lunedì 24 marzo 2014

Perchè l'alta finanza sostenne la rivoluzione bolscevica e in parte anche Hitler


Maurizio Barozzi (24 marzo 2014)

Per avere una chiave interpretativa degli avvenimenti storici, soprattutto del XX Secolo, necessaria anche per capire le vicende contemporanee, è importante leggere il libro di G. P. Pucciarelli: “Segreto Novecento”. E’ una ricostruzione particolareggiata e documentata, senza viaggi di fantasia, su certe vicende storiche, indispensabile anche perché non ci sono nella  letteratura italiana testi, ben  documentati.
In questo libro  si descrivono le strategie e i progetti di un pugno di Famiglie, di antica ed enorme potenza finanziaria, veri e propri imperi economico-finanziari, con al vertice i Rothschild e attorno i Rockefeller, i Morgan, poi i Goldman & Sach, i  Lehman, i Kuhn &  Loeb, i Ginzburg, i Warburg, ecc.
Imperi bancari, assestati sull’asse City di Londra – Wall Street di New York, e presenti con  banche, succursali, assicurazioni e dependance in tutte le Nazione e aree strategiche del pianeta.
Sono coloro che ora definiamo i BANKSTERS, o gangsterismo finanziario, soprattutto perché dopo il varo del Federal Reserve System  (nel 1913)  hanno stretto attorno al collo degli Stati un cappio di usura e un totale controllo monetario delle Banche Centrali, tale da sottomettere tutto e tutti e trasformare le classi politiche locali in veri e propri “camerieri”, come le definì Ezra Pound.
Si da però il caso che  con i primi del ‘900, queste “Famiglie”  dell’Alta Finanza, grazie al controllo  delle più importanti risorse della terra, in particolare il petrolio, che oramai stava sostituendo nell’Industria e nei trasporti,  la vecchia energia carbonifera, si stavano trasformando in una specie di “capitalismo monopolista”, una immensa forza finanziaria, delle Power Elite, che detenevano il possesso o il controllo anche di buona parte della grande Industria strategica, e si imbarcarono in questo nuovo capitalismo d’assalto e monopolista. Un vero e proprio Corporate Banking, in grado di creare imperi e succursali capitaliste in ogni parte del pianeta..
L’Alta Finanza, quindi, poteva ora pensare in grande, anche grazie al fatto che gli Stati Uniti, area in cui avevano un loro punto di forza finanziario e vi controllavano buona parte della Amministrazione,  dopo la breve guerra con la Spagna si proiettavano anche  verso i mercati del Pacifico, affiancandosi così all’Impero britannico.
Si determinavano quindi le condizioni affinchè il Corporate Banking potesse dare corpo e fattualità alla sua atavica “volontà di potenza”, mettendo in atto un vero e propri progetto di dominio mondiale, la cui prima fase doveva essere la conflagrazione in Europa che poi divenne mondiale (la Grande Guerra).
Dobbiamo inoltre considerare che pur se su diversi piani, in realtà, erano all’opera tre, solo apparentemente diverse, forze, strutture e lobby di carattere mondialista, ovvero finalizzate al dominio mondiale: una specie di trinità Una e Trina, dove vi giravano spesso  gli stessi potentissimi uomini:  dagli Untermeyer, ai Baruch, ai Warburg, ai Mandel House,  gli Hammer, gli Helphand, ecc., tutti insieme a costituire una potentissima Casta capace di imporsi ai Governi e condizionare gli Stati nazionali.
Queste tre  Forze possono essere così riassunte: Alta Finanza con il suo Corporate Banking; la Massoneria Universale in tutte le sue onnipresenti logge e obbedienze; e l’internazionale ebraica, sionista e talmudista, incarnata in particolare nel Congresso Mondiale Ebraico. Tutte forze sostanzialmente cosmopolite, con punti di forza in tutto il pianeta, non antitetiche tra loro, ma complementari e con lo stesso progetto di dominio Mondiale.
massoneriaPer la prima volta nella Storia, la presenza di questa “Trinità” tesa al dominio mondiale, sostanzialmente, rompeva  vecchi schemi geopolitici , nel senso che pur avendo i suoi punti di forza e principale residenza in Inghilterra e negli Stati Uniti, non era propriamente vincolata a queste nazioni e alle loro esigenze geopolitiche. Si è pertanto  verificato che il “motore della storia”, ovvero le cause prime che innescano interessi e contrasti che poi determino le guerre o le evoluzioni diplomatiche che scompongono e ricompongono le alleanze, non siano state più, o almeno non siano state più solo,  le strette esigenze geopolitiche delle singole nazioni, ma appunto gli interessi e la volontà di potenza di queste Forze il cui aspetto più visibile e materiale è rappresentato dal Corporate Banking.
