sabato 27 ottobre 2012

SUD: MOSTRA DOPO L’UNIFICAZIONE EMIGRARONO IN 19 MILIONI


Editoriale Il Giglio - n. 57 – Ottobre 2012


(Lettera Napoletana) - A trasportarli in Nord-America, in Brasile, in Argentina, in Australia erano le navi della Navigazione generale italiana nata dalle Società riunite Rubattino-Florio-Lloyd Italiano, le stesse Compagnie che avevano contribuito a distruggere il Regno delle Due Sicilie ed a realizzare quell’ “Italia unita” nella quale non c’era posto per loro. La Rubattino di Genova aveva fornito nel 1857, fingendone il furto, il piroscafo Cagliari a Carlo Pisacane per lo sbarco a Sapri, in Cilento, respinto dalla reazione popolare. Nel 1860 aveva fornito a Garibaldi i piroscafi Piemonte e Lombardo per invadere la Sicilia. Con i manifesti pubblicitari per i viaggi “solo andata” dei piroscafi che portavano via i meridionali (2 milioni e 749 mila dal 1876 al 1900, il 53% del totale degli emigranti dall’Italia. Tra il 1876 ed il 1961 quasi 19 milioni) si apre la Mostra “Partono i Bastimenti”, allestita dalla Fondazione Roma-Mediterraneo all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (9 ottobre - 13 dicembre 2012). L’emigrazione, praticamente sconosciuta nel Sud fino a prima del 1861, fu un esodo biblico. Ad ondate successive, a partire dagli anni ‘70 del 1800 e fino agli anni ‘60 del 1900, dall’Italia partirono in 25 milioni, secondo i dati dei curatori della Mostra. E se tra il 1861 ed il 1900 si emigrò anche da Veneto (17,9%), Friuli Venezia Giulia (16,1%) e perfino dal Piemonte, economicamente sfinito dalle guerre di conquista risorgimentali (12,5%), nei primi due decenni del ‘900 solo da Sicilia, Campania, Calabria, e Puglia emigrarono quasi 3 milioni di meridionali. Da Ellis Island, l’isolotto davanti a New York dove sbarcavano i disperati dopo la traversata in piroscafo per sottoporsi ai controlli dell’Immigrazione Usa, passarono, tra il 1899 ed il 1931, 3 milioni di meridionali contro 500mila emigranti del Nord-Italia.

A che cosa è servita l’emigrazione post-unitaria? «Rappresentò una valvola di sfogo che impedì l’esplosione di rivolte nelle campagne e nella città, dove non c’era lavoro e gli occupati venivano remunerati con salari da fame», riconosce Francesco Nicotra, curatore della Mostra e direttore dei programmi sociali della Niaf (National Italian American Foundation), la più importante organizzazione di italo-americani. “Partono i Bastimenti” accenna anche ad un altro aspetto dell’emigrazione: «a partire dal primi del ‘900 il trasporto degli emigrati rappresentò uno dei più colossali affari dell’epoca». Un affare perseguito cinicamente dalle Compagnie di Navigazione. «(…) le traversate atlantiche erano piene di pericoli - scrivono i curatori della Mostra nel catalogo - vitto mediocre, malattie contagiose, pessime condizioni igieniche e promiscuità erano cause della morte di moltissimi passeggeri, soprattutto bambini. Diverse “carrette del mare” gestite da armatori senza scrupoli naufragarono trascinando ogni volta nei gorghi centinaia di sventurati». Ma le rimesse degli emigranti affluivano massicce e finanziavano “l’Italia unita”. Tantissimi soldi arrivavano dai meridionali emigrati negli Usa attraverso i “vaglia garantiti” del Banco di Napoli, che aveva una sede a New York. Una legge del governo italiano del 1° febbraio 1901 aveva istituito il “Servizio delle rimesse degli emigrati”. Il Banco di Napoli acquisì un prestigio notevole negli Usa. Ancora a metà degli anni ‘80, prima della (s)vendita decisa al gruppo INA-Bnl e poi al Sanpaolo di Torino, per molti operatori economici era “la migliore Banca italiana”. Solo nel 1901 l’Italia unita “si accorse” dell’emigrazione, che aveva già assunto dimensioni enormi, ed istituì, con la legge 23/31 gennaio un “Commissariato per l’emigrazione”. L’obbiettivo era ormai diventato quello di limitare il fenomeno per la preoccupazione, dei grandi gruppi industriali del Nord e dei latifondisti del Sud (i “galantuomini” liberali), che la manodopera potesse cominciare a scarseggiare. Nel frattempo diverse ondate di emigrazione avevano allontanato gli emigranti politici, quadri amministrativi e soldati borbonici che avevano rifiutato di servire il nuovo Stato ed andarono a formare colonie all’estero. Solo nella guerra civile americana (1861-1865) – secondo i dati dei curatori della Mostra – «combatterono complessivamente (…) da 6mila a 10mila italo-americani» (cioè emigrati, n.d.r.). Ma gli stessi curatori della Mostra ammettono che «“il numero esatto non si conosce perché i nomi degli emigranti venivano americanizzati». Solo un piccolo cenno “Partono i Bastimenti” dedica alle “migliaia di soldati dello sconfitto esercito borbonico” che nel 1861 furono imbarcati per New Orleans “con la prospettiva di essere arruolati nell’esercito degli Stati secessionisti del Sud”.
I soldati borbonici sopravvissuti, che niente sentivano di avere a che fare con l’Italia unita, decisero di restare in America e furono l’avanguardia dell’ondata migratoria proveniente dall’ex Regno delle Due Sicilie. A loro è dedicata appena una vetrinetta, nell’ambito di una Mostra “politicamente corretta”, dove la chiave di lettura proposta per il gigantesco dramma dell’emigrazione è quella di un necessario, per quanto doloroso, tributo pagato alla nascita di questa Italia. A bilanciarla, un’altra vetrina riproduce l’entrata nel Porto di New York, il 14 maggio 1848, della nave (borbonica) Carolina proveniente da Palermo, il cui comandante, il liberale Giovanni Corrao, decise di inalberare la bandiera bianco-rosso-verde. Niente a che vedere con il dramma dei milioni di meridionali costretti dopo l’unificazione a trasferirsi in Paesi che allora apparivano lontani come i pianeti del sistema solare, hanno i “precursori” (così nel catalogo della Mostra), poche decine di intellettuali liberali e di cospiratori carbonari, fra i quali l’immancabile Garibaldi, che scelsero di trasferirsi volontariamente in Nord-America per periodi più o meno lunghi, accolti e protetti dai compagni di setta. Nel giugno 1841 a New York era stata fondata la “Congrega centrale” della Giovane Italia, che aveva sezioni in diverse città degli Stati Uniti. Ma per i milioni di meridionali anonimi che affollavano le banchine dei porti di Napoli e di Palermo, la decisione di lasciarsi l’Oceano alle spalle aveva motivazioni completamente diverse. Era una scelta forzata per non piegarsi al nuovo regime, nel caso dell’emigrazione politica. Per non morire di fame, per tanti altri. La storia di tutti loro è ancora da scrivere. A questa storia “Partono i Bastimenti” - che non offre molte immagini e documenti inediti - fornisce un contributo informativo. Certo, è qualcosa più di niente se si pensa che ad aver realizzato la Mostra è una Fondazione romana e non una delle tante che si richiamano (nel nome) al Sud. (LN57/12).

giovedì 25 ottobre 2012

Rivoluzione d’Ottobre la componente ebraica


di: Andrea Giacobazzi

Se si volesse guardare all’origine famigliare, si dovrebbe riscontrare che la Rivoluzione russa fu un avvenimento considerevolmente ebraico. In questa panoramica storica non indagheremo le ragioni di questa ampia partecipazione, le lasceremo ai sociologi ed eventualmente ai criptopolemologi. In ogni caso, l’instaurazione del socialismo vide tra i suoi principali protagonisti talmente tanti soggetti dall’inequivocabile ascendenza israelitica da far scrivere a Winston Churchill:
Non c’è bisogno di esagerare il ruolo giocato da questi Ebrei internazionali e per lo più atei, nella creazione del Bolscevismo e nell’attuale realizzazione della Rivoluzione Russa. E’ stato certamente un importantissimo ruolo che ha inciso più di qualsiasi altro. [...]
Così Tchitcherin, un russo puro, viene eclissato dal suo simbolico subalterno Litvinoff, e l’influenza di russi come Bukharin o Lunacharsky non può essere paragonata al potere di Trotsky o di Zinovieff [...].
Lo stesso Lenin poteva contare nella sua genealogia famigliare “un quarto” ebraico essendo suo nonno materno Israel (Alexander) Blank, poi battezzato. Lo storico israeliano L. Rapoport, scrisse che “subito dopo la Rivoluzione [Bolscevica], molti ebrei erano euforici della loro presenza nel nuovo governo in un così alto numero. Il primo Politburo di Lenin era dominato da uomini di origine ebraica” . Un altro storico ebreo – L. Schapiro - sostenne che chiunque fosse caduto nelle mani della Cheka aveva “ottime possibilità di trovarsi davanti ad un inquirente ebreo e con ogni eventualità essere fatto fucilare da quest’ultimo” . È generalmente riconosciuto che “molti ebrei parteciparono attivamente alle purghe staliniane e occuparono posti-chiave nel famigerato sistema dei Gulag” , anche se a questo proposito bisogna sfatare il mito che vuole il brutale sistema repressivo sovietico come una creazione di Stalin; Lenin e il suo governo lo avevano ideato e sviluppato sensibilmente: ne faranno le spese anche diversi ebrei.
Nel 1919, anche l’effimera e sanguinosa esperienza della Repubblica Sovietica Ungherese vide una “presenza ebraica” del tutto sproporzionata. Al Memento Park di Budapest è ancora possibile vedere il Béla Kun, Jenő Landler and Tibor Szamuely Memorial raffigurante tre esponenti di spicco della Repubblica: tutti e tre di origine israelitica. Béla Kun, aveva magiarizzato il suo nome che in origine era Khon, il padre era ebreo. Lo stesso Georg Lukács, famigerato Ministro (commissario) - e censore - della Cultura nel breve esperimento rosso ungherese, proveniva da una famiglia ebraica.
Casi non troppo dissimili si potevano riscontrare in altri Paesi che in seguito formarono il Patto di Varsavia. Già nel 1936, il cardinale polacco A. Hlond parlava di lotta degli ebrei contro la Chiesa Cattolica, sottolineando come dalle fila israelitiche provenissero quei soggetti che costituivano “l’avanguardia dell’ateismo, del movimento bolscevico e delle attività rivoluzionarie” . Quando dopo la guerra il socialismo fu impiantato in Polonia, lo stesso cardinale - come si scrisse sul Catholic Herald - denunciò: “Gli ebrei occupano i posti chiave nel governo polacco” . J. Gunther, autore di Oltre la cortina, riconobbe che “gli uomini che dominavano la Polonia erano ebrei, il segretario generale del partito comunista cecoslovacco era ebreo, Ana Pauker [Hannah Rabinsohn, alto dirigente del partito comunista e ministro degli esteri] in Romania era ebrea” , in generale - come riferisce L. Canfora - si può dire che i vertici delle “democrazie popolari”, specie in Cecoslovacchia, fossero “in larga parte rappresentati da comunisti di origine ebraica” . Appare quindi corretta la definizione riportata in Questione ebraica e socialismo reale: “L’influenza ebraica nel partito comunista e nel governo [cecoslovacco] era considerevole” .
Sul bollettino dei rifugiati ebrei in Gran Bretagna, Richard Yaffe non nascondeva che – citiamo testualmente – il governo di Praga “con l’aiuto di agenzie ebraiche americane, si mise a ricostruire sinagoghe ovunque gli ebrei le volessero”. Poco dopo affermava addirittura: “In one case, in the Sudetenland [Sudeti], where the Germans have been expelled and which is being populated from other parts of the country, the Jews there asked for synagogues, got them, and promptly departed for Israel”. Parlando chiaramente di “supporto del governo”, diceva:
tutte le spese delle sinagoghe, gli stipendi del rabbinato e di altri funzionari sono a carico del regime: ricevono lo stesso stipendio del Primate Cattolico. Le case di riposo per ebrei anziani sono in alberghi requisiti. Il Dr. Unger [neurologo, dirigente della comunità ebraica] ha detto: - “Abbiamo un grande beneficio, perché abbiamo ricevuto il corretto riconoscimento dal Governo. Non c’è bisogno di mendicare denaro al nuovo, essi vengono da me e continuano a chiedere se ne voglio di più .
I toni ottimistici qui riportati descrivevano un ruolo centrale nel governo di Praga, ruolo che, come vedremo a breve, andrà verso un sostanziale ridimensionamento di lì a qualche anno.
Quelli che abbiamo riportato in relazione a Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, URSS sono solo esempi minimali di un quadro ben più ampio. Trattandosi di una panoramica non entreremo eccessivamente nei dettagli ma molto ancora si potrebbe scrivere sui dati statistici riguardanti la “presenza ebraica” nei vari organi degli Stati presi in esame e sulla parte non secondaria avuta da molti soggetti con ascendenza israelitica nelle varie fasi del cosiddetto “Terrore Rosso”.
Si può in generale affermare che il peso degli ebrei fu ampio ma che - con modalità diverse da Paese a Paese e in determinati casi attraverso interventi esterni - gli esponenti delle etnie maggioritarie arrivarono ad una successiva presa di coscienza, talvolta violenta, con la quale si identificò la consistente presenza israelitica nei gangli dello Stato come un fattore non positivo per gli interessi generali o come un vero e proprio elemento di penetrazione straniera. In ambito sovietico, il ridimensionamento numerico della componente ebraica procedette concretamente con il consolidamento al potere di Stalin. Non solo nell’URSS ma anche nelle repubbliche socialiste instaurate dopo il secondo conflitto mondiale, si arrivò dopo alcuni anni ad un redde rationem, contornato di imprigionamenti ed esecuzioni.

