usa cercarono di ripetere l'accordo con Saddam Hussein, "ma lui non c'è stato". Da qui la sua rovina. Perché, dice Perkins, "quando noi sicari economici falliamo il bersaglio, entrano in gioco gli sciacalli. Sono gli uomini della Cia, che cercano di fomentare un golpe; se nemmeno questo funziona, ricorrono all'assassinio. Ma nel caso dell'Irak, gli sciacalli non sono riusciti ad arrivare a Saddam: lui aveva delle controfigure, la sua guardia era troppo attenta. Perciò si è decisa la terza soluzione: la guerra".
 Perkins ha conosciuto personalmente Omar Torrijos, il generale e dittatore di Panama degli anni '70, morto in un incidente aereo nel '78. Torrijos fu ucciso, spiega Perkins, perché aveva stilato un accordo coi giapponesi per la costruzione di un secondo canale di Panama, ed aveva ottenuto dall'Onu nel 1973 una risoluzione che obbligava gli Usa a restituire alla sovranità panamense il vecchio Canale. Le multinazionali americane "erano estremamente arrabbiate con Torrijos".

Per questo scopo, quando Reagan divenne presidente, gli furono fatti scegliere come ministri due alti funzionari della Bechtel, Caspar Weinberger alla Difesa e George Schultz - il che rivela molto sul ripugnante potere degli affari nella politica Usa - per costringere Torrijos con le minacce a rompere i negoziati coi giapponesi (che stavano soffiando alla Bechtel l'affare del secolo) e di rinnovare il trattato del Canale di Panama, riconsegnandolo agli americani. Torrijos rimase sulle sue posizioni: furono mandati in azione gli "sciacalli".

L'aereo di Torrijos, dice Perkins, cadde per un magnetofono che era stato riempito di esplosivo. La stessa fine di Enrico Mattei. Conclude Perkins: "il denaro che gli Usa adoperano per indebitare i paesi poveri non è neppure denaro americano. Sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario a fornirlo". A fornire ai poveri la corda per impiccarsi.
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Note
1. "Hit man" è il sicario prezzolato, il bastonatore assoldato dalla mafia e dalle ditte americane per picchiare gli scioperanti.
FONTE:
http://www.corsera.it/modules.php?name=News&file=article&sid=20040409156456
http://newsgroup.economia.virgilio.it/newsgroup/thread.jspa?

sabato 1 marzo 2014

Gli Illuminati di Baviera


di: Andrea Signini

Il tedesco Johann Adam Weishaput, 1748-1838, nacque nella città bavarese di Ingolstadt il 6 febbraio. Rimasto orfano di padre all’età di sette anni, venne allevato da uno zio, il barone A. J. Ickstatt il quale affidò il piccolo Adam ad un Istituto gestito dalla Compagnia di Gesù. La stessa Compagnia fondata a Parigi dall’iberico Ignazio di Loyola nel 1534. Ai tempi di Weishaput, i gesuiti avevano proceduto all’estirpazione di ogni rigurgito protestante (almeno sulla carta) presente nell’area della Baviera divenuta, da allora, terra cattolica. Tuttavia, proprio nell’anno in cui Adam Weishaput ottenne la Cattedra di Diritto Canonico, la Compagnia di Gesù si ritrovò in pessime acque, così pessime che, dopo numerosi scontri con le corone di tutta Europa (Portogallo, Francia, Spagna…) venne dichiarata soppressa da Papa Clemente XIV, salvo poi essersi ricostituita in barba alle accuse.
Sin dai primissimi anni, Adam dimostrò particolari doti intellettuali ed un brillante interessamento per il destino dell’uomo. Una mente “altruisticamente” illuminata.

Verosimilmente lo zio Ickstatt ebbe un ruolo non secondario nello sviluppo del giovane Weishaput; egli ripeteva al nipote di essere contrario NON al cristianesimo ma al Cattolicesimo reo, a suo avviso, di aver sottoposto ad ordini di potere il messaggio cristologico. Avendo notato come l’immobilismo sociale inducesse l’esistenza umana in una sorta di gabbia inamovibile generatrice di perpetua insoddisfazione individuale, Weishaput decise di iniziare a muovere i primi passi verso l’infiltrazione e la conquista della massoneria. Secondo Adam essa (la Massoneria) era la vera ragnatela maligna da vìolare. Per farvi breccia, decise di far valere tutta la propria conoscenza esoterica appresa in anni di studi: segreti pitagorici, misteri eleusini, esoterismo ermetico…  Decise, a tal uopo, di contornarsi di persone fidate decise, quanto lui, della bontà del progetto. Per la loro formazione professionale, Weishaput formulò un corollario composto di regole rigidissime il quale prevedeva anche riti di iniziazione fisicamente dolorosi. Secondo lui era necessario infliggere dolore nel missionario anti-massonico per temperarne lo spirito.
Fu così che nacque, nel maggio 1776, l’Ordine Segreto dei Perfettibili che poi, poco più in là, prese il nome di ordine degli Illuminati di Baviera. I progressi anti-massonici furono rapidi e la loro fama si estese anche oltre-oceano, nelle terre americane dove vennero fondate molte logge ispirate al modello di Weishaput. Tuttavia, l’allargamento comportò anche una progressiva dispersione del carattere riservatissimo e segreto. E ciò giocò a favore della massoneria che nel frattempo si era allarmata. Proprio negli Stati Uniti d’America, fondati da Illuminati ispirati al progetto di Weishaput, si moltiplicarono le crepe. In breve ne nacque un’aspra battaglia intestina che vide una prima parentesi conclusiva dopo l’esperienza di Jefferson, l’ultimo presidente che si battè con coraggio all’avanzata dei Massoni foraggiati dalla temibile casata tedesca nota col nome di Rothschild (dal tedesco Rothen-rosso  Shield – Scudo), in realtà Mayer, la famiglia ebrea di Francoforte che aveva come vessillo uno scudo verde. Una famiglia che prese il potere proprio nella seconda metà del Settecento attraverso il prestito del denaro ai decadenti baroni e principi teutonici. Questi stessi prestatori denaro, avevano più o meno segretamente foraggiato pure le tasche di Weishaput nella vana speranza di poterlo incapsulare. Ma i loro piani diabolici fallirono e Weishaput ne prese le distanze. Ma ormai, per lui, era troppo tardi. La rete dei Rothschild si era estesa silente anche sopra di lui, oltre ogni sospetto. Fu così che Adam si ritrovò al centro di uno scandalo finanziario e con alcuni confratelli incarcerati. A questi ultimi vennero estorte confessioni poco attendibili ma abbastanza valide da gettare fango sul Weishaput il quale batté in esilio per non ritrovarsi alla forca. Immediatamente dopo la sua uscita di scena, tutti gli incarcerati ritrovarono la libertà ed alcuni di loro anche qualche nomina importante e spilla sul petto. Di conseguenza, come accade in campo militare, la sparizione del capo gettò sgomento. In breve il sogno di infiltrare la massoneria diabolica svanì. Da allora, il potere massonico diabolico riuscì ad espandersi ulteriormente ed a giungere formalmente intatto ai giorni nostri. Giorni in cui, l’alta finanza insidia la vita dei cittadini e delle cittadine di questo mondo, agisce sui massmedia al fine di alterare la realtà percepita nelle singole nazioni di riferimento ed esercita una influenza perniciosa a vasto spettro in ambito militare, governativo che si riflette anche nei tribunali stessi. Una ragnatela viscida che da un lato offre l’immagine di un mondo orientato alla conquista democratica (in realtà demonocratica) e, dall’altro, spaccia guerre e morte in nome della democrazia medesima.
Se questa vi pare una realtà democratica credibile, accomodatevi pure.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23068