Non possiamo qui riportare tutti questi particolari storici, ma ne vogliamo sottolineare almeno due, che mostrano la spregiudicatezza e il modus operandi di questi Banksters usi da sempre a sostenere e finanziare tutte quelle situazioni che possono tornargli utili.
In particolare finanziare il riarmo delle Nazioni, pur schierate in campi opposti, in modo da legarle con il debito in tal modo contratto e costringerle poi all’utilizzo di quegli armamenti, a cui la maggior parte dei finanziamenti erano finalizzati, per scatenare guerre che ritornavo opportune ai Bankste stessi sia per speculazioni finanziarie che per progettualità politiche (oltretutto non si dimentiche che, al tempo, il tesoro e i beni di varie famiglie dinastiche, per esempio gli Zar, erano al sicuro  e di fatto, sotto ipoteca, nelle banche dei Rothschild a Londra).
lenin stalinQui accenneremo, sempre per sommi capi (chi vuole i dettagli e le documentazioni veda il libro di Pucciarelli “Segreto Novecento”),  ai finanziamenti che venero elargiti a mani basse dai banksters alla rivoluzione bolscevica e in parte all’ascesa del nazionalsocialismo di Hitler.
Due forze opposte sulle quali il Banking Corporate aveva puntato per conseguire alcuni scopi.
In genere per la finanza monopolista , finanziare opposte fazioni, Stati in guerra tra loro, e paradossalmente anche “forze” nemiche giurate dei banksters, è una costante da sempre utilizzata da questi vampiri. Finanziare significa controllare, avere voce in capitolo e poi, in definitiva non rimetterci mai, perché una delle forze finanziate deve pur vincere, quindi poi paga e l’altra, quella che soccombe, è obbligata a pagare obtorto collo
Nel caso però dei bolscevichi soprattutto, ma anche dei nazionalsocialisti, vi erano dietro progetti, da parte dei Banksters, molto più complessi e di grande respiro. 
E’ importante conoscerli per capire la politica internazionale.
Per iniiare occorre premetteree che nella decifrazione di questi “enigmi” si deve sempre partire da una Legge storica: quando si affaccia alle cronache storiche una forza, un uomo, un partito che mostra determinate “idee forza”, una determinata spinta dinamica, grandi capacità di aggregazione, ecc.,  sempre e comunque ci sono poteri costituiti, interessi, che cercano di utilizzare per i propri scopi queste forze questi uomini.
hitlerUn altra necessità storica invece ci dice che qualsiasi entità rivoluzionaria non può mai fare a meno di finanziamenti, perché la politica costa, costano i giornali, le sedi, l’attività, ecc., e se il caso le armi. Nessun leader o dirigente di un gruppo o partito rivoluzionario può permettersi di rinunciare a determinati sostegni.
L’importante semmai, per “salvare” l‘ideale, è sempre e solo il concetto che questi finanziamenti, pur condizionando, in chi li accetta non devono mai far perdere di vista o stravolgere quelli che erano gli obiettivi politici di fondo e gli ideali per i quali si sono mobilitate ed entusiasmate tante anime ed energie. Purtroppo non sempre questo avviene e per gli idealisti la fregatura spesso è inevitabile.
Come vedremo la rivoluzione Bolscevica rimase sempre, anche con Stalin, condizionata dai progetti del Corporate Banking, mentre invece Hitler e il Nazionalismo, andarono dritti per la loro strada finendo ovviamente per entrare in contrasto insanabile proprio  con i Banksters che infatti dovettero impegnare ogni loro energia per distruggere la Germania e il nazionalsocialismo e ammazzare Hitler come un cane rabbioso.
Il criminale progetto del Corporate Banking.
Come accennato il progetto di dominio mondiale dei banksters, passava per una grande conflagrazione europea, la liquidazione di ogni Istituzione e struttura che ostacolasse progetti mondialisti e la realizzazione di Istituti e organismi trans e over nazionali in grado di condizionare le Nazioni e di limitare la sovranità degli Stati.