Stalin e il sionismo
L’era di Stalin coincise per decenni con l’affermazione in Europa di governi nazional-corporativi: dal fascismo italiano, al salazarismo portoghese, dal franchismo spagnolo al nazionalsocialismo tedesco, modelli diversi ma che nel loro complesso non potevano non influenzare, almeno indirettamente, l’uomo forte di Mosca. Non v’è dubbio che in questi anni il carattere più schiettamente ideologico della politica sovietica abbia lasciato il passo a toni patriottici e a grandi gesti di pragmatismo politico (si pensi al Patto Molotov-Ribbentrop).
Appoggiandosi al principio dell’autonomia nazionale, Stalin tentò di creare una provincia ebraica (Oblast’ autonoma ebraica) in cui concentrare gli israeliti. L’area consisteva in uno sperduto territorio dell’estrema Siberia orientale, confinante con la Cina, caratterizzato da condizioni climatiche non facili e privo di accesso al mare. I risultati di questo progetto furono fallimentari: secondo un censimento del 1989 i giudei non supervano il 4,2% della popolazione a fronte di un 7,4% di ucraini e di un 83,2% di russi, per un totale di circa 200.000 abitanti . La Gerusalemme sovietica - che si contrapponeva al sionismo “nazionalismo borghese” - non poteva prendere piede.
Nei primi decenni del ‘900 il sionismo era tutt’altro che maggioritario in seno alle comunità israelitiche e l’idea che alcuni ebrei volessero costituire una loro Patria attorno al Monte Sion era considerata dall’URSS come reazionaria, sciovinista, sostanzialmente antisocialista. Giusto per inquadrare il clima politico si tenga presente che quando nel 1941 il dirigente sionista E. Epstein si intrattenne con l’ambasciatore di Mosca in Turchia S. Vinogradov, il diplomatico gli chiese: “Ma davvero in Palestina gli ebrei lavorano?”.
L’Unione sovietica, in ogni caso, era guidata da un grande pragmatico che non mancò di dare un contributo indispensabile alla nascita dello Stato di Israele.

Abba Eban, diplomatico e ministro degli esteri israeliano, ricordando il suo lavoro nel comitato speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, scrisse nella sua autobiografia: “L’Urss era la sola potenza mondiale che sosteneva la nostra causa” . Effettivamente nel periodo immediatamente precedente l’indipendenza, inglesi e statunitensi erano tiepidi se non contrari alla nascita di uno Stato ebraico sicuramente inviso a quei Paesi arabi ricchi di petrolio con cui le potenze occidentali volevano mantenere buone relazioni politiche ed economiche. Inoltre, dato non secondario, Israele sarebbe probabilmente stata una repubblica di “sinistra” in mezzo a Stati non ostili agli anglo-americani. Il Dipartimento di Stato si manteneva abbastanza freddo verso i sionisti e raccomandò al presidente Truman che si evitasse di favorire la nascita di un loro Stato perché “nell’arco di tre anni questo si sarebbe trasformato in una marionetta comunista” .
In effetti è possibile che Stalin pensasse che uno Stato israeliano, popolato in buona parte da ebrei provenienti da Paesi slavi, con un governo quasi certamente filosocialista, sarebbe potuto essere un’utile pedina nello scacchiere del Vicino Oriente e una spina nel fianco per le Potenze che di lì a poco avrebbero costituito il Patto Atlantico. L’appoggio dato ai sionisti in questa fase non fu comunque dettato da simpatie ebraiche, anzi si può dire che questo fatto fu accompagnato e seguito da un inasprimento dell’atteggiamento sovietico verso le comunità israelitiche sotto la giurisdizione di Mosca: la battaglia per la creazione di Israele era affiancata dall’espulsione degli ebrei dall’apparato e ad una forte diffidenza verso gli israeliti sovietici che approvavono il sionismo.
Senza voler confondere situazioni differenti, si può notare un certo parallelismo con il fascismo italiano: lo stesso Mussolini in alcune fasi della sua esperienza di governo appoggiò il sionismo identificandolo, almeno pubblicamente, come movimento votato alla creazione di una Patria israelitica per gli ebrei che non erano stati integrati in alcuni Stati europei ma, allo stesso tempo, vedeva con sospetto le ragioni del sionismo italiano, non esistendo in Italia alcuna necessità per gli ebrei residenti di abbandonare la terra in cui erano nati, la Penisola doveva essere la “loro Sionne”, almeno fino al 1938. Hitler, a differenza di quanto appena scritto, favorì l’emigrazione ebraica dalla Germania - anche verso la Palestina - proprio perché credeva che gli ebrei non dovessero essere integrati, fu così che decine di migliaia di giudei tedeschi si trasferirono nelle colonie sioniste. In sostanza si può dire che se il nazionalsocialismo guardò al sionismo come ad un’opportunità per risolvere la questione ebraica nel Reich, sia Stalin che Mussolini credettero, in momenti distinti e con scenari diversi, nella possibilità di utilizzare il movimento sionista come strumento per estendere la propria influenza e per trarre alcuni benefici politici. Resteranno entrambi delusi.
A parziale conferma di quanto detto, L. Mlečin nel suo Pechè Stalin creò Israele sostiene:
Stalin si accingeva a donare uno stato agli ebrei palestinesi, ma vietava a quelli sovietici di solidarizzare con i sionisti, cosa che invece consentiva ai suoi diplomatici. In Unione sovietica persino il sostegno morale al sionismo era considerato un crimine
Nel 1947 la posizione sovietica fu decisiva, arrivati al voto sulla risoluzione per spartizione della Palestina (indispensabile per la nascita di Israele) si ebbero trentatrè voti a favore, tredici contro e dieci astensioni. Insieme all’URSS votarono Bielorussia, Cecoslovacchia, Polonia e Ucraina. Se si fossero astenuti o se avessero votato contro la risoluzione non sarebbe passata.
Tanto più esplicitamente l’Unione Sovietica si avvicinava alle istanze sioniste tanto più gli statunitensi temevano l’idea di creare uno Stato israeliano. Truman tuttavia, siccome Stalin aveva deciso di dare uno Stato agli ebrei, probabilmente pensò che opporsi sarebbe stato inutile se non dannoso per gli USA. Gli avversari più intransigenti erano il segretario di Stato G. Marshall (che diede il nome al celeberrimo piano) e il ministro della difesa J. Forrestal. Lo stesso Marshall pochi giorni prima della proclamazione dell’indipendenza, guardò il presidente negli occhi e gli disse che se avesse riconosciuto lo Stato ebraico avrebbe votato contro di lui alle elezioni di novembre . Gore Vidal, aggiunge a questa vicenda alcuni suoi ricordi:
Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele. A differenza di suo padre, il vecchio Joe, e di mio nonno, il senatore Gore, né io né Jack eravamo antisemiti e così commentammo quell’episodio come una delle tante storielle divertenti che circolavano sul conto di Truman e sulla corruzione tranquilla e alla luce del sole della politica americana *
Mentre la Gran Bretagna (che in quanto Potenza mandataria era stata duramente colpita dal terrorismo sionista in Palestina) riforniva di armi gli arabi, le operazioni sovietiche di supporto ai sionisti videro un ruolo centrale della Cecoslovacchia. Un ponte aereo fece giungere in Palestina il materiale bellico al punto che il governo statunitense protestò ufficialmente con quello cecoslovacco e informò le Nazioni Unite delle forniture clandestine di armi . Golda Meir avrebbe commentato anni dopo: “Non sappiamo se avremmo potuto resistere senza le loro armi” . Dello stesso parere era Yitzhak Rabin .
Una volta fondato, lo Stato andò incontro al riconoscimento delle due principali Potenze mondiali, nei mesi successivi il ministro degli esteri israeliano Shertok parlava di sostegno fermo del blocco orientale ad Israele, di ottima intesa con l’URSS sulla maggior parte delle questioni aggiungendo: “al Consiglio di Sicurezza si comportano non solo come nostri alleati ma addirittura come nostri emissari” . Qualche tempo dopo Yaakon Arié Hazan, dirigente del partito della sinistra israeliana Mapam, sostenne: “il sionismo ha potuto raggiungere il suo scopo solo grazie alla Rivoluzione russa” .
In sintesi il ruolo sovietico fu essenziale in ordine alla nascita di Israele, in particolare in tre fasi: l’approvazione della proposta di spartizione del 1947 , il riconoscimento dopo la fondazione del nuovo Stato e l’aiuto militare determinate dato durante la prima guerra arabo-israeliana.
Non passò molto tempo e questo clima svanì, del resto i sionisti erano ben lontani dal volersi consacrare al comunismo sovietico. Già prima della proclamazione d’indipendenza israeliana, il presidente Truman aveva deciso di incontrare segretamente Weizmann per avere rassicurazioni circa il fatto che l’URSS non fosse sul punto di utilizzare la presenza ebraica per penetrare la regione. Il dirigente sionista gli rispose:
Ciò non accadrà, se i Soviet avessero voluto servirsi dell’emigrazione ebraica per la diffusione delle loro idee, avrebbero potuto farlo già da un pezzo. Ma da noi vengono colore che fuggono il comunismo. I buoni coltivatori e gli operi qualificati aspirano ad un livello di vita che è impossibile in un regime comunista. Il comunismo si può diffondere solo negli strati impoveriti e incolti della società
Una volta riconosciuto Israele, i sovietici iniziarono a vedere di cattivo occhio gli scambi tra la rappresentanza diplomatica israeliana e la comunità ebraica moscovita, il ministro degli esteri Sharett nel dicembre 1949 dichiarò che Israele si atteneva al non allineamento e che non si darebbe schierato con alcuna delle parti coinvolte nello scontro bipolare (in realtà lo Stato ebraico era sempre più spesso a fianco del cosiddetto “Occidente”), inoltre, come già detto, nell’URSS si procedeva a ritmo intenso con l’allontanamento di molti ebrei dai ranghi dello Stato, il clima di diffidenza verso gli israeliti era in crescita.
Nel luglio 1949 sul bollettino informativo dell’AJC (Association of Jewish Refugees in Great Britain) apparve un attacco allo stalinismo che, pur con alcune evidenti forzature, rifletteva sul mutamento dell’atteggiamento sovietico rispetto agli ebrei. Si scriveva del ruolo prominente dei comunisti di origine ebraica nel primo Politburo e del fatto che dopo il 1917 l’ “antisemitismo” fosse punito “under criminal law” ma quando “il comunismo si sviluppò nello stalinismo l’idea della solidarietà del proletariato si sostituì il panslavismo, all’internazionalismo si sostituì lo sciovinismo e così le virtù di molti ebrei diventarono vizi” . Più avanti si prendeva di mira la cattiva accoglienza riservata dalle popolazioni residenti agli ebrei in fuga dalle truppe nazionalsocialiste ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e si concludeva parlando della xenofobia e sostenendo che l’URSS subiva “un attacco acuto di questa patologia mentale” . L’ultima frase del pezzo firmato da Herbert Freeden era chiara: “Questo può passare solo con un nuovo orientamento russo verso il mondo” .
Gli accenti non devono stupire: a ottobre Sharett disse al rappresentante diplomatico israeliano M. Namir che sarebbe stato opportuno “lanciare una campagna sulla stampa ebraica internazionale, soprattutto statunitense, e anche sulla stampa non ebraica” in relazione alla questione degli ebrei sovietici. Il governo di Mosca, parecchio infastidito dalla situazione, percepiva la presenza di una “quinta colonna” ebraica e gli israeliani non sapevano esattamente che fare: un attacco mediatico diretto contro l’URSS avrebbe portato alla rottura delle relazioni. A dicembre S. Carapkin, il numero due dalla rappresentanza di Mosca all’ONU, disse al delegato israeliano G. Rafael: “I vostri interventi all’Assemblea generale dimostrano chiaramente che state passando dalla parte degli Stati Uniti” . Nel 1952 la presenza ebraica negli organi dirigenti dello Stato sovietico era stata ridotta all’osso, il primo dicembre di quell’anno Stalin affermò:
Ogni ebreo è un nazionalista, un potenziale agente dei servizi americani. I nazionalisti ebrei si ritengono in debito con gli USA, che avrebbero salvato il loro popolo. E fra i medici si annidano molti ebrei nazionalisti
Era in ebollizione il caso giudiziario-politico passato alle cronache come “Complotto dei Dottori”. Diversi medici, in larga parte ebrei, furono accusati di aver assassinato alcuni esponenti di spicco dell’URSS, il 13 gennaio 1953 la Pravda pubblicò un articolo dal titolo Sotto la maschera dei professori-dottori: Spie ed assassini infami. La campagna si smorzò con la morte di Stalin (5 marzo) e venne in seguito sconfessata dalle stesse autorità sovietiche.
Nel febbraio ’53 Lucjan Blit, sempre da AJR Information, puntava il dito verso Mosca e si domandava: “La Russia comunista sta per scatenare le forze del razzismo? L’antisemitismo nazista sarà seguito dall’antisemitismo comunista?” . La situazione stava precipitando: il 9 febbraio una bomba devastò la rappresentanza diplomatica sovietica a Tel Aviv, l’atto fu condannato ufficialmente dalle autorità israeliane ma l’URSS decise di rompere le relazioni con lo Stato ebraico.
L’arrivo al potere di Chruščёv e il ripristino delle relazioni diplomatiche nel luglio di quello stesso anno segnarono un miglioramento dei rapporti ma i tempi dell’idillio non tornarono. Nel 1956, in occasione della Crisi di Suez, l’Unione Sovietica si trovò nuovamente contrapposta al governo israeliano.