venerdì 28 febbraio 2014

Storia della prima nave militare ad elica costruita in Italia


Fosche nubi si stavano addensando sul Regno delle Due Sicilie ma Francesco II sembrava  non accorgersi; tutto continuava sulla scia di una lenta modernizzazione, specialmente delle  strutture industriali.
Il regio cantiere navale di Castellammare di Stabia lavorava alacremente e si stava già  attrezzando per la costruzione di navi in ferro. Negli ultimi venti anni aveva varato diverso naviglio  militare tra cui: gli avvisi Argonauta e Delfino ( 26 maggio 1843), la fregata Regina (convertita a  vapore, 27 settembre 1840), le piro-fregate da 10 cannoni (a ruota) Ercole (24 ottobre 1843),  Archimede (3 ottobre 1844), Carlo III (1845), Sannita (7 agosto 1846) ed Ettore Fieramosca (14  novembre 1850), la prima nave a possedere una macchina da 300 cavalli costruita a Pietrarsa. Il 5  giugno 1850 fu varato il vascello Monarca da 70 cannoni, la più grande nave da guerra costruita in  Italia, convertita, dieci anni dopo, ad elica. Seguirono altre unità, tra cui gli avvisi Maria Teresa  (18 luglio 1854) e Sirena (9 novembre 1859) rispettivamente da 4 e 6 cannoni e la fregata Torquato  Tasso (10 cannoni, 28 maggio 1856). Le motrici provenivano non solo dalla Reale fabbrica di  Pietrarsa, ma anche da stabilimenti privati inglesi.

Impostata il 1° aprile del 1857, fu varata il 18 gennaio 1860 la pirofregata ad elica di 1°  Rango Borbone, progettata dal sottodirettore del cantiere navale Giuseppe De Luca.
Lo scafo era in legno di quercia di Calabria con carena ramata ( l’opera viva, cioè la parte  immersa dello scafo, era rivestita di lastre di rame per evitare che parassiti ed alghe intaccassero il  legno); aveva due ponti, una batteria coperta ed una scoperta, tre alberi a vele quadre con rande alla  mezzana e bompresso, macchina motrice Mudslay & Field a cilindri orizzontali, 4 caldaie tubolari;  una potenza di 1.041 cavalli su un’elica che dava una velocità di circa 10 nodi. Nella stiva si  potevano caricare 370 tonnellate di carbone per l’alimentazione delle caldaie.
 Per facilitare la navigazione a vela, l’elica era sollevabile, sul ponte, il fumaiolo era abbattibile.

Sezione maestra nave in legno : sistemazione di caldaia Motrice a vapore a cilindri orizzontali
Il suo dislocamento a pieno carico era di 3.980 tonnellate, le dimensioni di 68,2 metri di  lunghezza, 15,2 metri di larghezza e 7,1 di pescaggio.
L’armamento originale era costituito da 8 cannoni da 160 libbre con canna rigata, 12 cannoni da 72  libbre con canna liscia, 26 cannoni da 68 libbre con canna liscia e 4 cannoni da 80 libbre in bronzo  a canna liscia montati su affusti.

 Cannoni ad avancarica in batteria scoperta

L’equipaggio era formato da: 1 Capitano di Vascello al comando, 1 Capitano i Fregata, 5  Tenenti di Vascello, 4 Alfieri di Vascello, 1 Contadore, 1 Cappellano, 2 Chirurghi, 2 Ufficiali  cannonieri, 4 Piloti, 2 Ufficiali Real Marina, 17 Sottufficiali di mare, 6 Timonieri, 370 Marinai, 10  Sottufficiali cannonieri, 70 Cannonieri, 10 Sottufficiali Real Marina, 86 Soldati reggimento R.M., 5  Macchinisti, 5 Alunni macchinisti, 2 Maestri d’ascia, 3 Calafati, 2 Ferrari, 1 Bottaro, 2 Armieri, 3  Velieri, 1 Maestro razione, 2 Dispensieri, 2 Cuochi, 1 Fornaro, 1 Sottonotatore, 20 Domestici.


 Ufficiali ndel Genio Navale

Al varo parteciparono Francesco II e sua moglie Maria Sofia di Baviera. Il re festeggiava il suo  genetliaco mentre nel porto di Napoli stavano ancorate diverse navi militari quali: il Bretagne,  ammiraglia della flotta francese, l’Algeciras, l’Imperial; le inglesi Hannibal e Agamennon ed  anche il Maria Adelaide ammiraglia della flotta piemontese comandata da Carlo Pellion di  Persano.

 Col. llo e Capitano Guardiamarina e Aspirante Ufficiali superiori

Si racconta che un personaggio del seguito reale, in considerazione degli avvenimenti  politici che stavano susseguendosi disse sommessamente ad un amico: “ Chi sa quale bandiera  porterà questa nave!”. Un cronista dell’epoca così racconta il varo della fregata: “Compiuto in tutte  le sue parti il rito religioso, cominciarono le operazioni del varo sotto il comando del chiarissimo  direttore del Genio Marittimo, maresciallo onorario Cav. Sabatelli. Nella esecuzione di ogni cenno,  in ogni manovra furono encomiabili la regolarità, l’energia, la prontezza, gli armoniosi movimenti.
In tutto scorgansi gli effetti di un’alta disciplina, di una sagace attitudine rispondente allo zelo  illimitato con cui secondo la sapienza del sovrano il Real Vice Ammiraglio Principe D. Luigi,  ornamento eccelso ed anima della Real Marina”.