Ma attenzione: la Grande Guerra non poteva risolvere tuti i problemi che si presentavano ai banksters, i quali erano ben consci che necessitava una Seconda guerra mondiale, risolutiva, come infatti lo fu.  Ergo la prima e la Seconda guerra mondiale furono due tempi di uno stesso film, mentre i perfidi e insanabili assetti di Versailles e la  grande crisi finanziaria del 1929, furono tutte tappe intermedie programmate per la realizzazione di questi obiettivi.
grande guerraSolo dopo la Seconda guerra mondiale e l’imposizione di altri grandi Istituzioni e Organismi mondialisti, FMI e Banca Mondiale, con una miriade di istituzioni trans nazionali che ruotano anche attorno all’Onu, il progetto di dominio mondiale si potè dire che entrò in una fase decisiva, anche a livello ideologico con la pianificazione e omologazione delle culture, del linguaggio e dell’informazione per tutti gli esseri umani, verso standard e modelli ideologici ben definiti.
Nella prima decade del ‘900 quindi, dopo aver finanziato il riarmo delle Nazioni europee, strangolate dal debito pubblico contratto verso i Bankesters, tanto che oramai l’unica soluzione per queste nazioni era quella di scannarsi in una guerra europea, dopo aver manovrato le varie diplomazie attraverso un sottile gioco massonico in modo da rendere i contrasti insanabili (la massoneria aveva anche la necessità di liquidare una volta per tutte, attraverso la guerra, il potere di Trono e Altare), i Banksters misero in conto di realizzare un progetto di ordine anche, se non soprattutto, economico - finanziario, funzionale all’espansione di quel capitale monopolistico a cui i Banksters puntavano.
Il capitalismo monopolista del Corporate Banking
Il progetto principale era quello di togliere di mezzo la Russia degli Zar e di creare poi in Medioriente lo Stato sionista. Vediamo perché.
soldati UsaA parte varie valutazioni di ordine ideale, come per esempio quelle confacenti al  sionismo, presenti, ma non decisive, il problema vero partiva dal presupposto  che la Russia, come gli Stati Uniti, era una riserva immensa di materie prime, petrolio compreso.
A differenza degli USA però La Russia era notevolmente arretrata, ma  fino a quando lo sarebbe stata? Con l’avanzamento del progresso scientifico e tecnologico, infatti, che proprio a cavallo dei due secoli stava facendo salti da gigante, la Russia zarista, arretrata non lo sarebbe rimasta per molto e quindi sarebbe diventata un pericoloso concorrente per il Corporate Banking, costretto non solo alla concorrenza, ma anche a non poter imporre i suoi prezzi specialmente sul petrolio, che gli Zar per espandersi e finanziarsi avrebbero potuto vendere  sottocosto.
Per impedire alla Russia di risolvere annose e penose situazioni interne, come quella della sua agricoltura e il servaggio in cui vivevano i contadini, già si era dovuto far assassinare il ministro Stolypin che aveva in progetto una riforma agraria di ampio respiro che avrebbe non solo moltiplicato la produzione, accontentato i tanti  contadini nel possesso della terra, ma anche stemperato ogni contrasto sociale foriero di esplosioni  rivoluzionarie.
La Russia zarista doveva dunque scomparire, con tutto il suo potenziale di materie prime che sarebbe potuto, sia pure a medio termine, esplodere in un agguerrito e concorrenziale capitalismo monopolista, e questa necessità era per i Banksters preminente, perché senza il totale monopolio dei mercati futuri, non si sarebbe poi avuto il necessario potere per attuare tutti gli altri progetti di dominio politico.
russia zaristaAl contempo  il Corporate Banking, aveva anche la necessità  nel Medio Oriente, dove si erano scoperti i più importanti giacimenti petroliferi (accaparrati dai Rockefeller e  dalla Britisch Petroleum), con la immancabile presenza finanziaria dei Rothschild, di instaurare un presidio, anche militare, per il controllo di quelle delicate rotte e condizionare tutta quella turbolenta area geografica in buona parte anche strappata all’ex Impero Ottomano.
Non a caso dopo l’apertura del Canale di Suez, attorno alla metà dell’800, era cresciuta di importanza la “portaerei naturale” nel Mediterraneo che era l’Italia, di cui ci si prefiggeva di  utilizzare come “base” permanente in quello che veniva considerato un “lago inglese”, tanto che venne finanziata e promossa la rivoluzione del Risorgimento e l’ascesa della “anglofila” Casa Savoia.