Anni ’50-’60-‘70. Battaglie culturali e politiche
Certa stampa israelitica, non senza una visibile utilità di fazione nello scontro bipolare, sottolineava ancora nell’autunno 1960 come le organizzazioni ebraiche americane avessero emesso un solenne
appello agli “uomini di buona volontà in tutto il mondo” per contribuire ad alleviare le sofferenze degli ebrei sovietici. I gruppi, in una dichiarazione in occasione dello Yom Kippur, espressero “Profondo dolore e montante preoccupazione” per la posizione “tragica” degli ebrei sovietici, e condannarono la campagna di incitamento in Russia contro il giudaismo
Qualche mese prima il congresso del P.E.N. (poets, essaysts, novelists) a Rio de Janeiro aveva espresso una condanna formale riguardo alla “suppression of Yiddish and Hebrew culture and language in the Soviet Union” *.
Nel febbraio 1963, su alcuni periodici ebraici non mancò chi sostenne che nell’URSS fossero stati attuati attacchi alla cultura ebraica, chiuse frequentemente delle sinagoghe ed identificato – durante alcuni processi – i luoghi di culto giudaici come punti d’incontro di “truffatori e speculatori” .
Sul bollettino informativo dell’AJR dell’ottobre 1963 una delle due colonne relative alle notizie dall’estero era dedicata all’Unione Sovietica. In tre riquadri venivano sintetizzate le informazioni. Nel primo si parlava della condanna a morte di un rabbino per “crimini economici”. Contestualmente la nota esprimeva dubbi circa la qualifica di “rabbi” che la stampa sovietica aveva attribuito al soggetto da giustiziare.
Secondo riquadro: il cimitero ebraico di Mosca era stato chiuso a luglio dalle autorità “presumibilmente per mancanza di spazio”. I funerali ebraici “avrebbero dovuto essere celebrati in cimiteri non-ebraici” . Numerosi appelli “di Rabbi Levin - Rabbino Capo di Mosca - e di altri esponenti di spicco della sinagoga moscovita per l’ottenimento di una enclave ebraica di fianco alla nuova area di sepoltura municipale, erano stati rigettati”. Si concludeva evidenziando “la diffusa paura tra gli ebrei di Mosca che questo fatto potesse creare un precedente” .
Nel terzo riquadro si passava la parola a Nahum Goldmann il quale sosteneva che la condizione degli ebrei in Russia non era come ai tempi di Stalin ma che la situazione, “sostanzialmente migliorata dopo la sua morte, è gradualmente e nuovamente deteriorata”.
Il Governo Sovietico, ci si lamentava nella nota, “usava tutti i mezzi possibili per raggiungere l’assimilazione della popolazione ebraica”. A tal fine “la pratica della religione ebraica e l’organizzazione dell’ebraismo sovietico come minoranza nazionale erano limitate o interamente vietate”.
Il testo si concludeva sottolineando che la risoluzione del World Jewish Congress “esprimeva la speranza che nell’Unione Sovietica fossero garantiti agli ebrei gli stessi diritti e le stesse agevolazioni che le Nazioni Unite garantivano a tutte le minoranze e che l’Unione Sovietica concedeva alle altre minoranze nazionali o religiose” .
Quello stesso anno ebbe luogo l’uscita del libro di Trofim K. Kichko Giudaismo senza abbellimenti, pubblicato con l’importante avallo dell’Accademia ucraina delle Scienze. Il testo venne in seguito ritirato dalla circolazione per le dure contestazioni che aveva suscitato in tutto il mondo e per le accuse di antisemitismo che sempre più frequentemente erano lanciate in direzione dell’URSS, pochi anni dopo Kichko fu comunque premiato dal Presidente del Soviet supremo ucraino con un diploma d’onore (1967) e diede alle stampe un nuovo libro dal titolo Giudaismo e sionismo (1968). In Italia una dura protesta per la pubblicazione fu fatta dal giornale comunista Paese Sera diretto da Fausto Coen .
In Giudaismo senza abbellimenti la critica non si limitava affatto al sionismo ma si estendeva all’ebraismo in quanto tale, definito come religione “al servizio delle classi ricche, le quali se ne servivano per distogliere l’attenzione degli ebrei poveri dalla lotta per la giustizia sociale” . Più avanti si sottolineava: “Tutto il culto ebraico è un commercio trasposto in termini religiosi. Sono traffici la vendita del pane azzimo, i riti dei funerali e della circoncisione, delle nozze e del divorzio. Dappertutto c’è al primo posto il denaro e il disprezzo per il lavoro produttivo” . In più passaggi si faceva riferimento al giudaismo descrivendone le pretese d’elezione ed alcuni tratti xenofobi, collegando questi aspetti alla politica sionista, vista come manifestazione attuale e “statale” di elementi identitari già riscontrabili nel passato. Scriveva Kichko: “Le invenzioni della Torah sul “popolo prescelto da Dio” e sulla superiorità del popolo ebraico in confronto agli altri, da tempo nutrono e continuano a nutrire il nazionalismo e il sionismo” . In sostanza, “la lotta coi relitti del giudaismo, nella fase attuale, non è una lotta astratta, puramente accademica, che abbia un interesse solo teorico, ma è dettata dalle necessità dell’edificazione della società comunista ed acquista grande valore patriottico” . In questo clima non devono stupire gli inviti ateizzanti - lanciati nel 1964 sulla stampa lituana – nei quali veniva sottolineata “l’essenza reazionaria del giudaismo”, contestualmente si ribadiva che la lotta doveva essere rivolta principalmente contro il Cattolicesimo, in quanto Fede maggioritaria, ma non andava dimenticato che gli scismatici* e “la Sinagoga ebraica” avevano una certa influenza su determinati settori della società . Su una linea affine si inseriva una notizia diffusa da Canadian Jewish News in base alla quale era stato pubblicato (1966) dall’Istituto di filosofia della Accademia Sovietica delle Scienze un testo dal titolo La costruzione del comunismo e la rimozione dei residui religiosi in cui il sionismo veniva condannato in quanto nemico dei popoli e dei lavoratori ebrei .
Il 1967 fu l’anno della Guerra dei Sei Giorni attraverso la quale Israele riuscì ad occupare importanti territori arabi. Tutti i Paesi del blocco orientale, ad eccezione della Romania, recisero le loro relazioni con lo Stato ebraico.

Di lì a pochi anni l’equazione sionismo-razzismo fu sancita dalle Nazioni Unite con la risoluzione n° 3379 (1975) dell’Assemblea Generale - “[...] il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale” - il testo sarà revocato sedici anni dopo come precondizione posta da Israele per la partecipazione alla Conferenza di pace di Madrid . Inutile dire che nel 1975 il voto di Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria ed URSS fu favorevole, il rappresentante rumeno era assente.
In particolare tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70 sulla stampa sovietica prese forma una intensa critica rivolta tanto alla politica sionista quanto alla storia ebraica . Veniva pubblicato a puntate da un periodico il nuovo libro di Kichko Giudaismo e sionismo. Vi si poteva leggere:
Sotto il coperchio del Talmud e della Torah, l’ideologia sionista dispiega la sua propaganda per la creazione di uno stato ebraico-aristocratico, destinato a dominare tutte le nazioni. Riferendosi alla Torah, Herzl e gli altri sionisti fecero, per i bisogni della loro propaganda, un vasto uso della religione ebraica e dei suoi istituti.. Il giudaismo riformato si è rivelato un eccellente fattore di coesione fra l’ideologia del giudaismo, il sionismo militante e le attività aggressive attuali del gruppo dirigente di Israele. L’essenza di questo giudaismo riformato, che ha trovato la sua espressione politica nell’ideologia del sionismo, riposa sulla sua rinascita, in terra di Sion, là dove si suppone che il popolo ebraico debba acquisire la sua sovranità nazionale, dell’immortale aspirazione del giudaismo e del popolo ebraico a sottomettere spiritualmente - quando i tempi saranno maturi - l’universo intero .
Poco più avanti, ancora sul rapporto Talmud-sionismo si scriveva del “concetto fanatico dell’elezione divina del popolo ebraico, la propaganda messianica e l’idea della dominazione su tutti i popoli della terra” *.
Nell’agosto di quello stesso anno, pochi giorni prima dell’intervento sovietico in Cecoslovacchia, diversi organi d’informazione, compreso l’importante giornale del ministero della difesa, parlarono di sabotatori che minacciavano il socialismo. Il giudaismo divenne oggetto di condanna in quanto diffusore di “esclusivismo razziale” ed in quanto giustificava “crimini contro i gentili [non ebrei]” . Già all’inizio degli anni ’50 nella Repubblica cecoslovacca ebbe luogo una prima resa dei conti che ridimensionò il peso degli ebrei nell’amministrazione del Paese: al processo Slansky furono messi sul banco degli imputati e condannati (diversi alla pena capitale) un numero considerevole di esponenti politici, principalmente di origine israelitica, con l’accusa di essere cospiratori al servizio degli Stati Uniti e “traditori trozkisto-titoisti, sionisti, borghesi nazionalisti”.
A distanza di quasi vent’anni la stampa israelitica (dicembre 1969) attaccava: “Diverse personalità ebraiche sono state espulse dal partito comunista cecoslovacco, dall’Assemblea nazionale, dai sindacati e dalle organizzazioni professionali nella ampia purga volta a rimuovere tutti i liberali che hanno sostenuto le riforme di Dubček (1968-69)” . Prima dell’intervento sovietico del 1968 diversi condannati al processo Slansky furono riabilitati dalle autorità: l’arrivo delle truppe da Mosca rappresentò un nuovo colpo, causando “l’esodo dalla Cecoslovacchia di un numero considerevole di sionisti” .
Fatte le dovute proporzioni si può dire che in quel periodo pure nella Polonia di Gomułka e del ministro dell’interno Moczar (fervente nazional-comunista) il clima non fosse troppo diverso , l’AJR Information lamentava “purghe polacche” e parlava di “esodo polacco” . Anche in Romania, con l’arrivo al potere di Ceausescu alla fine del 1967, il ruolo delle “minoranze” fu sostanzialmente ridimensionato *.
Nel 1969 un nuovo libro veniva diffuso in Unione Sovietica per un totale di 75.000 copie: Attenzione: Sionismo! L’autore era Y. Ivanov, del Comitato Centrale del Partito . Nelle sue 173 pagine il sionismo era presentato come una gigante “impresa” internazionale dell’ebraismo mondiale. La Pravda scrisse che l’indubitabile importanza del volume stava nel far emergere “la vera immagine malvagia del sionismo” . Un articolo dello stesso Ivanov era apparso a giugno su Molodoj Kommunist, organo del Comitato Centrale della Lega Comunista Sovietica dei Giovani. Si affermava: “il complesso religioso giudaico è caratterizzato dall’odio all’umanità, dalla predicazione del genocidio, dall’amore del potere e dall’elogio dei mezzi criminali per conquistarlo” . Del resto nel 1971 il bollettino dell’Ambasciata sovietica a Roma parlava dello studio della Torah in Israele come mezzo “per alimentare l’odio verso i non ebrei o verso gli ebrei che non professano il giudaismo” e sui sionisti sosteneva: “condividono l’impostazione di base dell’ideologia antisemita, giungendo però ad altre conclusioni. Al posto del teutone c’è l’ebreo, che rappresenta la razza pura e superiore” .
Se dalla fine degli anni ‘70 iniziarono a fiorire ricerche e studi organici sui rapporti intercorsi tra sionisti da un lato e Germania nazionalsocialista dall’altro , si può dire che alcuni di questi articoli apparsi sulla stampa sovietica avessero in parte preceduto questa fase *. Curioso notare che nel 1982 Mahmoud Abbas (Abu Mazen, co-fondatore di Fatah) ottenne il Ph.D. presso l’Università Patrice Lumumba di Mosca con una tesi intitolata La connessione tra nazismo e sionismo, 1933-1945 .

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=17397

mercoledì 24 ottobre 2012


SU FASCISMO/ANTIFASCISMO

   “FASCISTA”
Joe Fallisi

Per rendersi conto di quanto sia assurdo dare del "fascista" all'America di Bush (se non nel senso banale e ottuso), si consideri che il fascismo, o, se si preferisce, meglio-peggio ancora, il mussolinismo, espresse le sue caratteristiche più proprie essenzialmente dal 1922 al 1937, sino, cioè, alla plumbea "germanizzazione" del medesimo, preludio della catastrofe della guerra e della sua stessa fine(1). E che durante quei 15 anni avvenne, attraverso lo Stato inteso in senso attualistico e per via senza alcun dubbio autoritaria (che io NON approvo né caldeggio), una serie continua e sbalorditiva di realizzazioni prevalentemente sociali (FATTI concreti, non chiacchiere) mai sino ad allora neppure tentate, né in Italia né altrove(2). E, oltre a tutto, nel periodo di crisi più profonda dell'economia occidentale e in un Paese povero di risorse. Da un lato esse furono all'origine del consenso entusiasta quasi unanime della popolazione al regime; dall'altro "giustificarono" l'appello laido e pietoso dei dirigenti "comunisti" che, con la lingua per terra e la bava alla bocca e oramai quasi senza seguaci, non sapendo più a che santo bolscevico votarsi, battevano essi stessi le mani alle "camice nere" (cfr. "Lo Stato Operaio" n. 8, agosto 1936)(3). Ne riporto solo alcune, traendole dal nuovo libro in tre volumi, concluso ma ancora inedito(4), di uno scrupoloso ricercatore, il politologo Alberto B. Mariantoni.
"-          la costituzione e l’organizzazione - tra il 1922 ed il 1935 - di 26 nuove Province: Aosta, Asti, Bolzano, Brindisi, Enna, Fiume, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Littoria, Matera, Nuoro, Pescara, Pistoia, Pola, Ragusa, Rieti, Savona, Taranto, Terni, Trento, Trieste, Varese, Vercelli, Viterbo,
-            la riorganizzazione della burocrazia – (...) 1923 (...);

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione delle prime «Norme per l'esecuzione delle opere pubbliche» – (...) 1923 (...);

 

-            l’introduzione del concetto di «Sanità Pubblica» e la definizione dei relativi campi di intervento – (...) 1923 (...);

 

-            L’approvazione - da parte del Consiglio dei Ministri - della «Riforma Scolastica» proposta dal Ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile – 27 Aprile 1923; (...) con quella riforma venne definito il valore etico e formativo della scuola che era prima concepita quasi esclusivamente in funzione strumentale e informativa ; la riforma Gentile si preoccupò anzitutto dell'istruzione popolare, istituendo dovunque la scuola rurale e la scuola serale, che valsero a diffondere, in brevissimo tempo, l'obbligo e il desiderio dello studio negli strati più profondi e più lontani delle popolazioni periferiche, fino a debellare l'analfabetismo;

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione dell’Ordinamento dell’Istruzione Media e dei Convitti Nazionali – (...) 1923 (...);

-            la promozione e l’inaugurazione della prima «Esposizione Internazionale delle Arti decorative» con cadenza biennale, presso la Villa Reale di Monza – 19 Maggio 1923 ; nel 1933, la mostra si trasferirà presso il nuovo «Palazzo dell’Arte» di Milano;

 

-            la valorizzazione ed il potenziamento dell'«Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura» – 1923-1933; già nel 1923, venne favorita e sponsorizzata la prima  «Mostra dell'Agricoltura, dell'Industria e dell'Arte applicata» a Roma, in cui il Sen. Nazzareno Strampelli (degli omonimi Centri sperimentali di Rieti) presentava 35 nuove varietà di frumento tenero e alcune di duro; nel 1939, il Registro nazionale delle varietà elette, elencava 50 varietà di frumento, 32 delle quali sempre provenienti dai suddetti Centri sperimentali;

 

-            l’Istituzione del «Consiglio Nazionale delle Ricerche» – C.N.R.  – 1923;

 

-            la riorganizzazione e lo sviluppo dell’«Opera Nazionale Combattenti» (ONC) – 1923; è a questo Ente che, più tardi, il Regime di Mussolini assegnerà il compito di realizzare la bonifica e la nuova strutturazione ambientale dell’Agro Pontino: una vasta regione paludosa e malarica che si estendeva, per all’incirca 760 kmq, al Sud di Roma, sino al mare, tra Terracina e monte Circello;