 Ufficiali, Sottufficiali e Marinai sul ponte di coperta

La nave, costata 2.363,000 lire italiane, aveva due unità gemelle, tutte costruite nel regio  cantiere navale di Castellammare e cioè: il Gaeta – varato nel 1860 – ed il Farnese (  successivamente denonimato Italia) impostato nel 1857 e varato il 6 aprile 1861. Al momento del  varo, le pirofregate erano le migliori del Mediterraneo ma, furono presto, soppiantate dalle nascenti  navi corazzate.


 Francesco II e Sofia Fortezza di Gaeta

Entrata in esercizio, l’unità, durante lo sbarco di Garibaldi a Marsala, era addetta alla  crociera di vigilanza delle navi della Marina napoletana ancora fedeli ai Borboni, nella zona tra  Messina e Punta Faro. La nave ebbe un primo scontro a fuoco con la batteria di Punta Faro e con la  corvetta a ruote Turkory ( ex Veloce che il comandante Anguissola aveva consegnato a Garibaldi).
Durante il bombardamento un colpo di cannone aprì una falla al galleggiamento, costringendola a  riparare a Siracusa. Riparata, si riunì il 4 settembre alla Squadra davanti a Salerno e, il 7 settembre,  all’ingresso di Garibaldi a Napoli, ammainava la vecchia bandiera per issare sul pennone il vessillo  tricolore.
. Con decreto di Garibaldi dell 7 settembre 1860, tutte le navi e gli arsenali della ex marina  borbonica venivano incorporate nella marina del Re d'Italia e due giorni dopo l'unità entrata a far  parte della Marina del Regno di Sardegna veniva ribattezzata Giuseppe Garibaldi.
Incorporata nella Marina sabauda il 9 settembre 1860, quindi, partecipò, nel 1861,  all’assedio di Gaeta al comando di Eduardo D’Amico ( successivamente deputato e cittadino  onorario di Castellammare di Stabia).
Il 2 gennaio 1861 il Garibaldi giunse con la Squadra nelle acque di Gaeta, ancorando tra Mola di Gaeta e Castellone. Partecipò al fuoco del 22 gennaio contro le batterie di Ponente e di  punta Stendardo. La notte tra il 5 ed il 6 febbraio bombardò la breccia provocata nelle mura della  fortezza dall’esplosione della polveriera S.Antonio.
Per tali operazioni, così motivate: “Per essersi distinto durante il blocco e l’assedio della  fortezza di Gaeta”, furono premiati con Medaglia d’Argento al Valor Militare i seguenti  componenti l’equipaggio dell’unità: Sottotenente di Vascello Giovanni Cafora, Guardiamarina  Giulio Coscia, Sott.te Fanteria Real Marina Emilio Daneo, Luog.te di Vascello di 2a classe  Giovanni Degli Uberti, Guardiamarina Roberto De Luca, Guardiamarina.Francesco Grenet,  Sottotenente di Vascello Federico Guarini, Guardiamarina di 1a classe Teodoro Milon,  Sottotenente di Vascello Giuseppe Palombo, Guardiamarina .Luigi Palumbo , S.ottotenente di  Vascello Cesare Romano, Luog.te di Vascello di 2a classe Cesare Sanfelice, 2° Macchinista Luigi  Stammati, Pilota di 2a classe Raffaele Trapani, 1° Macchinista Edoardo Vallace,Luog.te di  Vascello di 2a classe Ernesto Viterbo.


 Il Garibaldi nel Golfo di Napoli

A bordo della nave di era imbarcato, con il grado di Luogotenente di Vascello, Ruggero  Emerich Acton che, per il suo eroico comportamento tenuto nell’azione condotta dall’unità contro  il Torrione francese della fortezza di Gaeta, fu insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine  Militare di Savoia.
Nella difesa della fortezza di Gaeta si distinse per il suo coraggio la regina diciannovenne Maria  Sofia che sugli spalti, mentre la flotta piemontese vomitava miglia di colpi da mare e da teraa, non  esitò a sostituire un artigliere morto sul suo pezzo. Marcel Proust, nella sua opera la Prisonniére  scrisse:” Femme hèroique qui, reine soldat, avait fait elle meme son coup de feu sur les remparts de Gaete”.
Durante il lungo assedio, la piazzaforte di Gaeta venne fornita di vettovagliamento dalle imbarcazioni.
Solo 17 marzo del 1861 entrò a far parte della Regia Marina

La nave partecipò successivamente – febbraio 1861 - all’assedio di Ancona ove furono  conferite Medaglie di Bronzo al Valor Militare per “ Per essersi distinto durante le operazioni del  blocco di assedio della fortezza di Ancona” ai Soldati del Regt.mo Real Navi Giò Maria Fossi e  Giò Battista Gajone
Ancona era rimasta l’ultimo caposaldo dei pontifici ed austriaci. Lì si recò la flotta sarda  comandata dall’ammiraglio Persano. La flotta bombardò la fortezza fino alla capitolazione  dell’intera guarnigione. Caddero in mano all’esercito regio 4 navi da guerra a vapore e 6 da  trasporto. Nel 1862, dopo alcuni lavori, il Garibaldi passò alla Squadra d’Evoluzione e destinato alla  crociera di vigilanza intorno alla Sicilia. Ironia della sorte, durante la sortita che Giuseppe Garibaldi fece per liberare Roma, sbarcando in Calabria con un migliaio di uomini, la nave combattè contro il  generale che portava il suo nome. Il generale Garibaldi fu imprigionato sulla pirofregata Duca di  Genova e portato al forte di Varignano alla Spezia, mentre la nave Garibaldi, trasportò i garibaldini  prigionieri sul piroscafo Italia e lo rimorchiò da Gaeta a La Spezia.
Il Garibaldi nel 1864 venne inviata a Tunisi per proteggere i nostri connazionali.
Nel 1866 prese parte al bombardamento di Porto San Giorgio e partecipò alla battaglia di  Lissa; qui dopo aver sparato 46 colpi di cannone, raggiunse Ancona per poi essere inviata a Palermo. Dopo essere stata messa in disarmo, fu trasformato in corvetta veloce ed attrezzato per  effettuare un viaggio di circumnavigazione del globo.