Adesso però con le esigenze petrolifere enormemente cresciute e la prospettiva  di una creazione dello Stato israeliano, che oltretutto soddisfaceva gli atavici desideri del sionismo, si creava un altro fondamentale presidio sulle rotte del petrolio.
Se ne gettarono le basi durante la Grande guerra, con la dichiarazione Balfour e l’intervento americano in Europa, si prese subito a programmare questa realizzazione dell’”emporio” ebraico, con il riversare in Palestina più ebrei possibili, in particolare gli ebrei tedeschi, una popolazione molto qualificata, non facile però da esportare dalla Germania. Vedremo come a questo fine tornò anche utile il nazionalsocialismo.
Il finanziamento della rivoluzione bolscevica
bolscevichiPer la distruzione della Russia zarista si resero necessarie sia la sconfitta in guerra e soprattutto la rivoluzione bolscevica sulla quale si mossero enormi finanziamenti dalla banche Newyorkesi. Il Corporate  banking, quindi, non solo sostenne la rivoluzione bolscevica in modo determinate, ma poi pilotò tutta la ricostruzione della Russia  e i suoi piani economici, anche ai fini degli interessi dei banksters.
Il principio perverso del capitale monopolistico finanziario era quello che una Russia comunista, avrebbe prodotto un tipo di economia non concorrenziale, avrebbe annullato ogni spinta euro asiatica di quell’immenso paese verso la genialità e spregiudicatezza del capitalismo, e quindi, la Russia comunista non sarebbe mai stata un concorrente dei banksters. Cosa puntualmente verificatasi.
Ma c’era di più: la Russia doveva anche servire per una nuova conflagrazione in Europa, il secondo atto della guerra mondiale, che l’avrebbe dovuto proiettare verso una parziale occupazione, a partire dalla Germania, del continente europeo, cooperando alla distruzione totale della entità Europa e quindi garantire il potere  planetario del grande capitale monopolistico e consentirgli, in una ulteriore fase, dopo lo sbaraccamento della stessa URSS, di attuare il progetto di un Governo Mondiale, se non addirittura di una Repubblica Universale.
Non a caso i banksters, attraverso i grandi intermediari della finanza americana, tra questi il ricco petroliere e delle ferrovie Hammer, potentati che passavano come “progressisti, finanziarono i piani quinquennali sovietici, atti a non far morire di fame vasti strati della popolazione, in particolare i contadini, ridotti all’indigenza dopo la scossa rivoluzionaria e a riarmare la potenza sovietica. Pochi sanno che l’URSSS ha sempre devoluto o  è stata finanziata a questo scopo, enormi fette del proprio prodotto lordo delle sue finanze, denaro impiegato per gli armamenti, toccando sempre cifre incredibili, attorno al 34 percento, che nessun paese ha mai raggiunto.
molotovE la Russia, anche con Stalin, che ben si guardò dal toccare gli interessi privati della finanza internazionale nella su Banca Centrale, la Gosbank, si mosse sempre con questi presupposti, anche se i sovietici puntavano ad esportare la rivoluzione comunista nel mondo espandendosi sulle stesse rotte degli Zar. Ma questo non era un problema per il Corporate Banking, anzi.
Cosicchè, fin dagli anni ’20, quando i sovietici in gran segreto aiutarono i tedeschi per la ricostruzione della Wermacht, ad arrivare al Patto Molotov – Ribbentrop del ‘39, dove i sovietici si impegnarono a sostenere lo sforzo economico della Germania costretta alla guerra con gli anglo francesi, lo scopo di Stalin era sempre stato uno solo: aiutare la Germania a rialzarsi, metterla in condizione di sostenere uno sforzo bellico e spingerla ad una guerra in Europa, per poi attaccarla al momento opportuno con una potenza di fuoco straordinaria, frutto di pluriennali piani di riarmo.
E’ oramai certo che il 22 giungo 1941, i  sovietici furono preceduti dai tedeschi di un paio di settimane nell’attacco, trovandosi in tal modo sbilanciati in avanti senza poter, in breve tempo, correre ai ripari su posizioni difensive. La Germania che non ignorava questi intenti li aveva miracolosamente preceduti.
Insomma, i veri architetti di una immane carneficina che sconvolse il XX Secolo furono appunto i Corporate Banking con la loro criminale casta e il comunismo è stato un utile mezzo, da questi criminali pilotato, per raggiungere i loro fini.