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo del «Parco Nazionale d’Abruzzo» – (...) 1923 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia» delegata dall'«Opera contro l’Analfabetismo» – (...) 1923 (...); come specifica il sito internet http://www.erasmo.it/liberale/testi/0471.htm  - gli scopi dell’Associazione erano: a)- suscitare ed assistere nel Mezzogiorno d'Italia le attività al miglioramento delle condizioni locali, specialmente in ordine allo sviluppo dell'istruzione primaria e popolare, dell'economia agraria e del credito al lavoro;  b)- interessare l'opinione pubblica italiana alla conoscenza precisa dei problemi della vita civile nelle regioni meridionali e dei mezzi più idonei alla loro soluzione graduale ed organica; c)- promuovere istituti in cui le forze economiche e l'opera personale dei cittadini di altre regioni italiane si uniscano a quelle delle regioni meridionali per provvedere ai particolari bisogni di queste;  d-) eccitare l'azione continua dello Stato in ordine sopratutto alla sollecita applicazione delle leggi a favore del Mezzogiorno;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione della «Legge sul gratuito patrocinio» – (...) 1923 (...); l’articolo 1, recitava: «Il patrocinio gratuito dei poveri e' un ufficio onorifico ed obbligatorio della classe degli avvocati e dei procuratori»;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione delle prime «Normative in materia di boschi e di terreni montani», nonché della «Regolamentazione per il rimboschimento e la protezione delle foreste» – (...) 1923 (...); questi primi decreti furono seguiti dall’approvazione del relativo regolamento (...) 1926 (...); dalla legge sull’Amministrazione forestale, l’ordinamento della Milizia Nazionale Forestale e l’Azienda delle foreste demaniali (...) 1928 (...); nonché dall’approvazione del regolamento per l’applicazione di quest’ultima legge (...) 1929( ...);

 

-            Introduzione della legge sulle otto ore di lavoro – (...) 1923 (...);  

 

-            Istituzione della «Giustizia amministrativa» – (...) 1923 (...);

 

-            Pubblica assistenza ed assistenza ospedaliera per i poveri – (...) 1923 (...);

 

-            Assicurazione contro la disoccupazione – (...) 1923 (...);

 

-            Tutela lavoro donne e fanciulli – (...) 1923 (...);

 

-            Assicurazione invalidità e vecchiaia – (...) 1923 (...);

 

-            l’inaugurazione, a Milano, in via Piranesi, del primo «Palazzo del Ghiaccio» – 28 Dicembre 1923;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione del «Regolamento di disciplina degli Organi amministrativi provinciali e comunali» – (...) 1923 (...);

 

-            la definizione della «Persona giuridica pubblica» e l’isituzione del «Foro erariale» per le cause in cui fosse parte, una pubblica Amministrazione – (...) 1923 (...);

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione del decreto sul «Riordinamento dei Servizi di Metereologia e di Geofisica» – (...) 1923 (...);

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione della «Legge sul gratuito patrocinio» – (...) 1923 (...); pubblicato sulla G.U. (..) del (...) 1924 ; l’articolo 1, recitava: «Il patrocinio gratuito dei poveri e' un ufficio onorifico ed obbligatorio della classe degli avvocati e dei procuratori»;

 

-            l’estensione alle Istituzioni di assistenza della normativa relativa alle istituzioni pubbliche di beneficenza – Legge del 30 Dicembre 1923(...);

 

-            il riordinamento della «Commissione centrale delle imposte dirette» – (...) 1923 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo della «Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro» – 1923; la Federazione sarà più tardi riconosciuta come «Ente Morale», con R.D. del (...) 1925(...);

 

-            la riduzione del deficit pubblico 1923-24; l'esercizio finanziario che nel 1921-22 si era chiuso con un disavanzo di 15 miliardi e 761 milioni di lire, già nel 1923-24 fu ridotto a soli 418 milioni di lire di allora.

 

-            Prime disposizioni relative al contratto d’impiego privato – (...)1924 (...);

 

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione del primo «Regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato» – (...)1924 (...);

 

-            l’istituzione della «Scuola Professionale Agricola» – (...) 1924 (...); e il riordinamento dell’istruzione agraria – (...)1924 (...);

 

-            l’elaborazione e la promulgazione del nuovo «Regolamento dell’Istruzione industriale» – (...)1924 (...);

 

-            il lancio - da parte dell’ «Istituto Nazionale della Assicurazioni» (INA) - di un certo numero di polizze assicurative popolari, come la «polizza XXI Aprile» (per i lavoratori dipendenti), la «polizza dell’Agricoltore», la «polizza del Rurale», la «polizza Poderale», la «polizza Nunziale», la «polizza Roma» la «polizza della GIL», ecc. – 1924; 

 

-            l’istituzione della prima cattedra di «Ecologia agraria» presso l’Università di Perugia – 1924 ; quella cattedra fu affidata al prof. Girolamo Azzi (1885-1969), autore, tra le altre, dell’opera, "Ecologia agraria", pubblicata in Italia nel 1928;

 

-            Costituzione di un Istituto nazionale a favore degli impiegati degli Enti locali e dei loro superstiti non aventi diritto a pensione – (...)1925 (...);

 

-            il lancio dell’emissione di «Buoni postali di risparmio nominativi» – (...) 1924 (...) ; convertito in Legge del 21 Marzo 1926 (...);

 

-            il riordinamento delle «Scuole artistico-industriali» e passaggio di queste ultime dal Ministero dell’Economia a quello dell’Istruzione – (...) 1924(...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Unione Radiofonica Italiana» (URI)  – 27 Agosto 1924; il 6 Ottobre 1924, l’URI inizia dalla sua stazione di Roma un servizio quotidiano di trasmissioni radiofoniche ;

 

-            la Costituzione dell’ «Università Statale» di Milano con quattro facoltà: Giurisprudenza, Medicina, Scienze, Lettere e Filosofia – 28 Agosto 1924;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’ «Istituto di credito per le opere pubbliche» – 1924;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione delle prime disposizioni sulla «Disoccupazione involontaria» – (...) 1924(...);

 

-            il lancio dell’emissione di «Buoni postali di risparmio nominativi» – (...) 1924(...), n. 2016 ; convertito in Legge del 21 Marzo 1926 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Opera Nazionale Dopolavoro» (OND) – (...) 1925 (...); nel 1935, l'OND - il cui scopo era «promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori» - contava, in Italia, 11’159 sezioni "sportive" con oltre 1.400.000 praticanti e 4.704 sezioni "agonistiche" con 243.000 praticanti;

 

-            Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro in agricoltura – (...) 1925 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Istituto Nazionale per lo studio e la cura del cancro» (Milano, via Giuseppe Ponzio) – 25 Aprile 1925 ;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Azienda di Stato per i servizi telefonici» – 1 Luglio 1925 ;

 

-            l’istituzione dell’«Assistenza tecnica all’Agricoltura» – (...) 1925 (...);

 

-            l’elaborazione e la promulgazione del «Testo unico sull’istruzione elementare e post-elementare» – (...) 1925 (...);

 

-            l’elaborazione e la promulgazione del «Regolamento per le Scuole private e pareggiate» – (...) 1925 (...);

 

-            Protezione ed assistenza alla maternità ed all’infanzia – (...) 1925 (...);

 

-            la delibera - da parte della Camera - sul voto e l'eleggibilità per le donne nelle elezioni amministrative – 16 Maggio 1925

 

-            il lancio, l’organizzazione e lo sviluppo della prima «battaglia del grano» (il cui slogan era: «Produrre di più su uguale o minore superficie seminata») – 4 Luglio 1925; scopo dell’ambizioso progetto era di rendere autonoma la produzione del grano in Italia che rappresentava, ormai da anni, circa il 50% (consumo di 75 milioni di quintali l'anno e importazione di circa 25 milioni) del deficit della bilancia dei pagamenti (circa 4 miliardi di lire di allora); risultati tangibili di quella «battaglia»: dai 43.992.000 di quintali del 1922 (rendimento, 9,5 quintali per ettaro), si passò, nella produzione nazionale, a 62 milioni di quintali nel 1928, 71 milioni di quintali nel 1929; 75 milioni nel 1932; 81 milioni nel 1933; oltre 77 milioni di quintali, con un rendimento medio di 15 quintali per ettaro;

 

-            la concessione di un’amnistia generale (reati comuni) in occasione del venticinquesimo anniversario dei regno di Vittorio Emanuele III – 31 Luglio 1925;

 

-            il decreto di amnistia per tutti i reati politici, escluso l'omicidio, sempre in occasione del giubileo del Re – 2 Agosto 1925;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Azienda di Stato per i servizi telefonici» – 1 Luglio 1925 ;

 

-            l’istituzione dell’«Assistenza tecnica all’Agricoltura» – (...) 1925 (...);

 

-            la produzione ed il lancio delle prime macchine agricole, come «l’aratrice Pavesi» ed il «trattore Romeo» – 1925 ;

 

-            l’istituzione della «Cassa autonoma per l'ammortamento del debito pubblico interno» – (...) 1925 (...);

 

-            la promulgazione di una legge contro la «Massoneria» e le altre associazioni segrete – 26 Novembre 1925;

 

-            Fondazione ed organizzazione dell’«Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia», O.N.P.M.I. – (...) 1925 (...); nel primo decennio della sua esistenza - 1925-1926 - l'ONPMI spese per la sua attività oltre un miliardo di lire; soltanto nell'anno 1935, furono assistite 1.713.978 persone, fra madri, bambini, fanciulli e adolescenti; e vennero concessi 3.686.220 provvedimenti assistenziali. Ogni cento abitanti, ne vennero assistiti una media di 3,87 nell'Italia settentrionale; 4,68 nell'Italia centrale; 4,08  nell'Italia meridionale: 4,68 nell'Italia insulare;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Ente Nazionale Italiano» (o l’Italica) per la tutela e la promozione della cultura italiana all’estero, con sede in Firenze –(...) 1925 (...);

 

-            Costituzione di un Istituto nazionale a favore degli impiegati degli Enti locali e dei loro superstiti non aventi diritto a pensione – (...) 1925 (...);

 

-            Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro in agricoltura – (...) 1925 (...);

 

-            Istituzione del primo «contratto nazionale di lavoro» del mondo – 1925;

 

-            il lancio di una durissima e risolutiva campagna repressiva contro le attività della Mafia e della malavita organizzata, in Sicilia – 1925; condotta dal prefetto Cesare Mori, la lotta alla Mafia si concluse con successo, nel 1927; come sappiamo, la Mafia rientrò in Sicilia, assieme alla droga, precedendo e accompagnando le truppe statunitensi che - dopo essere state aiutate e sostenute nel loro sbarco - restituirono poi agli uomini della Mafia, come ricompensa, posti direttivi, amministrativi, pubblici e politici; flagello che ancora è vivo e vegeto;

 

-            la nascita di un nuovo tipo di economia: antiliberale, interclassista, nazionalista – 1925-1926; più tardi, il 23 Marzo 1936, in occasione dell’Assemblea Nazionale delle Corporazioni, a Roma, il Duce ne riassunse il significato ed il senso, in questi termini: «… in questa economia, i lavoratori diventano, con pari diritti e pari doveri, collaboratori nell'impresa allo stesso titolo dei fornitori di capitali o dei dirigenti tecnici. Nel tempo fascista il lavoro, nelle sue infinite manifestazioni, diventa il metro unico col quale si misura l'utilità sociale e nazionale degli individui e dei gruppi»;

 

-            l’Istituzione delle «Corporazioni» – 1925-1926; degli Enti statali, cioè, che avevano il compito di coordinare e regolare, settore per settore, i rapporti tra i lavoratori ed i datori di lavoro; le forze del lavoro e del capitale venivano organizzate giuridicamente su un piano di perfetta parità; le Corporazioni erano 22; i sindacati vi erano distribuiti secondo il ciclo produttivo: ossia ogni corporazione comprendeva tutti i sindacati di un grande ramo di produzione; si avevano così i tre gruppi seguenti: 1)- Corporazioni a ciclo produttivo agricolo, industriale e commerciale; 2)- Corporazioni a ciclo produttivo industriale e commercial ; 3)- Corporazioni per le attività produttrici di servizi; i sindacati si raggruppavano in 9 Corporazioni: due Confederazioni - una di datori di lavoro e una di lavoratori - per ciascuno dei seguenti settori di attività: Agricoltura, Industria, Commercio, Credito, più una Confederazione dei Professionisti e degli Artisti;

 

-            il decollo Industriale italiano – 1925-1930; la maggior parte delle industrie italiane: da quella tessile a quella siderurgica, da quella della seta a quella dei surrogati o succedanei, da quella tecnologica a quella del consumo di massa; negli anni 1936-1938, per la prima volta, nella storia d’Italia, il contributo dato dall'industria alla formazione del PIL (Prodotto Interno Lordo) superò quello dell'agricoltura;

 

-            Promulgazione delle prime Leggi del mondo a tutela dell’ambiente, nonché sull’ecologia e il rimboschimento – 1925-1930;

 

-            Promulgazione delle prime Leggi del mondo a tutela e protezione degli animali – 1925-1937;

 

-            la riforma del Senato – 13 Aprile 1926; i membri del Senato, fino ad allora nominati dal Re, incominceranno ad essere eletti da Enti e Corporazioni, in piena sintonia con il nuovo ordine corporativo;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Azienda Generale Italiana Petroli» - AGIP – 19 Maggio 1926;

 

-            l’istituzione della «Direzione generale per le Accademie e Biblioteche» – (...) 1926 (...);  e successiva costituzione della «Commissione centrale delle Biblioteche» - (...) 1926 (...);

 

-            la creazione dell’«Istituto Centrale di Statistica» presso il Ministero delle Finanze –  Legge del 9 Luglio 1926 (...);

 

-            l’istituzione dell’«Associazione Nazionale per il controllo della combustione» – (...) 1926 (...); e successiva approvazione del regolamento di esecuzione – (...) 1927 (...);

 

-            la nascita della «Direzione generale delle acque, bonifiche ed impianti idroelettrici» – (...) 1926 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo delle «Scuole contro l’analfabetismo» o «Scuole non classificate» – (...) 1926 (...);

 

-            l’istituzione della «Direzione generale delle nuove costruzioni ferroviarie» – (...) 1926 (...);

 

-            il lancio del primo «Prestito del Littorio» – (...) 1926 (...): il prestito raccoglie, in brevissimo tempo, la cifra di 3 miliardi e 500 milioni di Lire di allora, di capitale nominale sottoscritto;

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’ «Istituto Nazionale Fascista di Assistenza Dipendenti Enti Pubblici» (INFADEL) – 1926;

 

-            Esonero dal servizio militare per gli Italiani residenti all’estero – (...) 1926(...);

 

-            introduzione ed istituzionalizzazione della «disciplina giuridica nei rapporti collettivi di lavoro» – (...) 1926 (...); la medesima legge prevedeva un ordinamento sindacale di diritto ed il riconoscimento giuridico dei contratti collettivi di lavoro; 

 

-            Istituzione della «Magistratura del Lavoro» – (...) 1926; presso ogni Corte d'Appello era designata e riunita una sezione speciale che esercitava le funzioni di Magistratura del Lavoro; questa sezione era costituita per prevenire e giudicare le controversie relative ai rapporti fra lavoratori e datori di lavoro, interpretare i patti tra i datori di lavoro ed i lavoratori, appianare o impedire i disaccordi collettivi di lavoro tra associazioni padronali e sindacali, e trovare le soluzioni più idonee o adeguate ai loro eventuali contrasti;