 Partita da Napoli nell’ottobre del 1872, al comando del Capitano di Vascello. Andrea Del  Santo e con a bordo il Guardiamarina Tommaso di Savoia, duca di Genova, toccò Gibilterra, Rio  de Janerio, doppiò il Capo di Buona Speranza, raggiunse l’Australia, le Fiji e il Giappone  nell’agosto del 1873. Dopo circa due mesi, partì per raggiungere San Francisco e da lì i porti del  Messico e dell’America Centrale. Fu a Callao, a Valparaiso, doppiò il Capo Horn e fece sosta a  Montevideo, da lì salpò per l’Italia, raggiungendo La Spezia il 22 ottobre 1874. Percorse 55.875  miglia di cui 53.183 a vela.
Nel 1877 venne riclassificata corvetta e nel 1878 vennero sostituite le caldaie
Dal 1879 al 1882, al comando del C.V. Costantino Morin, salpando da Napoli, effettuò una  seconda circumnavigazione, durante la quale partecipò ad azioni di difesa delle comunità italiane  nell’America Latina, dette asilo alla colonia italiana ed austriaca di Suez e, nonostante la  navigazione nel canale fosse sospesa, lo attraversò ugualmente seguita da navi di varia nazionalità.
Rientrò l’8 agosto 1882 dopo aver percorso 42.000 miglia. A bordo vi era il Guardiarina Paolo  Thaon di Revel, futuro ammiraglio e senatore.
Nel 1883 subì importanti modifiche e fu assegnata alla Forza Navale del Mar Rosso,  partecipando alla difesa di Massaua..

 Soldati si imbarcano a Napoli Porto di Massaua

Il 19 gennaio 1885 il Garibaldi salpò da Napoli unitamente alla nave ammiraglia corazzata  Principe Amedeo, agli incrociatori Vespucci e Castelfidardo ed alle torpediniere Messaggero e Vedetta. Vennero imbarcati 800 uomini, quattro compagnie di bersaglieri, una di artiglieria,  zappatori e sussistenza. Tutti i soldati erano uomini di leva, siciliani e calabresi, e furono sistemati  sul Garibaldi. L’intera spedizione era al comando del Colonnello Tancredi Saletta e giunse a  Massaua il successivo 4 febbraio. La città, già dominio dei turchi dal 1557 e passata agli egiziani,  venne occupata senza colpo ferire, i 400 egiziani della guarnizione si arresero e sul palazzo del  governatore sventolo’ il tricolore

 L'unità trasformata in nave ospedale Saati

Trasformata successivamente in nave ospedale, nel 1894 fu ceduta all’amministrazione  dell’Eritrea assumendo il nome di Saati.
Le fu assegnato tale nome a ricordo dell’eroica resistenza opposta dall’avamposto di Saati,  località vicino a Dogali, ove sei anni prima due compagnie di fanteria, integrate da circa 300  indigeni, avevano respinto 10.000 guerrieri guidati dal ras Alula.
Per la sua attività di nave ospedale stazionario a Massaua ed ad Assab , fu sbarcato  l’armamento, il ponte fu ricoperto con una struttura di protezione, gli ambienti interni furono  adattati a locali di ricovero, con circa 200 posti letto, ambulatori, attrezzature ospedaliere,  comprensive di un laboratorio di analisi. Utilissima per il ricovero dei numerosi soldati colpiti da  malattie tropicali, la nave si rivelò essenziale come punto di riferimento, specialmente chirurgico, al  momento della sfortunata battaglia di Adua che vide affluire a Massaua un elevato numero di  combattenti feriti. Direttore sanitario dell’Ospedale galleggiante era il Medico Capo di Pirma Classe  Salvatore Scrofani con il ruolo anche di Responsabile sanitario di tutto il Corpo di Spedizione.
Successivamente lo Scrofani fu promosso Ispettore Generale del Corpo Sanitario della Regia  Marina, il grado più elevato nel Copro sanitario presso il Ministero della Marina.
Il 16 febbraio 1894 la nave venne ceduta all’Amministrazione dell’Eritrea e radiata dal  quadro del Naviglio dello Stato.
La nave fu messa definitivamente in disarmo nel 1899 e demolita.

Guglielmo Acton Emerich Acton Faà di Bruno C. Morin Thaon di Revel Salvatore Scrofani

 Comandati:
10.7.1860 – 6.8 1860 C.V. Napoleone Scrugli
6.8.1860 - 7.9.1860 C.V. Carlo Flores (C.F. Ferdinando Acton “ad interim”)
8.9.1860 – 17. 9. 1860 C.V. Carlo Alfonso Barone
20.9.1860 – 24 .11. 1860 C.V. Giuseppe Piola
24.11.1860 – 1.5.1861 C.V. Eduardo d’Amico
1.5.1861 – 12.5.1862 C.V. Enrico di Brocchetti
12.5.1862 – 3.2.1863 C.V. marchese Evaristo del Carretto
16.3.1863 - 3.8.1863 C.V. Guglielmo Acton
3.8.1863 – 23.3.1864 C.V. Emilio Fàà di Bruno
16.4.1864 – 25.11.1864 C.V. Guglielmo Acton
1.4.1866 – 21.12.1866 C.V. Ruggiero Vitagliano
30.10.1872 – 1.11.1874 C.F. Andrea del Santo
1.6.1877 -15.1.1878 C.V. Augusto Conti ( declassata a “corvetta”)
15.4.1879 – 8.8.1882 C.V. Enrico Costantino Morin
30.7.1884 – 14.12. 1884 C.F. Secondo Guglielminetti
14.12. 1884 – 24.12.1885 C.V. Federico Bertone di Sambuy
24.12.1885 – 13.5.1886 C.V. Francesco Chigi
13.5.1886 - ………. C.V.Secondo Guglielminetti
……….. - ………… C.V. Carlo Grillo
………- 14.7.1889 C.F. Napoleone Coltelletti
14.7.1889 – 4.10.1889 C.F. Emanuele Giustini


 Antonio Cimmino
 Antonio Cimmi

http://www.marinai.it/navi/navstab/borbona.pdf

domenica 23 febbraio 2014

IL SISTEMA BANCARIO ISLAMICO SENZA INTERESSI


IL SISTEMA BANCARIO ISLAMICO SENZA INTERESSI

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
Dice Allah (SWT) nel Sublime Corano:
O voi che credete, non cibatevi dell’usura che aumenta di doppio in doppio. E temete Allah, affinché possiate prosperare Corano III. Al-’Imran, 130