Del resto il comunismo, una utopia, al di fuori della portata umana, non solo non si realizzò con la rivoluzione bolscevica, nonostante gli orrori, le violenze e la dittatura, che già si poteva constatare come in Russia quello che si era configurato con  la nomenklatura con falce e martello, non era certo una fase transitoria verso il comunismo, ma un capitalismo di Stato che ben presto si strutturò in varie oligarchie, mentre l’URSS, lungi dall’essere quella Nazione guida, madre del comunismo, non fu altro che una nazione imperialista, preposta ad un transitorio dominio mondiale, in accordo strategico, con la superpotenza americana.
I finanziamenti a Hitler e al Nazionalsocialismo
SAQuando in Germania si rese evidente che si stava affacciando una personalità di grande carisma e forza rivoluzionaria, Adolf Hitler, la finanza internazionale non poteva di certo ignorare questo realtà. Come ha sempre fatto quindi cercò di finanziarne l’ascesa nella speranza di poterne controllare gli sviluppi.
Gli investimenti a favore dello NSDAP non furono di certo paragonabili a quelli elargiti ai sovietici, ma comunque ci furono.
A parte gli aspetti spiccioli e contingenti che consigliavano questi finanziamenti, il Corporate Banking si prefiggeva, sostenendo l’ascesa di Hitler di raggiungere due obiettivi.
Primo: l’avvento in Germania di un partito estremista, sciovinista, pangermanico, unito alle insanabili contraddizioni, ruberie e imposizioni della pace di Versailles, avrebbe sicuramente creato le condizioni per il riarmo della Germania, la rinascita di una sua volontà di  potenza  e quindi di una futura guerra perché, dall’altra parte, si stava al contempo predisponendo il grande riarmo dell’URSS, con presupposti di distruzione della Germania sessa e quindi si sarebbe anche potuto proiettare la Germania contro l’URSS,  mentre gli inglesi, come avevano sempre fatto nella loro storia, si sarebbero sicuramente mobilitati per impedire che nel continente si realizzasse una forte entità nazionale che andava contro i loro interessi. Gli interessiper un'altra guerra non mancavano.
E interessante notare che il Corporate Banking, anche attraverso il controllo di grandi industrie americane, in particolare della chimica, della meccanica, e della energia petrolifera, sostennero in qualche modo la potenza tedesca, onde spingerla alla guerra, che comunque poi gli avrebbero prima o poi sicuramente scatenato contro, ben sapendo che la Germania priva soprattutto di petrolio, non avrebbe potuto confrontarsi a lungo sul piano militare, né contro l’URSS, né contro gli occidentali.  Al momento opportuno quindi, chiudendo i rubinetti, la Germania sarebbe stata spazzata via.
saSecondo: il programma del nazionalsocialismo, pangermanista, contemplava anche un forte programma antiebraico, il cui fine ultimo era la espulsione degli ebrei dalla Germania. Proprio quello che necessitava al sionismo e al Corporate Banking: l’uscita dei preziosi ebrei tedeschi dalla Germania per farli arrivare in Palestina.
Del resto  due propositi, sia del sionismo che del nazionalsocialismo, andavano a incontrarsi:  l’evacuazione degli ebrei dalla Germania e la proibizione di matrimoni misti.
A questo proposito, dagli USA il Congresso Mondiale Ebraico, non perse tempo e scatenò, dal momento stesso che Hitler arrivò al governo (gennaio 1933P una serie crescente di ricatti, intimidazioni e dichiarazioni di guerra contro la Germnai, al solo fine di indurla a incattivire le misure antiebraiche. Al contempo la stampa, soprattutto anglo americana, sparava titoli, spesso inventati di sana pianta, per dipingere u clima invivibile e di persecuzioni subite dagli ebrei nel Reich. Si arrivò addirittura al punto, che eminenti membri della comunità ebraica tedesca, preoccupati veramente che la loro situazione in Germania potesse precipitare, smentirono più di una volta che sul posto essi fossero sottoposti a tutte queste angherie.
Delle guerra e di quello che accadde dopo, con tutto l’ebraismo oramai compattato contro i tedeschi e la Germania decisa a liberarsi degli ebrei nel Reich e nel resto dell’Europa, sono fatti arcinoti, che ancora una volta, mostrano come vennero a realizzarsi i piani del Corporate Banking che, nel 1948, vide premiati i suoi investimenti, con la nascita dello Stato ebraico in Medioriente.
 