 

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione delle prime «Norme per la disciplina organica delle attività di vendita» – (...) 1926 (...), (...) Legge del 18 Dicembre 1927, n. 2501 ; (con questa normativa venivano stabiliti i principi fondamentali dell’attività del commercio: ad esempio l’obbligo della licenza amministrativa, sia per il commercio all’ingrosso che per il commercio al dettaglio);

 

-            il lancio della prima catena di negozi di grande distribuzione, la «Rinascente» (nome coniato da D’Annunzio) – 1926; a quella prima serie, seguiranno i negozi  dei gruppi «CIM» (1927), «Cica» (1928), «Upim» (1928) e «Standa» (1931);

 

-            l’istituzione della prima «Befana Fascista» per i figli dei lavoratori dai proventi modesti  – 6 Gennaio 1927; 

 

-            la fondazione del «Centro Italiano Turismo» (CIT) – 1927, una catena di all’incirca 200 agenzie di viaggio che favorivano il turismo nazionale;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell'Istituto «GIOVANNI TRECCANI» per la pubblicazione dell'Enciclopedia Italiana, sotto la direzione del filosofo Giovanni Gentile – 1927;

 

-            Promulgazione della «Carta Nazionale del Lavoro» – 21 Aprile 1927; (...); per la prima volta nella storia dell’umanità, il celebre apologo (delle membra e dello stomaco…) di Menenio Agrippa (-V° secolo) sulla giustizia sociale, trovava la sua attuazione pratica nell’Italia di Mussolini; in altri termini, la «Carta» fu la prima codificazione del mondo a proposito dei diritti e dei doveri tra capitale e lavoro; senza contare l’enunciazione e l’enumerazione dei principi basilari sulla tutela dei diritti dei lavoratori (diritto alle ferie annuali pagate, diritto alla liquidazione o all’indennizzo di fine rapporto lavorativo, diritto al pagamento del lavoro straordinario, protezione giuridica gratuita nelle controversie con i datori di lavoro, ecc.);

 

-            Assistenza illegittimi, abbandonati o esposti all’abbandono – (...) 1927 (...);

 

-            Assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi – (...) 1927 (...);

 

-            la riorganizzazione di tutte le «Scuole tecnico-professionali» e loro passaggio al Ministero della Pubblica Istruzione – (...) 1927 (...);

 

-            l’abolizione del corso forzoso della Lira – 21 Dicembre 1927; la Lira fu rivalutata (la famosa «quota 90») e fu restaurata la convertibilità del biglietto di banca; convertibilità che fissò la nuova parità della lira italiana e portò a questa misura: 19 lire per il Dollaro; 92,46 per la Sterlina; 3,666 per ogni antica Lira-oro, o Franco svizzero;

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo del «Patronato Nazionale per l’Assistenza Sociale» – 24 Dicembre 1927;

 

-            la progettazione e l’edificazione (...) a Milano - tra il 1927 ed il 1930 - del quartiere operaio Fontana di Griffini e Manfredi (via P. Bassi, via C. Nava, via Lario) ; del quartiere Maurilio Bossi (ora Molise) dell’Istituto Case Popolari ; e - tra il 1926 ed il 1931 - di 20 nuovi quartieri di edilizia a riscatto, popolare e ultrapopolare: Giovinezza (attualmente, Piola), Vanvitelli (Verrocchio), XXVIII Ottobre (Stadera, per gli sfrattati), Solari, Villapizzone, Ugo Pepe (attualmente, Bibbiena), Crespi (Belinzaghi), Romagna (a riscatto), Tonoli lotti A e B e Caini (attualmente, Forlanini), Tonoli lotto D (attualmente, Aselli), Anzani, Regina Elena (attualmente, Mazzini), Polesine, Emilio Melloni (attualmente, Calvairate), Giambologna, Plinio (a riscatto), Lipari (a riscatto; attualmente, Lipari, Vepra e Giovio), Piolti-De Bianchi;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione del «Testo Unico delle leggi e delle norme giuridiche sull'istruzione elementare, post-elementare, e sulle opere di integrazione» – (...) 1928 (...); l’Art. 171 di tale decreto così disponeva : «L’istruzione dei fanciulli dal sesto al quattordicesimo anno di età è obbligatoria»;

 

-            Tutela penale dei contratti collettivi di lavoro – (...) 1928 (...);

 

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione del «Testo unico delle leggi sull’istruzione elementare» – (...) 1928 (...); 

 

-            l’Istituzione dell’esercizio del «Plebiscito/Referendum popolare» – 1928;

 

-            lo studio, l’elaborazione e la promulgazione del «Regolamento generale sull'igiene del lavoro» – 14 Aprile 1928 ;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione del «Regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare» – (...) 1928 (...);

 

-            la creazione dell’ «Azienda Autonoma Statale delle Strade» - A.A.S.S. (l’antenata dell’ A.N.A.S) – L. del 17 Maggio 1928 (...); in qualche anno, quest’ultima realizzerà o ammodernerà l’intera rete stradale italiana (all’incirca 20'000 km di percorsi carrozzabili e/o asfaltati);

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione delle «Norme per il patrocinio innanzi alle Preture» – Legge del 28 Giugno 1928 (...);

 

-            la creazione dell’«Ente Opera Assistenziale» (E.O.A.) – 14 giugno 1928; questo Ente provvedeva a creare e gestire colonie marine, montane ed elioterapiche permanenti per ospitare i figli dei lavoratori nei periodi delle vacanze scolastiche;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo della «Commissione Nazionale Italiana per la Cooperazione intellettuale» – (...) 1928 (...);

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo, nei diversi capoluoghi d’Italia, di 92 «Consigli Provinciali  dell’Economia» – 17 Giugno 1928;

 

-            Istituzione degli «Uffici di Collocamento» – (...) 1928 (...);

 

-            Disciplina nazionale della domanda e dell’offerta di lavoro – (...) 1928 (...);

 

-            Esenzione tributaria per le famiglie numerose – (...) 1928 (...);

 

-            Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali – (...) 1928 (...);

 

-            la riorganizzazione della «Guardia di Finanza» e l’istituzione della «Polizia Tributaria investigativa» (...), alle dipendenze del Ministero delle Finanze, con i compiti di fare osservare le leggi fiscali dello Stato – 1928;

 

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione della «Legge sulla bonifica integrale del territorio italiano» – 28 Dicembre 1928;

 

-            l’incentivazione e la promozione dei primi esperimenti di trasmissione delle immagini televisive – 28 Febbraio 1929 ; quegli esperimenti furono condotti dagl Ingegneri Alessandro Banfi e Sergio Bertolotti, presso la sede dell’URI di Milano, sita in Corso Italia 13, e portarono alla trasmissione dell’immagine di una bambola di panno lenci ;

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’ «Opera Nazionale Orfani di guerra» –  (...) 1929 (...);

 

-            l’elaborazione e la promulgazione di una nuova Legge per «l’Assistenza all’infanzia» – 18 Maggio 1929; 

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione dello «Statuto della Croce Rossa Italiana» –  (...) 1929 (...);

 

-            Elaborazione, redazione e promulgazione della prima legge per il riconoscimento e la tutela delle malattie professionali – (...) 1929 (...);

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo del famoso «Carro di Tespi» (o Teatro Popolare) – 3 Luglio 1929;  promosso dall’Opera Nazionale Dopolavoro (OND, il «Carro di Tespi» era una Compagnia di attori itineranti che cercava di diffondere l’amore per il Teatro tra le masse, proponendo le sue rappresentazioni direttamente nei piccoli centri agricoli del paese;

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche» – 1930; un Ente che assisteva, organizzava ed incoraggiava oltre 21.000 biblioteche di Comuni, Fasci, Enti pubblici e privati, Scuole, Parrocchie, Aziende, Ospedali, Sanatori, ecc.;

 

-            Abolizione dei dazi – (...) 1930 (...);

 

-            la riorganizzazione e lo sviluppo dell’E.N.I.T. - «Ente Nazionale Industrie Turistiche» - con sedi in tutti i Capoluoghi di Provincia e uffici in moltissime località, in Italia ed all'estero  – 1930-1931;

 

-            l’inaugurazione di una politica di aperto e leale sostegno all’indipendenza, all’autodeterminazione e alla sovranità delle popolazioni arabo-musulmane dell’Africa del Nord e del Vicino-Oriente – 1930-1945 (tendenza confermata dall’articolo «L’Italie et le monde Arabe», pubblicato a Ginevra dalla rivista dell’allora apostolo del panarabismo, Chekib Arslan, «La Nation Arabe», nel numero di Aprile, Maggio, Giugno 1933); oltre all’appoggio militare e diplomatico concesso (1926-1938) allo Yemen dell’Imam Yahya nel conflitto che lo opponeva simultaneamente ai Britannici (che occupavano militarmente il porto di Aden, nello Yemen del Sud) e alla monarchia filo-Inglese del re Abdel al-Aziz Ibn Saoud, a proposito della provincia dell’Asir (accordata successivamente, per 40 anni, all’Arabia Saudita dal Trattato di Taïf del 20 Maggio 1934 e, a tutt’oggi, mai restituita!), il «Regime Fascista» si distinse, sia per la sua volontà di difendere gli «interessi dei popoli musulmani nel mondo» (Tripoli, 18 Marzo 1937), che per il suo concreto e costante appoggio finanziario e politico ai diversi Leader delle lotte per l’indipendenza dei popoli del Vicino-Oriente e dell’Africa del Nord; tra questi: il Druzo Libanese Chékib Arslan (Presidente del "Comitato Siro-Palestinese" e fondatore del Movimento Panarabo), i Libanesi Antoun Saadé, Fakhri El-Barudi (fondatori del Partito Popolare Socialista Siriano) e Pierre Gemayel (fondatore delle Falangi Libanesi o Kataeb); l’Algerino Sheik  Ben Badis (Ulemà riformisti); il Tunisino Habib Bourguiba (Néo-Destour); Michel Aflak e Salah El-Din El-Bitar (responsabili del Movimento “Camice d’Acciaio” e futuri fondatori, nel 1943, a Damasco, del «Partito della Rinascita Araba» o Partito Ba’as); gli Egiziani Mansour Daoud, Musftafà el-Ouakil, Ahmed Hussein (responsabili delle "Camice Verdi" filo-fasciste del loro paese) e Hamed Hussein (Jeune Egypte); i  Marocchini Ahmed Balafrej, Brahim El-Uazzani e Mohamed Lïazidi (Fraction Istiqlal); gli Iracheni Mohammed e Ahmed el-Salman (nazionalisti iracheni filo-fascisti e rispettivamente, nel 1936, capitano e generale d'aviazione), nonché, al governo di  Rachid Ali al-Khilani, (1941), nella sua lotta per l’indipendenza del paese dagli Inglesi; al Palestinese Haji Amin Al-Husseini (Gran Muftì musulmano di Gerusalemme); ecc. (per maggiori dettagli, vedere: G. Carocci, La politica estera fascista, Bari, 1969; J. Bessis, La Méditerranée fasciste, ed. Karthala, 1981; J. Bessis, articolo, «Chekib Arslan et le Fascisme», in Cahier No. 6, «Les relations entre le Maghreb et le Machrek», Centre National de la Recherche Scientifique, Maison de la Méditerranée, Institut de Recherches Méditerranéennes, Université de Provence, Aix-En-Provence, 1984, pag. 119-132); (...) Per smascherare e smentire quel genere di menzogne [l'accusa, rivolta al fascismo, di essere un “movimento ostile alle lotte di liberazione dei popoli”] (...), è sufficiente ricordare il sostegno che il Governo di Roma dispensò, sin dagli anni ’30, ai Nazionalisti Irlandesi (...); ai Nazionalisti Croati (...); agli Indipendentisti Indiani del Mahatma Ghandi (Mohandas Karamchand) dapprima e di Muhammad Iqbâl e di Subhas Chandra Bose, in seguito. Senza dimenticare, quelli del celebre Imam musulmano indiano Maulana Mawdudi (...) e che “l’Italia - come fa giustamente notare Stefano Fabei - fu il primo Stato europeo a sostenere concretamente la lotta di liberazione del popolo palestinese dal mandato britannico e dal progetto sionista in Terra Santa”.

 

-            il lancio di una proposta mondiale di disarmo generalizzato – 1 Gennaio 1931; in un messaggio radiofonico indirizzato agli Stati Uniti, Mussolini pone il problema del disarmo, per assicurare pace e prosperità alle diverse Nazioni del mondo;

 

-            l’istituzione dei «Treni popolari» a prezzo ridotto, per incrementare il Turismo di massa – 1931;

 

-            l’istituzione di «Scuole e di Corsi secondari di avviamento al lavoro», su tutto il territorio nazionale – 1931;

 

-            il lancio del «Prestito Nazionale» per 4 miliardi di Lire – 5 Maggio 1931; in pochi giorni, le sottoscrizioni sorpasseranno i 7 miliardi;

 

-            il lancio e la divulgazione della «Polizza XXI Aprile», amministrata dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA), che permetteva a tutti i lavoratori, col pagamento di minime quote mensili o settimanali, di costituirsi una rendita – 1932;

 

-            l’istituzione della «Consulta per la tutela delle bellezze naturali» – 1932 (...);

 

-            la promulgazione della più vasta Amnistia che il Regno d’Italia aveva mai conosciuto – 4-5 Novembre 1932; in occasione del decennale della «Rivoluzione Fascista», furono liberati all’incirca 20.000 detenuti comuni e restituiti alle famiglie 639 condannati per antifascismo e 598 confinati;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’ «Istituto per la Riconversione/Ricostruzione Industriale» - IRI - 23 gennaio 1933; questo ente bancario statale rilevava le partecipazioni azionarie di società industriali (prima tenute dalle banche private) e aveva come scopo di sostenere, con i fondi pubblici, le grandi società industriali italiane eventualmente in difficoltà;

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’INFAIL (Istituto Nazionale Fascista Assicurazione Infortuni sul Lavoro) – l’attuale I.N.A.I.L. (Istituto Nazionale per l'Assicurazione sugli Infortuni sul Lavoro) – (...) 1933 (...);

 

-            l’ideazione (Alessandro Pavolini), la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo del «Maggio Musicale Fiorentino», il primo festival musicale ed artistico italiano – 1933;

 

-            l’elaborazione e la promulgazione dei «Programmi per l’Istruzione tecnica» – (...) 1933 (...);

 

-            l’elaborazione, la redazione e la promulgazione del «Testo unico delle leggi sull’Istruzione superiore» – (...) 1933 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’ «Istituto per il Medio ed Estremo Oriente» – 1933; inaugurato a Roma il 21 Dicembre 1933, quell’Istituto curava i rapporti culturali fra Italia ed Asia centrale, meridionale ed orientale;