La proibizione dell’interesse nell’Islam
La proibizione nel QUR’AN e negli AHADITH si riferisce alla RIBA’.
L’etimologia del termine RIBA’ deriva dalla radice araba RaBâ (letteralmente: “aumentare”).[1]
La definizione ufficiale di RIBA’, in accordo con l’opinione unanime delle quattroscuole giuridiche[2], è la seguente:
“Il commercio (lo scambio) di due merci dello stesso tipo in differente quantità, in cui l’incremento non sia una opportuna compensazione“.
Vi sono due tipi principali di RIBA’, riconosciuti da tutti i Sapienti[3]:
1-      Riba’ an-Nasîah (chiamata anche Riba’ al-Qur’an, la riba’ del Corano). L’etimologia del termine Nasiah si riferisce alla radice NaSiYa, che vuol dire differire, rinviare (ma anche dimenticare). Quindi, questo tipo di Riba’ si riferisce al pagamento differito maggiorato al principale prestatore; cioè riconosce un tempo-valore per il denaro. Questo genere di Riba’ è strettamente proibito nel Corano, ed è uno dei peccati più gravi (al-Kaba’ir).
2-     Riba’ al-Fadl (chiamata anche Riba’ as-Sunnah, la riba’ che viene proibita dalla Tradizione del Profeta (s)). Negli Ahadith del Profeta Muhammad (s) viene esplicitamente proibito il commercio simultaneo di grano contro grano, orzo contro orzo, oro contro oro, argento contro argento, datteri contro datteri, o sale contro sale, in differenti quantità. Vi è consenso da parte dei Sapienti sul fatto che questi sei tipi di merce furono citati dal Profeta (s) a titolo di esempi, ma la proibizione è estesa a tutti gli altri tipi di prodotti[4]. Alcuni Sapienti moderni sono più indulgenti riguardo a tale forma di riba’, poiché sostengono che anche uno dei più famosi Sahaba (Compagni del Profeta (s)), il famoso Sapiente ‘Abdullah ibn ‘Abbas (che Allah l’Altissimo si compiaccia di lui), la permise (anche se in seguito l’abolì). Vi è consenso sul fatto che questo tipo di riba’ è stato abolito perché ‘giustificherebbe’ la più grave Riba’ an-Nasiah, conducendo ad essa. La proibizione della riba’ (interesse, usura) nel Sublime Corano non è un’innovazione propria alla Religione Islamica rispetto alle tradizioni precedenti, poiché tale divieto si trova in tutte le precedenti forme di rivelazione date da Allah (SWT) a tutti i Profeti (*)[5].
Nel Vecchio Testamento troviamo:
Se presti denaro al mio popolo, all’afflitto accanto a te, non devi divenire verso di lui come un usuraio. Non gli dovete imporre interesse  (ESODO 22,25)
E nel caso che tuo fratello divenga povero e sia dunque economicamente debole accanto a te, lo devi anche sostenere. Come residente forestiero e avventizio, deve rimanere in vita con te. Non prendere da lui interesse e usura, ma devi aver timore del tuo Dio; e il tuo fratello deve rimanere in vita con te. Non gli devi dare il tuo denaro a interesse, e non devi dare il tuo cibo a usura  (LEVITICO 25, 35-37)
E nel Nuovo Testamento troviamo:
E se prestate a coloro dai quali sperate di ricevere, quale merito ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per ricevere altrettanto. Al contrario, continuate ad amare i vostri nemici e a fare il bene e a prestare, senza sperare nulla in cambio… (LUCA 6, 34-35)
Non ci si sorprenderà, alla luce della chiara proibizione del prestito a usura nella Bibbia riconosciuta da Ebrei e Cristiani, di sapere che la prima banca senza interesse della storia fu istituita prima della nascita del Profeta Muhammad (s). La prima banca senza interesse si chiamava Agibi e venne aperta a Babilonia intorno al 700 a.C., e funzionava esclusivamente su basi d’equità[6].
E’ importante per le ipotesi e gli obiettivi che ci prefiggiamo comprendere la maniera in cui la proibizione della riba’ fu introdotta e stabilita all’interno di un ambiente economico eterogeneo. Il primo versetto del Corano a menzionare lariba’ venne rivelato a Makkah (Mecca), e non abolisce la pratica, ma si limita a denunciarne la sua negatività spirituale[7]:
Ciò che concedete in usura, affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non li aumenta affatto presso Allah. Quello che invece date in elemosina bramando il volto di Allah, ecco quel che raddoppierà Corano XXX. Ar-Rum (I Romani), 39
Successivamente, dopo l’Emigrazione (Hijrah) a Madinah (Medina), vi fu la rivelazione di un altro versetto, più severo:
O voi che credete, non cibatevi dell’usura che aumenta di doppio in doppio. E temete Allah, affinché possiate prosperare Corano III. Al-’Imran (La famiglia di ‘Imran), 130
Infine, tra gli ultimi versetti del Corano ad essere rivelati, vi sono i seguenti, che inequivocabilmente proibiscono totalmente la pratica del prestito ad interesse:
Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: “Il commercio è come l’usura!”. Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l’usura.
Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Allah. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco. Vi rimarranno in perpetuo.
Allah vanifica l’usura e fa decuplicare l’elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore.
Corano II. Al-Baqara, 275-276
O voi che credete, temete Allah e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti.
Se non lo farete vi è dichiarata guerra da parte di Allah e del Suo Messaggero; se vi pentirete, conserverete il vostro patrimonio. Non fate torto e non subirete torto.
Corano II. Al-Baqara, 278-279
Opzioni Finanziarie Islamicamente ammissibili
Vi sono migliaia di strumenti finanziari ideati dalle banche e dagli istituti islamici per venire incontro ai diversi bisogni degli investitori e degli imprenditori. Tuttavia, tutti questi strumenti derivano da sei principali metodi di finanziamento che sono molto ben documentati nella letteratura giuridica:
  1. Mudârabah, o società di fatto. Attraverso questo sistema, una delle parti (l’investitore, o rabbu-l-mâl) fornisce il capitale, e l’altro (l’imprenditore) fornisce il tempo e lo sforzo. I profitti vengono ripartiti secondo un precedente accordo, ma le perdite finanziarie vengono sopportate soltanto dall’investitore.
  2. Mushârakah, o società; è una società corporativa standard, in cui tutte le perdite e i profitti vengono divisi secondo l’accordo iniziale. I soci della musharakah hanno il diritto di partecipare ad ogni decisione e progetto, al contrario di ciò che avviene nellamudarabah, in cui l’imprenditore ha l’esclusivo controllo degli affari societari.
  3. Bay’-l-murâbahah, chiamato anche Bay’ bithaman Âgil, o vendita contro pagamento differito. Il prezzo di vendita solitamente eccede il prezzo minimo della merce di una determinata misura, negoziata prima della transazione.
  4. Ijârah: è una specie di contratto di leasing, in cui, ancora una volta, i pagamenti effettuati dal locatario eccedono il prezzo dell’affitto in una determinata misura fissa stabilita in anticipo.
  5. Bay’-s-Salam: è un contratto mediante il quale il produttore può essere finanziato senza aver venduto il prodotto (di solito si tratta del raccolto di un contadino), prima ancora che venga prodotto, nella quantità e nel prezzo specificato in anticipo.
  6. Fard Hasan: letteralmente significa ‘mutuo senza interesse’, ma in pratica vengono aggiunte delle spese fisse.
Si può notare che i primi due strumenti finanziari comportano un rischio totale, mentre gli altri quattro casi si avvicinano di più a quello che potremmo chiamare un ‘rateo occulto’.
Molte banche Islamiche cercano di condurre le proprie operazioni finanziarie tramite gli strumenti della musharakah e della mudarabah, ma alla fine si trovano costrette a convergere su murabahah (MRBH), Bay’ bithaman Agil(BBA) e sul leasing. Queste pratiche favoriscono l’eliminazione del rischio di fallimento dell’impresa, rischio morale e selezione sfavorevole.