Resta solo da far osservare che, come accennato, che mentre il Bolscevismo, fino alla sua implosione, restò in definitiva sempre funzionale ai progetti del Corporate Banking, Hitler e il nazionalsocialismo, come del resto il fascismo, finirono per rappresentare una grave minaccia per questi immondi interessi.
Il fatto era che fascismo e nazionalsocialismo, non rinunciarono mai alla loro forma dirigistica dello Stato, uno Stato nazionalpopolare, che vedeva l’adesione delle masse, le quali percepivano tangibilmente che il governo protendeva ogni sforzo al suo benessere e al mantenimento di una giustizia in ogni campo, anche sociale. Uno Stato, quello fascista, dove gli aspetti etici e politici dovevano avere la preminenza su quelli economici e finanziari.
Questi presupposti, uniti alla gelosa tutela della indipendenza e sovranità nazionale erano la più netta antitesi del liberismo e della speculazione finanziaria.
fasci e corporazioniNon a caso, l’Italia con l’IRI, con il corporativismo e  con la riforma bancaria del 1936, che limitò il potere delle banche private nella Banca Centrale e il nazionalsocialismo, che addirittura arrivò nel 1939 a nazionalizzare la Banca Centrale tedesca e a sperimentare una forma di baratto negli scambi internazionali in modo da tagliare le intermediazioni bancarie e a sostituire il valore dell’oro con quello della “forza lavoro”,  furono i veri e soli, oppositori al sistema dei Banksters. 
Fascismo e Nazionalsocialismo, andavano assolutamente distrutti e cancellati dalla faccia della Storia, come infatti avvenne con la grande carneficina della Seconda Guerra Mondiale.
Riusciranno i Banksters, entità  che dal dopoguerra in avanti, nel momento in cui si realizzarono concretamente i presupposti per la realizzazione di un Governo Mondiale, possiamo anche chiamare MONDIALISMO,  nel loro proposito di Governo Mondiale, nella edificazione di una Repubblica Universale, magari con  capitale a Gerusalemme?
Non lo sappiamo. Certo sul piano della formattazione della mentalità del genere umano, sempre più impregnato di ideologia mondialista i risultati conseguiti, sembrerebbero dover dare una risposta positiva, così come il potenziale militare del braccio armato del mondialismo, vale a dire gli Usa – Israel, sembra non avere rivali, ma sul piano geopolitico le cose stanno altrimenti.
Gli interessi geopolitici dei popoli e della nazioni, alla fin fine, pur sotto altre configurazioni, riemergono sempre e intralciano i piani mondialisti, ma soprattutto per la “legge di Newton”: ogni volta che si producono azioni che si prefiggono certi scopi, sempre si verificano anche altri effetti imprevedibili e spesso divergenti. Questo vuol dire che il progetto mondialista finisce per diventare una specie di tela di Penelope: da una parte si mettono insieme i pezzi del mosaico del Governo Mondiale, dall’altra forze contrarie imprevedibili, scombinano tutto costringendo a ricominciare da capo. Staremo a vedere, la lotta del sangue contro l’oro è sempre aperta.
 