 

-            l’istituzione della «Giornata della Madre e del Fanciullo», con rimessa annuale di attestazioni e congrui premi in denaro per le madri prolifiche – 23 Dicembre 1933;

 

-            l’istituzione della «Direzione generale dell’Edilizia e delle Opere igieniche» – (...) 1933 (...);

 

-            la creazione, l’organizzazione e lo sviluppo di «Radio Bari» – 15 Agosto 1933; una Radio filo-araba italiana che era interamente gestita ed animata da giovani Nazionalisti Arabi (in particolare: dai Libici, Munir Barchane e Ali Sherif; dai Nord Africani, Manuby Meknassy, Rustun Deruisce, Munir Lahabidi, Sheikh El-Kassem, Alfred Hazam, Bechir Madhebi e Mohamed Ali Najar; dal Siriano Mohamed Kurd Ali ed altri del Vicino-Oriente) e continuò a trasmettere fino al 25 Luglio del 1943; 

 

-            Obbligatorietà e disciplina del riposo domenicale e settimanale – (...) 1934 (...);

 

-            l’istituzione dei «sussidi», a titolo di soccorso giornaliero, ai congiunti dei militari di truppa e dei sottufficiali richiamati o trattenuti alle armi, nonché alle mogli ed ai figli dei militari di leva – Legge del (...) 1934 (...);

 

-            Tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli – (...) 1934 (...);

 

-            l’introduzione, negli stipendi e salari, degli «assegni familiari» – 1934;

 

-            l’elaborazione, l’approvazione e la promulgazione del «Testo Unico delle Leggi Sanitarie» – (...) 1934 (...);

 

-            Fondazione dell’ «Ente Nazionale di Lavoro per i Ciechi» (E.N.L.C.) – (...) 1934 (...) - Convertito in  L. 18 Aprile 1935 (...); l’ENLC era un Ente morale, con sede in Firenze, che aveva per scopo di assicurare un'occupazione remunerativa ai ciechi di ambo i sessi, idonei al lavoro, con preferenza ai ciechi di guerra;

 

-            Introduzione della settimana lavorativa di 40 ore – 5 Novembre 1934; innovazione confermata dalla Legge del 23 Giugno 1935 e dal R.D. del (...) 1937 (...);

 

-            l’introduzione, negli stipendi e nei salari, della «gratifica» o «tredicesima mensilità» di fine anno – 1935; 

 

-            Istituzione del «Libretto di Lavoro» – Legge del (...) 1935 (...);

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’INFPS (Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale) – l’attuale I.N.P.S.(Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) – (...) 1935 (...);

 

-            l’organizzazione e l’inaugurazione della «Mostra annuale delle Invenzioni» – Torino, Maggio 1935;

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo degli «Enti Provinciali del Turismo» – (...) 1935 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo delle «Scuole Rurali» – (...) 1935 (...). Le scuole rurali passarono, in qualche anno, da 403 con circa 15 mila iscritti, ad 8.129 con oltre 300.000 iscritti nel 1941;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’«Ente di Assistenza Utenti Motori Agricoli» – (...) 1935 (...);

 

-            l’introduzione del principio assoluto di non-cedibilità, non-sequestrabilità e di non-pignorabilità delle pensioni ordinarie erogate dall’INPS – (...) 1935 (...);

 

-            il lancio e la messa in opera di un tentativo di politica economica autarchica dell’Italia – 23 Marzo 1936; dal greco, «autarkeia» (bastare a se stesso), l’autarchia propugnata dal Regime non era altro che l’ambizione di provare ad essere economicamente autosufficienti, producendo in Italia tutto ciò di cui si aveva bisogno, per rendere il paese sufficientemente indipendente dalle importazioni estere;

 

-            Assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi per i mezzadri ed i coloni parziari – (...) 1936 (...);

 

-            l’istituzione, l’organizzazione e lo sviluppo dei «Littoriali del Lavoro» – 1936; competizioni pubbliche che offrivano ai giovani operai, artigiani e contadini la possibilità di presentare e paragonare le loro opere, ottenendo riconoscimenti e premi; 

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’ «Istituto Autonomo delle Case Popolari» – IACP; L. 6 Giugno 1936 (...); rafforzata dalla Legge T.U. con R.D. del (...) 1938 (...);

 

-            Assicurazione maternità per le lavoratrici agricole – (...) 1936 (...);

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’ «Istituto Nazionale Case Impiegati Statali», I.N.C.I.S. – 1936;

 

-            l’istituzione del controllo dello Stato per i più importanti Istituti finanziari del paese - Banca commerciale italiana, Credito italiano, Banco di Roma - e per le industrie di settori strategici, come la siderurgia, la meccanica, la cantieristica – 1936;

 

-            Fondazione, organizzazione e sviluppo dell’ «Ente Comunale di Assistenza» - E.C.A. – (...) 1937 (...);

 

-            Istituzione degli «Assegni famigliari» – (...) 1937 (...);

 

-            la messa a punto di misure d’educazione civica e d’igiene sociale nazionale – 1937; per eliminare il vizio dello scatarrare per terra venne fatto obbligo - per l’insieme degli uffici pubblici o privati ed i locali pubblici o aperti al pubblico - di dotarsi di sputacchiere; per estirpare il vizio di orinare ovunque (per strada, dentro i portoni oppure accostati al muro di strade laterali) venne fatto obbligo ai Municipi di realizzare orinatoi pubblici o “vespasiani”;

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell'«Istituto Centrale di Restauro», per la difesa del patrimonio artistico e archeologico italiano – 1937;

 

-            l’introduzione e la concessione del «congedo straordinario» agli impiegati privati, per contrarre matrimonio – (...) 1937 (...);

 

-            la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo del «Ministero della Cultura Popolare» – (...) 1937 (...);

 

-            Istituzione delle «Casse Rurali ed Artigiane» – (...) 1937 (...);

 

-            l’istituzione della «Commissione per lo studio dei problemi dell’Assistenza igienico-sanitaria e della «Previdenza a favore dei lavoratori dell'agricoltura» – 1937;

 

-            il risanamento e la riprivatizzazione (dopo il suo assorbimento da parte dell’IRI, nel 1929) della «Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali» o «Bastogi» (con un aumento di capitale a 340 milioni) - 1937;   

 

-            Tutela del personale femminile in servizio presso le Amministrazioni dello Stato, durante il preriodo di gravidanza e di puerperio – (...) 1937 (...);

 

-            l’ideazione e la realizzazione (ditta Pietro Puricelli) della prima Autostrada a pedaggio del mondo: la Milano-Laghi-Sesto Calende-Ticino – 1924; senza dimenticare, la  Milano-Bergamo (1927), la Milano-Brescia (1931), la Milano-Torino (1932) ; la Milano-Serravalle-Scrivia-Genova (1935); e successivamente (1935-1939): la Firenze-Viareggio (o Firenze-Mare), la Roma-Ostia, la Napoli-Pompei-Salerno, la Verona-Venezia, la Venezia-Trieste, la Padova-Mestre (per saperne di più, vedere: Giuseppe De Luca, Lando Bortolotti, Fascismo e autostrade. Un caso di sintesi: la Firenze-mare, Ed. Angeli, Milano 1994);

 

-            la ristrutturazione, l’ampliamento (più di 2.000 km. di nuove tratte ferroviarie)  e l’elettrificazione delle Ferrovie dello Stato (si passò dai 450 km. elettrificati della fine della Prima guerra mondiale, ai 1.200 km. del 1928, fino a raggiungere, nel 1940, un totale di 5.170 km.); nel 1935 la rete ferroviaria nazionale si estendeva per all’incirca 22.980 km. (di cui 16.956 km. gestiti dalle FF.SS.), dei quali 4.300 km. a doppio binario e 4.850 km. a trazione elettrica; con un parco di 4.177 locomotive a vapore, 1.280 automotrici elettriche, 8.704 carrozze viaggiatori, 132.000 bagagliai e carri-merci; nel 1940 - come conferma il sito internet http://www.ferroviedellostato.it/fs/view/main/0,3211,2698_0_2793,00.html# - la rete ferroviaria statale aveva largamente sorpassato i 17.000 chilometri, assicurando il trasporto di all’incirca 194 milioni di passeggeri e di circa 60 milioni di tonnellate di merci (per maggiori ragguagli sulle FF.SS., vedere: Le Ferrovie dello Stato nel primo decennio fascista – 1922/I – 1932/X, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1932);

 

-            la realizzazione della Rete stradale nazionale e provinciale; all’incirca 21.000 km. di estensione;

 

-            la progettazione e la costruzione dei principali Aeroporti italiani – nel 1935, funzionavano in Italia più di 27 aeroporti, con un movimento di 23.857 apparecchi partiti ed arrivati, 99.660 viaggiatori, 843.036 kg. di posta, 1.311.837 kg. di bagagli e 385.036 kg. di merci;

 

-            la realizzazione di centinaia e centinaia di Stazioni ferroviarie, Case Cantoniere, Edifici scolastici, Ospedali, Sanatori e Comprensori antitubercolari, palazzi delle Poste, Centri d’igiene e profilassi, palazzi di Giustizia, Prefetture, Case del contadino, Case del Fascio, Palazzi del Littorio, palazzi della GIL, Case del Dopolavoro, Municipi, Caserme, Musei, strutture per le Colonie estive, Asili d’infanzia, palestre, piscine, piazze, monumenti, impianti turistici ed alberghieri; senza contare le numerose istallazioni sportive minori; nel 1937 si contavano non meno di 890 Case Balilla, 1.470 palestre, 2.568 campi sportivi e più di 80 Stadi, tra cui, il «San Siro» di Milano, il «Littoriale» di Bologna, il «Berta » di Firenze, lo «Stadio Mussolini» di Torino (ribattezzato “Comunale” nel dopoguerra), nonché quelli di Roma, Napoli, Palermo e della quasi totalità (84 su 94) dei capoluoghi di provincia italiani;

 

-            la realizzazione di centinaia di tramvie urbane (per più di 3.000 km. complessivi), di decine di funicolari (per più di 20 km.), di decine di funivie (per più di 40 km.), centinaia di sciovie e di impianti di risalita (per più di 70 km.);

 

-            la realizzazione della totalità delle Centrali Idroelettriche e termoelettriche del paese; tra il 1922 ed il 1942, il regime aveva realizzato più di 1.225 centrali elettriche (994 idroelettriche e 231 termoelettriche); la potenza installata era di 5 milioni e 73 mila kilowatt; l’energia prodotta nel 1934 fu di 12 miliardi e 74 milioni di kilowattore; tra gli impianti più importanti: le Centrali di Casuzze (PA,1923), San Carlo (AG, 1938), Poggiodiana (AG, 1940), Favara (AG, 1943) in Sicilia; le Centrali di Timpagrande (1927), della Sila, di Calusia (1931) e di Savuto (1939) in Calabria; l’impianto di Taranto (1930) e le Centrali di Martina Franca, Fasano, Ascoli, Noci, Gioia del Colle nelle Puglie; gli impianti di Matese (1929) e di Calore (1938) in Campania; l'impianto di Galleto (1926-1928) e la Centrale di Papigno (1930), in Umbria; le Centrali di Cotilia, di Farfa 1 e di Farfa 2 (1939-1942), nel Lazio; le Centrali di Larderello, Castelnuovo Val Cecina, Serrazzano e Lago Boracifero (1922-1932) in Toscana; le Centrali del Furlo (1922), di Gerosa (1927) e di Pedaso (1931) nelle Marche; le Centrali di Ligonchio (1922), di Predare (1927), di Farneta (1928), di Rigoso (1930), di Boreca (1930), di Bardi (1931), di Suviana (1932), di Muschioso (1940) in Emilia-Romagna; le Centrali di S. Michele (1923), di Caroso (1924), di Pescia (1929), di Cairo Montenotte (1939) in Liguria; le Centrali di Gandellino (1923), di Carona (1924), di Aviasco (1925), di Dossi (1925), di Ludrigno (1926), di S. Michele (1929), di Bordogna (1931), di Vizzola (1938), di Tornavento (1943) in Lombardia; le Centrali di Valdo (1922), Sottofrua (1924), di Crevola d'Ossola (1925), Cadarese (1928), Rovesca (1926), Pallanzeno (1929), Ponte (1933), Rovegro (1935), Goglio (1938), Fondovalle (1940), Villadossola (1940) in Piemonte ; le Centrali di di Nove Nuova (TV, 1924), Caneva (TV, 1927), Porto Marghera (1930; di una potenza di 57.000 Kw), La Stanga (BL, 1943) in Veneto ; le Centrali di Pont Saint Martin e Gressoney (1922-1924), di Covalou (1926), Maen (1928), Isollaz (1929), Promeron (1930), Perreres (1940), Bard (1940) in Valle d’Aosta ; le Centrali di Cogolo e di Malga Mare (1927), di Riva del Garda (1928), Cardano (1929), Ponte Cornicchio, Fies, Umberto di Savoia, Toblino (1922-1926) nel Trentino Alto Adige, ecc.;

 

-            la ristrutturazione o l’edificazione ex-novo della rete Portuale nazionale; all’incirca 120 impianti portuali; tra cui: quelli di Livorno, Genova, La Spezia, Savona, Civitavecchia, Napoli, Ravenna, Venezia-Marghera, Trieste, Fiume, Pola, Messina, Catania, Palermo, Porto Empedocle, Trapani, Cagliari, Bari, Brindisi, Taranto, Pescara, Ancona,  ecc.;

 

-            la ristrutturazione o l’edificazione ex-novo di decine e decine di Cantieri navali, come i Cantieri Ansaldo di Genova, il Cantiere OTO di Livorno, il Cantiere Navale del Tirreno a Riva Trigoso, i Cantieri Navalmeccanica a Castellamare di Stabia, i Cantieri Navali Riuniti di Ancona, i Cantieri Navali Riuniti di Palermo, ecc.;

 

-            la realizzazione ex-novo o l’ammodernamento della rete Postale nazionale – nel 1935, esistevano ben 11.352 uffici ripartiti su tutto il territorio;

 

-            la progettazione, l’edificazione o la modernizzazione delle principali Università italiane; tra queste: l’Università di Roma, di Sassari, di Messina, la Città Studi di Milano, il Liviano di Padova; senza contare, gli Atenei di Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Macerata, Modena, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Pisa, Siena e Torino; nonché le libere Università di Camerino, Ferrara ed Urbino;

 

-            l’istituzione o la riorganizzazione di 7 Istituti superiori di Ingegneria: Bologna, Milano, Padova, Palermo, Pisa, Roma, Torino; 6 Scuole superiori per Architetti: Firenze, Milano, Napoli, Roma, Torino, Venezia; 2 Istituti superiori Navali a Genova e Napoli; 4 Istituti di Magistero: Firenze, Messina, Roma, Torino; 7 Facoltà di Agraria: Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Perugia, Pisa, Torino; 1 Istituto superiore Forestale a Firenze; 1 Magistero per insegnanti Industriali a Roma; 9 Facoltà Universitarie di Medicina Veterinaria: Bologna, Messina, Milano, Napoli, Parma, Perugia, Pisa, Sassari, Torino; 74 Scuole di Agricoltura; 4 Scuole minerarie ; 87 Istituti industriali; 632 Scuole di Avviamento professionale; 87 Istituti Commerciali; 17 Istituti Nautici; 60 Scuole d’Arte; 9 Accademie di Belle Arti e Licei artistici; 16 Conservatori Musicali; senza contare l'«Istituto Elettrotecnico Galileo Ferraris» di Torino, l'«Istituto di Elettroacustica Orso Mario Corbino» di Roma, l'«Istituto di ricerche biologiche di Rodi», il «Collegio Littorio»,  l’«Accademia femminile di Orvieto», il «Collegio magistrale femminile d'Orvieto», il «Collegio Magistrale maschile di Udine», la «Scuola Marinara "Caracciolo" di Sabaudia», il «Collegio Aeronautico di Forlì», i «Collegi navali di Venezia e di Brindisi», ecc.