Una delle più grandi Banche Islamiche del mondo è la Bank Islam Malaysia Berhard (BIMB), che ha inaugurato le proprie operazioni con l’Islamic Banking Act del 1983 in Malaysia (Bank-Negara-Malaysia (1994)). Nel 1983, il 49,1% dei fondi sortiti dalla banca vennero indirizzati verso operazioni BBA, il 37,2% verso MRBH, il 9,3% verso leasing e solo il 4,4% verso le operazioni ‘a rischio’. Nel 1991, il 73,7% dei finanziamenti bancari vennero indirizzati verso BBA, il 13,2% verso MRBH e il 13% al leasing, lasciando soltanto uno 0,1% ai più islamicamente corretti musharakah e mudarabah (vedi BIMB (1994), e Bank-Negara-Malaysia (1994)).
Il sistema bancario islamico
Una delle caratteristiche comuni del sistema finanziario islamico di oggi è il fatto di essere senza interesse. Nel sistema bancario islamico si osserva l’applicazione dei contratti al-bai bithaman ajil e murabahah come alternative ai prestiti ad interesse. Nel mercato delle azioni, si osserva la versione islamica delle obbligazioni a coupon zero costruite sul contratto controverso di bay al-dayn. Le ditte abituate ad usare il finanziamento del debito invece delle azioni troveranno i titoli islamici del debito piuttosto convenienti. Nel mercato azionario, si sottolinea il contenuto impuro dei titoli che è diventato l’argomento più discusso quando si parla di trust islamici. E gli argomenti nel mercato azionario sembrano essere sviscerati con un gergo etico e legale che crea confusione quando si cerca di capire come il mercato azionario sia legato all’investimento, alla speculazione e al gioco d’azzardo.
Il sistema finanziario islamico non riguarda solo il finanziamento senza interesse. E’ più importante il fattore delle relazioni umane le cui caratteristiche principali sono la fiducia (amanah) e la cooperazione, l’aiuto (ta’awun).
Dice Allah (SWT) nel Sublime Corano:
…che rispettano ciò che è stato loro affidato e i loro impegni
Corano XXIII. Al-Mu’minun, 8
Aiutatevi l’un l’altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione…
Corano V. Al-Ma’ida, 2
La letteratura sul problema dell’agenzia o dell’agente principale è la prova della complessità delle transazioni finanziarie intraprese dalla società. Il problema non riguarda solo il debito o le azioni ma il modo in cui sono redatti i contratti al fine di soddisfare la passione umana per il guadagno finanziario.
Il mio timore è che si formi una cultura nella quale i praticanti Musulmani iniziano a considerare l’implementazione di banche senza interesse simile, ad esempio, ad un’azione lecita basilare come il digiuno. Potrebbero trovare difficile comprendere i significati profondi che si nascondono dietro la proibizione della RIBA’ che richiede un approccio giusto alla creazione della ricchezza.
I Musulmani sanno bene che il digiuno non significa solo astinenza dal cibo, dalle bevande e dai rapporti sessuali durante il giorno. Secondo l’Imam al-Ghazali, quello è il digiuno ordinario. Ma osservare il digiuno ordinario è solo la condizione necessaria per raggiungere lo scopo del digiuno che consiste nell’acquisire una delle ‘qualità di Allah (SWT)’, la fermezza (SAMADIYA).
Per acquisire Samadiya un credente, secondo al-Ghazali, deve osservare l’aspetto interiore del digiuno, il digiuno speciale e il digiuno extra-speciale. Il digiuno speciale significa tenere le orecchie, gli occhi, la lingua, le mani, i piedi e tutti gli altri organi lontani dal peccato. E’ a proposito di questo digiuno che Jabir (r) riportò che Anas (r) aveva sentito dire dal Messaggero di Allah (s): “Cinque cose rompono il digiuno di un uomo: mentire, sparlare, seminare fitna (scandalo), giurare il falso e uno sguardo lussurioso”.
Perciò non è sbagliato dire che il sistema finanziario islamico oggi è simile al digiuno ordinario. Legalmente è halal, ma nello spirito deve ancora dimostrare come viene messa in pratica la giustizia nella vita commerciale. Perché una progressione così lenta verso l’Islam è solo ovvia. Il settore del sistema bancario islamico non è abbastanza forte da lanciarsi in nuove attività di investimento e con valore aggiunto come Mudarabah e Musharakah. Forse si interessano al capitale a rischio, ma chi vuole sporcarsi le mani quando fare affari con contratti a lungo termine oggi rende molto, grazie al boom dell’edilizia?
Infine, il termine Islam significa sottomissione alla Legge di Allah (SWT). Certamente, la Legge di Allah (SWT) non ruota solo intorno alla Riba’. E le alternative alla riba’ non sono solo al-bai bithaman ajil e murabahah. Se osserviamo bene il sistema finanziario islamico oggi, in particolare in Malesia, gli ultimi 13 anni di attività devono ancora mostrare quali traguardi significativi siano stati raggiunti in confronto al rendimento del sistema convenzionale. Forse le banche islamiche o gli sportelli dovrebbero fondersi per ritagliarsi spazi di mercato più grandi e più numerosi per poter correre più rischi ed impegnarsi seriamente nel finanziamento mudarabah e musharakah.
Lo sconto
Nella discussione intitolata ‘Entropia’, la legge fisica dell’entropia era messa in contrasto con le leggi del sistema finanziario convenzionale basato sull’interesse. Si diceva che, mentre la prima determina il fatto che il benessere fisico segua un cammino di decremento composto verso (senza mai raggiungere effettivamente) lo zero, le seconde permettono ad una somma di denaro prestata ad interesse di seguire un cammino di incremento composto che tende ad infinito. Le leggi del sistema finanziario convenzionale sembravano contraddire le leggi della fisica. Insinuai che le conseguenze di questa contraddizione per il nostro ambiente potevano essere estremamente negative.
Per quanto riguarda il debito con l’estero, Brasile, Messico e Indonesia sono le tre nazioni più indebitate del mondo. Sono anche tre dei quattro stati nei quali la distruzione delle foreste è più alta. Per i più poveri e gli indigenti, la sopravvivenza viene prima della preservazione della foresta pluviale. La trasformazione del legno in cenere permette ad alcuni di sopravvivere. La sua trasformazione in legname per l’esportazione permette di sopravvivere ad altri. Nel frattempo, le foreste pluviali del nostro pianeta stanno subendo un’entropia in costante aumento che a lungo andare costerà a tutti noi.
Sempre più studiosi affermano che tali fenomeni sono il risultato di un conflitto tra l’interesse ed il sistema fisico e non solo la conseguenza dello sviluppo economico. Miller in “Debt and Environment: Converging Crises” (1991) lega esplicitamente la riduzione delle risorse naturali al pagamento degli interessi sul debito internazionale. La discussione accademica verte ampiamente sulla natura dello sconto, del quale diamo qui due esempi.
Iniziamo sviluppando un’idea di Michael Lipton dell’Università del Sussex (1992). Supponiamo che un agricoltore voglia acquistare un terreno da coltivare. I costi operativi e l’acquisto devono essere finanziati totalmente da un prestito. La terra è in grado di sostenere una tecnica di sfruttamento altamente intensiva che si prevede produca £ 150 all’anno di incasso netto per 15 anni con conseguente distruzione completa del potenziale produttivo del terreno. Questo potrebbe essere il caso di un agricoltore che lavora su terreni tendenti alla desertificazione. Una tecnica di produzione alternativa produce solo £ 100 all’anno di incasso netto, ma permette al terreno di rigenerarsi e di mantenere il suo potenziale produttivo all’infinito.
L’analisi del guadagno in base al tasso di sconto permette al moderno agricoltore di comparare i due diversi tipi di agricoltura e di selezionare il più produttivo. Per ogni tasso di interesse, viene calcolato il valore presente (VP) di ogni gruppo di entrate. Il tipo di agricoltura che offre il più alto valore presente totale sarà il più proficuo.