 

-            la realizzazione di decine e decine di dighe e di sbarramenti artificiali; tra queste e questi: il lago artificiale sul Tirso (lago Omodeo), la diga di S. Chiara d'Ula (OR), gli sbarramenti sul Coghinas (diga Muzzone) e quelli sul Flumendosa (Sardegna), il bacino di Piana degli Albanesi, i serbatoi di Prizzi e di Gammauta (Sicilia), i laghi artificiali di Ampollino, di Orichella e di Arvo (Sila), il bacino idroelettrico di Muro Lucano e la diga S. Pietro (Basilicata), il bacino artificiale di Campotosto e la diga in terra sul Pescara (Abruzzo), le dighe del Turano, del Salto e della Scandarella sul Tronto (Lazio, Prov. di Rieti), gli sbarramenti sul Metauro (Marche), la diga di Scalere ed il bacino del Brasimonte (Emilia-Romagna), lo sbarramento di Ala (Veneto), le dighe dei laghi d'Avino, Obersee, Vannino e Morasco (Piemonte), bacino artificiale di Goillet (Valle d’Aosta), ecc.

 

-            la realizzazione di migliaia di chilometri di opere di irrigazione e di fognature, centinaia di ponti, di viadotti, di gallerie, ecc.;

 

-            la realizzazione - nell’ambito dell’Amministrazione Autonoma dei Monopili di Stato - di almeno 20 Opicifi e Manifatture, 5 Saline marittime, 1 Miniera di salgemma, 1 Stabilimento per la produzione del sale di ebollizione dalle salamoie, 12 Agenzie di Coltivazione, con un impiego di all’incirca 25.000 dipendenti ed una produzione di 2.430.000 q.li di sali alimentari, 1.950.000 q.li di sali industriali, 26.500.000 kg. di tabacchi lavorati, 37.000 kg. di prodotti chinacei ;

 

-            la costruzione della Gardesana, o quella delle Dolomiti - i quattro Passi Sella, Pordoi, Falzarego, Gardena – 1928;

 

-            l’edificazione, l’organizzazione e lo sviluppo – tra il 1929 ed il 1941 – di una serie di importanti poli industriali: in particolare, a Roma, Milano, Napoli (Arenaccia e Bagnoli), Palermo, Livorno, Ferrara, Apuania, Venezia-Marghera, Trieste-Monfalcone, Aurisina-Pola, Fiume;

 

-            la bonifica dell'Agro Pontino – 1926-1932; furono creati all’incirca 4.000 poderi, con dimensioni varianti tra i 5 ed i 30 ettari;

 

-            la progettazione, la realizzazione e la messa in funzione – tra il 1924 ed il 1942 – di  ben 34 stazioni radio a onda media, per una potenza complessiva di 851 kW, e  9 stazioni radio a onda corta, per una potenza complessiva di 431 kW; tra queste, le stazioni di Roma I (6 Ottobre 1924), Milano I (8 Dicembre 1925), Napoli I (14 Novembre 1926), Bolzano (12 Luglio 1928), Genova (28 Ottobre 1928), Torino I (11 Febbraio 1929), Roma-Prato Smeraldo I (1 Luglio 1930), Palermo (14 Giugno 1931), Trieste I (28 Ottpbre 1931), Bari I (6 Settembre 1932), Milano II (30 Ottobre 1932), Firenze I (21 Aprile 1932), Torino II (17 Dicembre 1933), Roma-Prato Smeraldo II (28 Ottobre 1934), Bari II (26 Ottobre 1935), Bologna (9 Agosto 1936), Firenze II, Genova II e Roma III (28 Ottobre 1937), Napoli II (4 Novembre 1937), Milano III (1 Aprile 1938), Addis Abeba (9 Maggio 1938), Ancona (15 Luglio 1938), Torino III (28 Ottobre 1938), Roma-Prato Smeraldo III (31 Ottobre 1938), Tripoli (12 Novembre 1938), Catania (27 Novembre 1938), Padova (10 Giugno 1940), Verona, Venezia e Sanremo (28 Ottobre 1939), Firenze III (28 Aprile 1940), L'Aquila e Bologna II (28 Ottobre 1940), Cervia (Gennaio 1942), Zara (Aprile 1942);

 

-            la realizzazione (e in certi casi la ristrutturazione) di all’incirca 72 Acquedotti; tra i più importanti: quello Pugliese (opera colossale di all’incirca 11.000 km. di lunghezza e di una portata media di 4.000 litri al secondo che, partendo dalle sorgenti di Caposele ed attraversando l’Appennino, sbocca sul versante adriatico, percorrendo la valle dell’Ofanto, e si dirama per Foggia, Bari e Lecce, rifornendo all’incirca 444 Comuni); del Peschiera (che dalle falde del Cicolano, in Prov. di Rieti, porta l’acqua a Roma); del Simbrivio o del Velletrano (che rifornisce di acqua numerosi comuni del subappennino romano e dell’antiappennino, fino a Velletri); della Montagna dei Fiori (lungo all’incirca 65 km.); del Monferrato (uno dei più importanti dell’Italia settentrionale); del Simeto (Sicilia); del Tirso e del Sulcis (Sardegna); nonché di Cagliari, dell’Aquila, di Caltanissetta, di Perugia, del Nisseno ed almeno 18 acquedotti minori sulle piccole isole;

 

-            la realizzazione di centinaia di canali di irrigazione (più di 2.000 km di canali) e di contenimento delle acque, in Italia e nei territori dell’Impero;

 

-            la «bonifica integrale del territorio metropolitano»  (Legge del (...) 1928 (...)) in varie regioni d'Italia: nel Veneto, in Friuli, in Lombardia, in Calabria, in Sicilia, in Sardegna sul Tirso, ed ugualmente in Emilia, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele; al 30 Giugno 1932, erano state eseguite bonifiche su all’incirca 11.820.973 di ettari, senza contare i 3.886.769 ettari di bonifiche idrauliche e trasformazioni fondiarie di competenza statale (per approfondire l’argomento, vedere: Fabrizio Marasti, Il Fascismo rurale. Arrigo Serpieri e la bonifica integrale, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001);

 

-            l’avvio della bonifica della Nurra, in Sardegna;

 

-            l’appoderamento e colonizzazione della Piana della Capitanata, in Puglia; nel 1943 - seguendo il piano generale che prevedeva l’esproprio di una superficie di all’incirca 450 mila ettari di latifondo e la costruzione di 103 centri abitati - erano già stati distribuiti e messi in coltura all’incirca 50 mila ettari di terra, corredati da case coloniche e dall’insieme delle infrastrutture necessarie ;

 

-            l’appoderamento e la colonizzazione del latifondo Siciliano, sotto la gestione dell’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano; il progetto prevedeva (il famoso «assalto al latifondo», annunciato da Mussolini il 20 Luglio del 1939), 500 mila ettari da distribuire e mettere in coltura; solo nel primo anno (1940) furono costruiti 8 Borghi rurali e 2'507 abitazioni ; a tutto il 1943, oltre alla creazione di più di 300 nuovi poderi agricoli, il medesimo Ente aveva edificato e popolato almeno 25 Borghi rurali attigui alle terre dell’antico latifondo; tra questi: Borgo San Giuliano (in Provincia di  Messina), Borgo Lupo (Catania), Borgo Rizza (Siracusa), Borgo Bonsignore (Agrigento), Borgo Cascino (Enna), Borgo Gattuso (Caltanissetta), Borgo Schirò (Palermo), Borgo Fazio (Trapani);

-            la progettazione e la realizzazione, su uno spazio di all’incirca 400 ettari, del quartiere dell’Esposizione Universale Romana - EUR-42 - 1935-1942; e l’edificazione dei monumentali Palazzi della Civiltà Italiana e dei Congressi, sempre all'Eur; rimasto, invece, a livello di progetto, a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale, il gigantesco Arco di trionfo che doveva primeggiare sull’intera EUR-42 e sovrastarla da un’altezza di 160 metri;

 

-            la progettazione, l’edificazione ex-novo, la fondazione ed il popolamento di almeno 60 Città e 70 Borghi rurali tra il 1932 ed il 1939; tra queste e questi: Littoria (inaugurata il 18 Dicembre 1932), Sabaudia (21 Aprile 1934), Pontinia (18 Dicembre 1935), Aprilia (28 Ottobre 1937), Guidonia (31 Ottobre 1937), Arsia (20 Novembre 1937, in Sardegna), Carbonia (17 Dicembre 1938, in Sardegna, nell’Iglesiente), Pomezia (28 Ottobre 1939), nonché Ardea (sul territorio della Bonifica Pontina), Fertilia (in Sardegna, presso l’aeroporto di Alghero), Segezia (a Sud di Foggia), Marconia (in Basilicata, non lontano da Pisticci), Mussolinia di Sardegna o Alborea (nell’Oristanese, sul terreno di bonifica di Terralba), Tirrenia (presso Livorno), Corridonia (nelle Marche), Metaurilia (nelle Marche, vicino a Fano), Mussolinia di Sicilia o Case Molina (a Sud di Caltagirone), Tor Viscosa (nel Friuli), Albinia (in Toscana, nel grossetano), Cervinia (in Valle d’Aosta), Volania (vicino al Po di Volano, nel Ferrarese), il Lido di Roma (Ostia), Vitinia ed Acilia (nel circondario di Roma), il villaggio Anita (nel Ferrarese) ; ed ancora, Borgo Cervaro, Giardinetto, Incoronata, Mezzanone, Siponto, Alberese, Pozzo Littorio, Borgo Appio, Borgo Domito, Felicia (ora la croata Cepie o la slovena Cvic, edificata nella piana prosciugata dell'Arsa in provincia di Fiume all'altezza di Bersezio sul Quarnero), Rega (presso Albona, la croata Labin) in Istria, ecc. (per saperne di più, vedere: Stanis Ruinas, Viaggio per le città di Mussolini,  Ed. Bompiani, Milano 1939; Antonio Pennacchi, Viaggio per le città del Duce, Terziaria Ed. Asefi S.r.l., Milano 2003);

 

-            la progettazione e la realizzazione di numerose opere realizzate in Libia: oltre alla «Balbia» del 1937 (la strada nazionale costiera che ancora congiunge Amseat, sul confine con l’Egitto, alla frontiera con la Tunisia) e alla ristrutturazione ed all’ampliamento delle città di Tripoli, Misurata, Bengàsi e Derna, furono edificate più di 20 nuove località per le popolazioni autoctone - el-Fager (Alba), Nahima (Deliziosa), Mansura (Vittoriosa), Shadra (Verde), Azizia (Profumata), Nahiba (Risorta), Zahra (Fiorita), Gedida (Nuova), Mamhura (Fiorente), nonché Agelat, Zanzur, Zuara, Zavia, Zliten, Tigrinna, Pisida, Garian, Jefren, Tahruma, Sabratha, Barce, Misurata e l'odierna El-Beida - già Beda Littoria (la Bianca), che Idris el-Senussi, nel dopoguerra, fatto Re dagli Inglesi, elevò a sua residenza personale; e 25 nuovi villaggi agricoli per i contadini italiani: cittadine chiamate con i nomi storici di Bianchi, Marconi, Giordani, Olivetti, Corradini, Crispi, Tazzoli, Micca, Breviglieri, Garabulli, Littoriano, Garibaldi, Castel Benito, Baracca, Filzi, Maddalena, Oberdan, Fornaci, Sauro, D’Annunzio, Razza, Battisti, Mameli, Luigi di Savoia, Gioda, Berta (per un elenco più dettagliato, vedere : Vito Magliocco, Dall’Italia alle rive della Sirte, Le Nuove edizioni d’Italia, Milano 1957); sempre in Libia, si ebbe la modernizzazine di 17 centri abitati costieri e dell'entroterra, tra i quali: Apollonia, Tolmetta (Tolemaide), Leptis Magna (Homs Lebda), ecc.; nella città di Tripoli e Tripolitania: la progettazione e la realizzazione del Porto, del Lungomare Conte Volpi, di Piazza Castello, di Piazza Italia, del Palazzo del Governatore, del Palazzo e degli Uffici del Governo, del Palazzo della Federazione Fascista della Tripolitania, del Palazzo dell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, del Sanatorio Antitubercolare, del Palazzo dell'Associazione Mutilati ed Invalidi, del Palazzo Colosseo, del Grand Hotel, della Torre Littoria, dell’Arco dei Fileni, il momumento equestre a Benito Mussolini, il monumento al Generale Cantore, la bonifica e l’irrigazione di Tauorga, ecc., senza dimenticare la fondazione della Scuola Superiore di Cultura Islamica di Tripoli; nel resto della Libia, inoltre, va ricordato  l’appoderamento e la valorizzazione agricola della Gefara, dell'altipiano tripolino e del Gebel cirenaico, dove Arabi e Berberi imparavano a lavorare e a far fruttare la loro terra; senza contare l’Ospedale, la Moschea e le Scuole di Murzuk, nel Fezzan, le camionabili Tripoli-Garian-Gheriat-Brach, Murzuch-Gatrun-Tegerri, ecc.;

 