Metodo alta produzione:
V.P. delle entrate al 5% = 1556,95
V.P. delle entrate al 10% = 1140,91
Metodo bassa produzione:
V.P. al 5% = 2000
V.P. al 10% = 1000
Il calcolo mostra chiaramente che con tassi di interesse al 5% il valore presente più alto (2000) è nel tipo di agricoltura meno intensiva, mentre con i tassi al 10% il valore presente più alto (1140,91) è nel tipo di agricoltura più intensiva. In breve, l’incentivo all’agricoltura intensiva e quindi alla desertificazione aumenta con l’aumentare dell’interesse.
Questo spiacevole risultato è dovuto totalmente al ben noto motivo in base al quale il processo di sconto riduce il valore attuale della produzione del terreno nel futuro quasi a zero. £ 100 di profitto netto guadagnato nell’anno cinquanta ha un valore attuale di circa £ 0,85 se il tasso di interesse è del 10%. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’analista che si affida all’analisi della svalutazione delle entrate si preoccupa poco di sapere che cosa può produrre il terreno nell’anno cinquanta. Se il terreno in quel tempo sarà un deserto oppure no ha poca importanza, poiché il suo contributo al valore attuale è quasi trascurabile. Lipton afferma che:
“I tassi di interesse drammaticamente in crescita negli anni 1977-1979 e da allora sostenuti, hanno aumentato gli incentivi – a famiglie, imprese e governi – ad usare al massimo le risorse naturali ora e ad ignorare le conseguenze nel futuro. I partecipanti al congresso di Rio hanno messo in guardia contro l’imminenza di carestie, la carenza e la diminuzione delle risorse. Il tasso di interesse è il nostro spettro che corre ad alta velocità”.
Nonostante la raccomandazione della precedente analisi, chi crede che la distruzione di un terreno in nome di maggiori entrate a breve termine non abbia senso è scusabile. Un’oca immortale che fa un uovo d’oro alla settimana non dovrebbe essere privata dell’immortalità per fare nel frattempo due uova d’oro alla settimana. Tuttavia, pare che alcuni beni possano essere sacrificati in base agli ordini dell’analisi e della svalutazione delle entrate. Sia che tale sacrificio assuma la forma della desertificazione, dell’estinzione di una specie o dell’inquinamento perenne di un impianto nucleare, il principio resta lo stesso. L’interesse composto ritiene quasi nulle le conseguenze delle azioni in fieri. I problemi mettono ora le loro radici ed aspettano le generazioni future che non hanno preso parte alla loro creazione.
Dice Allah (SWT) nel Sublime Corano:
Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera…
Corano VII. Al-A’raf, 56
Colin Price in “Time Discounting and Value” (1994) insiste dicendo che il tipo di sconto ‘esponenziale uniformemente negativo’ fatto sopra è quasi sempre inesatto come tecnica di valutazione in un mondo fisico che abbonda di funzioni non esponenziali. Egli commenta:
“Siamo pronti a continuare con l’operazione di sconto, perché abbandonarlo darebbe meno importanza ai nostri interessi di quanto vorremmo; minaccia una partenza troppo scomoda e senza compromessi dalla nostra attuale vergognosa indifferenza nel lontano futuro”.
Eppure, anche quando non riguarda il lontano futuro, può mostrarsi ancora incoraggiante per modelli di consumo discutibili nel presente. Usiamo lo sconto per scegliere tra due flussi di vacanze. Il primo consiste nel non prendere vacanze per i successivi 10 anni, e in seguito la concessione di una vacanza all’anno. Il secondo consiste in una vacanza all’anno per i primi 10 anni e poi basta. Una vacanza è valutata +1 unità di valore monetario reale, per cui i 10 anni senza vacanza hanno entrata zero. Il periodo di tempo dell’analisi si estende a t50, che corrisponde alla durata media dei restanti anni di vita di una persona e lo sconto è praticato ad un tasso del 20% annuo.
Vacanze dopo
V.P. al 20% = +0,8075
Vacanze prima
V.P. al 20% = +4,1924
La scelta indicata dallo sconto è quella delle ‘vacanze prima’ (valore presente 4,1924) rispetto alle ‘vacanze dopo’ (valore presente 0,8075). Il risultato è importante per tutti coloro che preferiscono il sacrificio del piacere immediato in nome di una ricompensa successiva, e sembra suggerire che l’utilità dello sconto sia uno strumento alquanto sospetto per valutare un progetto. Ci si comincia a chiedere perché il denaro, che acquista tale utilità, sia esso stesso oggetto dello sconto.
Ma, dicono i critici, un anziano forse preferisce prendersi le vacanze che può il più presto possibile, questo fatto non giustifica lo sconto del consumo futuro? Consumare oggi non è meglio che consumare domani? Tali contro-argomentazioni non possono essere discusse in questa sede, ma su questo punto particolare si potrebbe ribattere dicendo che, a volte, consumare domani è meglio che consumare oggi. Anche un anziano potrebbe preferire una colazione al giorno per tutta la vita piuttosto che avere oggi tutte le colazioni che gli resterebbero da consumare.
L’esistenza di un tasso di interesse di mercato non sempre è considerata una giustificazione appropriata sulla quale basare l’analisi dello sconto. Come sottolineato da William Cline in “The Economics of Global Warming” (1992), le alternative ci sono. Tuttavia le conclusioni restano le stesse:
“…la ragione principale che spinge a scontare il consumo futuro è che nel futuro le persone potrebbero avere più entrate di oggi ed un’utilità marginale di consumo più bassa. Se si è pessimisti sulla crescita del guadagno pro capite nel futuro, c’è un motivo intuitivo per non scontare per nulla il consumo”.
A proposito dello sconto intergenerazionale su qualsiasi base, Cline cita E.J. Mishan in “Cost Benefit Analysis: An informal Introduction” (1975):
“…Tizio, perciò, non dovrebbe preoccuparsi di pensare quanto varranno £ 100 nel futuro scontandoli per 50 anni al 10% quando lui, comunque, non li riceverà. In tali casi il tasso zero di preferenza tempo, sebbene arbitrario, è forse più accettabile che l’utilizzo, oggi, di un tasso di preferenza tempo degli individui esistenti o di un tasso di interesse che nascerebbe sul mercato solo per il consumo dei prestiti”.
Se i beni fisici non perdessero valore, se il totale reinvestimento del rendimento avvenisse con la frequenza e nella quantità dettate dal processo composto, se non ci fossero entrate marginali in diminuzione per investimento e nessun obbligo di capacità a lungo termine, allora potremmo avere uno scenario nel quale le convenzioni dell’interesse fisso composto davvero possono essere applicate al processo del mondo reale. Capovolgiamo il processo di composizione ed avremo una analisi dello sconto che fornisce risultati sempre più assurdi man mano che il periodo considerato si allunga.
Appropriarsi oggi del valore di domani può formare i pilastri filosofici delle attività commerciali di certi uomini d’affari, ma ringraziamo le preferenze di Sir Christopher Wren per averci permesso di godere oggi dei valori di ieri. Se in passato si avesse avuto l’atteggiamento attuale, ci sarebbero ben poche cattedrali di Saint Paul, ben pochi progetti di grandi infrastrutture di cui potrebbero godere le generazioni future. Per coloro che basano le decisionifinanziarie sullo sconto, non vale la pena creare valore per un futuro a lungo termine.
E’ sempre più importante che i Sapienti Musulmani forniscano una valida alternativa allo sconto. Senza, i finanzieri Musulmani continueranno a basarsi su un sistema che attira sempre più critiche anche a casa sua. Sostituire un “tasso di profitto” al “tasso di interesse” non è sufficiente. L’equazione dello sconto non distingue due tassi di percentuale diversi solo perché uno di loro non si chiama tasso di interesse.
shaykh ‘AbdulQadir FadlAllah Mamour