-            la progettazione, l’edificazione e lo sviluppo in Eritrea, Somalia ed Etiopia dell’insieme delle strutture primarie e secondarie ancora oggi esistenti; per rendersi conto dell’importanza degli interveni italiani in Eritrea, basta sapere che in quel paese furono costruiti 1.450 edifici pubblici e che, soltanto ad Asmara (capitale dell’Eritrea), furono edificati: il Palazzo del Governo, l’Ospedale centrale, diverse Scuole, la Stazione ferroviaria e la ferrovia Asmara-Massaua, il monumentale Ufficio postale, il Grande Teatro (opera dell’architetto Saverio Fresa), la Cattedrale Cattolica, la Grande Moschea, la Sinagoga, il Cinema Impero, il Cinema Roma, l’Hotel Selam ed all’incirca altri 400 edifici importanti, senza contare i comprensori di bonifica di Tessenei; non parliamo dell’Etiopia, dove furono costruiti e organizzati numerosi villaggi popolari, come quelli di Oletta e di Bischioftu, nelle vicinanze di Addis Abeba; la costruzione, in meno di due anni, di 6 grandi assi stradali, due dei quali, da Addis Abeba, continuano ancora oggi a congiungere Massaua (la Addis Abeba-Massaoua, una strada di 1.600 chilometri - e con i mezzi tecnici dell’epoca, cioè con i picconi, le pale e molto “olio di gomito” - fu realizzata in soli 18 mesi!) e Assab, sul Mar Rosso (la Kombolcia-Assab, una strada di 480 chilometri, fu portata a compimento in soli 6 mesi!), ed un altro, Mogadiscio, sull’Oceano Indiano; la costruzione ex novo della ferrovia Massaia-Asmara (attualmente in disuso); la ristrutturazione della ferrovia Gibbuti-Addis Abeba e la costruzione, in parallelo a quest’ultima, di una strada camionabile, sul tratto Gibbuti-Diredaua, fino alla stazione di Harrar; la progettazione e la costruzione (non terminata) delle strade camionabili verso i porti di Berbera e di Zeïla (nell’allora Somalia britannica) e la località di Gambela, alla frontiera con il Sudan; questo, naturalmente, senza contare le decine e decine di edifici pubblici, di uffici postali, di scuole, di ospedali, di infermerie, di lebbrosari, di stazioni radio, stazioni telefoniche, di alberghi, di caserme, di campi sportivi, di centrali elettriche, di mattatoi, di fognature, di opere idrauliche e di contenimento delle acque dei fiumi, i piani di appoderamento e della messa in cultura di cereali, di fibre tessili, di piante oleaginose; la ristrutturazione dei porti di Assab (Eritrea) e di Mogadiscio (Somalia); la prospezione mineraria in Etiopia: il rame, nel Tigré e nell’Amhara, il ferro, quasi dappertutto, il piombo e l’argento nelle diverse regioni dell’altopiano, il carbon fossile e la lignite nel Choa e nella regione del lago Tana, il potassio ed il manganese nel Tigré, il salgemma nella Dencalia, il mica ed i silicati nell’Harrar, lo zolfo, nel bacino dell’Auasch, ecc; senza contare l’appoderamento e valorizzazione agricola in Somalia, con la nascita di numerose aziende agricole, come Villabruzzi (oggi Jawhar) nei pressi del fiume Scebeli e i comprensori di bonifica lungo il Giuba e l'Uebi Scebeli;

 

-            le infinite opere realizzate sulle coste Dalmate e sulle isole del Dodecanneso; soltanto su queste ultime - come precisa Nicholas Doumanis nel libro: Una faccia, una razza, il Mulino, Bologna 2003 - furono realizzati all’incirca 1.300 km di strade; senza contare gli aeroporti di Rodi, Maritsa, Gadurrà e Cattavia, le infrastrutture logistiche e portuali delle isole, di Rodi, Lero, Kalymnos, Kos, Karpatos, Sym, ecc., nonché la modernizzazione dell'agricoltura, la riforestazione, la creazione di nuove aziende e manifatture, così come la progettazione e la realizzazione di infrastrutture turistiche ed alberghiere, di nuovi quartieri residenziali e di importanti edifici pubblici su tutte le isole principali; 

 

-            la progettazione e l’edificazione ex-novo, in Albania, dell’insieme degli edifici pubblici di proprietà demaniale delle città di Tirana, Durazzo, Valona, Scutari, Berat, Santi Quaranta, Argirocastro, Coritza, San Giovanni di Medua, Elbassan; la realizzazione ex-novo del porto di Durazzo e la ristrutturazione integrale delle istallazioni portuarie di Valona e di Santi Quaranta; la costruzione di più di 300 chilometri di nuove strade e la ristrutturazione di più di 1.500 km di strade esistenti; l’edificazione di almeno 100 grandi ponti  e circa un migliaio di piccoli e medi; la ristrutturazione degli antichi centri storici delle principali città; l’edificazione di decine e decine di scuole, ospedali, sanatori, ambulatori, orfanotrofi, istallazioni idroelettriche, stazioni radio e telefoniche; la bonifica e l’appoderamento di più 5.000 ettari di terre malsane; decine e decine di canali di irrigazione e di contenimento delle acque; l’intera prospezione mineraria e petrolifera del paese; la creazione della Banca Nazionale d’Albania (SVEA); senza contare - come sottolinea Michele Rallo (L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa, vol. IV° - Albania e Kossovo - Ed. Settimo Sigillo, Roma 2002, pag. 90) - la fondazione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’AIPA (Azienda Italiana Petroli Albania), dell’ASA (Azienda Strade Albanesi), dell’EBA (Ente Bonifiche Albania), della SAMIA (Società Anonima Mineraria Italo-Albanese), dell’ITALBA (Impresa Trasformazioni Agrarie e Lavori Bonifica Albanesi), dell’ETAA (Ente Turistico Alberghiero Albania), ecc.;"(5)...

 

 

Ognun vede come il regno grassatore (del mondo intero) di hamburgerlandia, dominio delle più vampiresche oligarchie-lobbies della storia, dove quel che conta è unicamente il vile dollaro e gli uomini sono ridotti a miserabili quantadi capitale, non abbia, in sostanza, niente a che spartire col fascismo. Cui viene accostato solo in relazione all'arbitrio e al dispotismo di Stato, anch'esso ormai, in realtà, mille volte più mostruoso del suo termine di (non-)paragone.

 

NOTE

 

 

(1) La "destra radicale" d'oggi o il "neofascismo" sono entità parodistiche e inani che rappresentano il "fascismo" (proprio e solo) come l'antifascismo voleva (vuole) che fosse: retrivo, codino, ultraclericale, reazionario, filoatlantico, filosionista, razzista nei confronti dei popoli di colore e degli immigrati.

 

(2) Politiche simili d'intervento statale tentarono poi di farle proprie (con nomi diversi) alcuni governi di altri Paesi (v., per esempio, Roosevelt negli Stati Uniti, dal 1933 al 1937, durante il "New Deal" o Blum in Francia nel 1936-38). Non solo prima della guerra, ma anche dopo, con il "welfare state" (cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Welfare_state): "I principali Stati liberal-capitalisti del mondo (e primo tra tutti, il Regno Unito) (...), allarmati dal 'Rapporto Beveridge' del 1942, si erano resi conto dell’estrema vulnerabilità dei loro sistemi politici, economici e sociali. Ed avevano ugualmente compreso che il motivo principale dell’adesione incondizionata e generalizzata, e dell’attaccamento spontaneo ed entusiasta delle masse lavoratrici alle idee del Fascismo di Mussolini (ma ugualmente a quelle del Nazional-Socialismo di Hitler), era che queste ultime erano radicalmente e sicuramente riuscite a debellare, sul piano pratico ciò che Lord Beveridge stesso definiva i Giganti malefici delle società industriali: il bisogno, l’ignoranza, la malattia, la vecchiaia e lo squallore, le cinque principali iatture degli Stati industriali liberal-capitalisti. All’indomani della Seconda guerra mondiale, quindi, per tentare di scongiurare un qualsiasi risorgere di quelle idee, ebbero tendenza (nonostante la loro incontenibile e schiacciante vittoria militare, nel 1945, sui Popoli-Nazione dell’Asse), a non pretendere affatto, dai diversi Governi fantoccio italiani, l’abolizione immediata delle 'regole del gioco' che il Fascismo aveva introdotto nel quotidiano rapporto tra capitale e lavoro, all’interno della società. Al contrario, quegli stessi Stati, ancora traumatizzati dal rischio mortale che il Fascismo - con le sue innovazioni politiche, economiche e sociali - aveva fatto loro correre, non esitarono affatto, tra il 1945 ed il 1985, a confermare, incoraggiare e generalizzare quelle stesse innovazioni sociali (naturalmente, sfrondandole dei loro 'appellativi fascisti' più vistosi e appariscenti…) nella quasi totalità dei paesi da loro controllati o influenzati. Al punto tale che, dove ancora non esistevano o non erano mai state propagandate o praticate - come in Inghilterra (dove, nel 1948, furono introdotti, il National Insurance Act ed il Servizio Sanitario Nazionale), Stati Uniti, Francia, Svezia, Svizzera, Olanda, Danimarca, Belgio, Lussemburgo, ecc. - si sbracciarono addirittura ad “inventarle” e a metterle sistematicamente in pratica (anche se riassunte e divulgate con l’appellativo anglosassone di Welfare State o “Stato del Benessere” o “Stato Sociale”!), per tentare di esorcizzare definitivamente il “mostro fascista” dei loro incubi e prevenirne ogni possibilità di rinascita. Quando invece, a partire del 1985, i paesi liberal-capitalisti del mondo e i loro fedeli 'maggiordomi nostrani', hanno incominciato ad essere quasi certi che il Fascismo di Mussolini fosse stato completamente dimenticato (o esclusivamente ricordato e considerato, come 'parte del male assoluto'…) e, quindi, non avrebbe più avuto una possibilità di resurrezione (anche grazie al concorso diretto o indiretto degli inutili e variegati 'leader' della cosiddetta 'nebulosa neo-fascista' che, nel frattempo, avevano stoltamente o prezzolatamente trasfigurato le idee di Mussolini in una semplice 'visione patriottarda del mondo' e/o in una frastornata e reazionaria azione politica di destra nazionale, di destra radicale o, semplicemente, di estrema-destra, largamente utile e funzionale al sistema), ecco che, poco a poco, nel mondo, gli stessi paesi che erano stati all’origine della sconfitta militare dell’Asse (Stati Uniti e Gran Bretagna, in prima fila, seguiti supinamente a ruota dai diversi Stati vassalli europei dell’Impero americano) hanno incominciato a rimettere in voga le 'idee' dei vari David Hume (1711-1776), Adam Smith (1723-1790), David Ricardo (1772-1823), Edmund Burke (1729-1797), John Francis Edward Acton (1736-1811), Frédéric Bastiat (1801-1850), Thomas Babington Macaulay (1800-1859), Richard Cobden (1804-1865), Michel Chévalier (1806-1879), Friedrich August von Hayek (1899-1992), ecc. Senza contare quelle di Milton Friedman (1912-?) e dell’infida e velenosa nidiata di perniciosi 'delinquenti in colletto bianco' che le cronache di tutto il mondo, da allora ad oggi, continuano a pregiarsi di definire con il garbato ed amabile epiteto di Chicago Boys. Tutto ciò, naturalmente, per meglio favorire e facilitare l’abrogazione, sic et simpliciter, del sistema del Welfare State (che, tra il 1945 ed il 1985, avevano comunque propugnato e difeso per non agevolare una possibile risorgenza del Fascismo) e rimettere sfacciatamente sul mercato il Liberismo prima maniera: quell’'onorevole' sistema politico, economico e sociale, cioè, che - ieri come oggi - preferisce affidare il potere politico a chi già detiene il potere economico; togliere ai poveri, per meglio arricchire i ricchi; nonché imporre precarietà, flessibilità, indigenza e deregolamentazione amministrativa e giuridica all’uomo della strada, per promuovere ossessivamente e istericamente il 'dégraissage' delle loro imprese o la loro delocalizzazione selvaggia, il drastico e incessante taglio dei costi fissi delle loro strutture economiche (per ottenere l’automatico rialzo dei titoli azionari delle loro aziende), le speculazioni di Borsa, senza dimenticare le truffe e le abominevoli frodi praticate a discapito di semplici ed ignari risparmiatori o l’ignobile e distruttivo 'gioco dei Monopoli' esercitato ogni giorno dalla cosiddetta 'economia virtuale'!" (Alberto B. Mariantoni, ibid., vol. II, pp. 302-303)

 

(3) Ricordo, oltre a ciò, un'affermazione inequivoca di stima nei confronti del fascismo e di Mussolini fatta, sempre negli anni trenta, dal "Peggiore" in prima persona: "La tradizione del Risorgimento (…) vive nel fascismo ed è stata da esso sviluppata fino all’estremo. Mazzini, se fosse vivo, plaudirebbe alle dottrine corporative, né ripudierebbe i discorsi di Mussolini su 'la funzione dell’Italia nel mondo'." (Palmiro Togliatti, Opere, a cura di E. Ragionieri, Vol. III, 1, Editori Riuniti, Roma 1973, pp. 920-921)

 

(4) Proprio per il fatto che il lavoro non è ancora edito, ometto di riportare le precisazioni puntuali, ivi comprese, relative ad ognuna delle misure descritte (numero e data delle varie leggi e dei decreti ecc.) e le note che corredano il testo. Sulla stessa tematica cfr. Alessandro Mezzano, I danni del fascismo, Edizioni del Veltro, Parma 2006, http://www.italia-rsi.org/zzz/cybersamizdat/idannidelfascismo.pdf. 

 

(5) Le misure sociali, peraltro, continuarono a essere ideate e promulgate anche dopo il 1937 (così, per esempio, nel 1939 fu varata la Tessera sanitaria per gli addetti ai servizi domestici e nel 1943 si dette vita all'Istituto Nazionale per le Assicurazioni contro le Malattie - INAM), sino a giungere al decreto della socializzazione, elaborata e prevista nella Carta di Verona del 14 novembre 1943, in cui "si affermava che la base della Repubblica sociale e della dottrina economica del Partito Fascista Repubblicano è il lavoro (articolo 9); che la proprietà privata, frutto di lavoro e risparmio sarebbe stata garantita ma non si sarebbe dovuta per ciò trasformare in entità disgregatrice della personalità altrui sfruttandone il lavoro (articolo 10). Tutto ciò che era di interesse collettivo, da un punto di vista economico si sarebbe dovuto nazionalizzare (articolo 11). Nelle aziende sarebbe stata avviata e regolata la collaborazione tra maestranze e operai per la ripartizione degli utili e per la fissazione dei salari (articolo 12). In agricoltura le terre incolte o mal gestite sarebbero state espropriate e riassegnate a favore di braccianti e cooperative agricole (articolo 13). L'Ente Nazionale per la casa del popolo avrebbe avuto l'obiettivo di fornire una casa in proprietà a tutti (articolo 15). Si sarebbe costituito un sindacato dei lavoratori, obbligatorio, e avrebbe riunito tutte le categorie (articolo 16)." (http://it.wikipedia.org/wiki/Socializzazione_dell%27economia#La_Carta_di_Verona:_i_presupposti_normativi_della_socializzazione)