[1] ogni parola araba deriva da una radice (composta il più della volte da tre ‘consonanti’)
[2] Le quattro scuole giuridiche (madhahib) sono quelle fondate dagli A’imma: Imam Shafi’i, Imam Abu Hanifah, Imam Malik e Imam Ahmad Ibn Hanbal. Tutte le opinioni di giurisprudenza islamica discusse in questo testo sono tratte dallo scritto di AbdurRahman al-Juzayri (al-Jozayri 1986), che raccoglie le opinioni comuni a tutte e quattro le scuole giuridiche.
[3] Shafi’i opera una suddivisione nel secondo tipo, per cui lo scambio di merci(riba’ al-Yadd) è trattato separatamente dal più generale riba’ al-Fadl.
[4] Tecnicamente, il Profeta (s) proibì, di conseguenza, ogni Bay’athayni fi bay’ah (due vendite in una volta)
[5] i Musulmani fanno sempre seguire il nome di Allah dalle parole Subhanahu waTa’la (Gloria a Lui l’Altissimo – SWT), il nome del Profeta Muhammad dalla formula Sallallahu ‘alayhi waSallam (Che Allah lo benedica e l’abbia in Gloria – s), e il nome dei Profeti precedenti dalle parole ‘Alayhi-s-Salam (Su di lui la Pace – *).
[6] Vedi Baron (1952)
[7] Tutte le traduzioni del significato dei versetti del Sublime Corano sono tratte dall’edizione curata da Hamza R. Piccardo dell’U.C.O.I.I (Unione delle Comunità Islamiche in Italia) – Newton & Compton editori