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23202

venerdì 21 marzo 2014

I giovani e la R.S.I. NOI GIOVANI ABBIAMO UNA MISSIONE


(dal Bollettino ACTA della Fondazione della R.S.I. – Istituto Storico, numero 69 – maggio-luglio 2009, riprendiamo il seguente molto significativo scritto

NOI GIOVANI ABBIAMO UNA MISSIONE

Le “chiacchiere” non ci sono mai piaciute, così come le persone tanto avvezze a parlar bene ma a razzolar poco. 
Il nostro riferimento è la Tradizione, parola che racchiude un universo di simboli, miti, eroi, ma soprattutto parola che richiama in maniera indiscutibile all’azione. 
Questa premessa è necessaria poiché quando abbiamo l’onore di collaborare con i reduci della R.S.I. dobbiamo essere consapevoli di avere di fronte uomini d’azione, di milizia, dei soldati. 

La Tradizione etimologicamente significa tramandare qualcosa, un qualcosa che si spiega con i valori quali la lealtà, il sacrificio, l’onore e la fedeltà. 

Coloro che l’8 settembre scelsero di combattere per la patria, lo fecero in modo disinteressato, con l’impersonalità attiva di chi è animato dalla virtù e dai valori dello spirito, di chi ha un fuoco che brucia nel petto; impersonalità tipica dei legionari, ardore tipico del combattente. 

L’esperienza che intrapresero, per molti fino all’estremo sacrificio, è un bagaglio inestimabile di un “altro sapere”, come ebbe a dire un “vecchio” guerriero di nome Rutilio Sermonti, un sapere che solo chi coltiva il proprio spirito può conoscere ed ammirare. 

E il nostro compito, oggi, è far sì che questo bagaglio non venga lasciato nell’oblio della dimenticanza, perché la Tradizione è anche testimonianza, conservazione della memoria storica di un popolo: abbiamo la possibilità di ascoltare le loro esperienze, di conoscere il significato dell’essere fedeli, per oltre mezzo secolo, ad una linea ed uno stile, sia in pace sia in guerra. Loro hanno vissuto l’onore, la fedeltà, la fratellanza, in cameratismo, hanno conosciuto il dolore per un fratello ucciso in battaglia, il coraggio e la forza di volontà che spinge ad andare avanti sempre, anche quando sei allo stremo. 

Loro hanno avuto nella vita almeno un’ora immortale, come dice il generale Degrelle. Loro hanno vissuto ! 
E noi, oggi, possiamo dire lo stesso ? 

Siamo i figli di un’epoca dominata dal lusso e dalla comodità, dalla mentalità borghese dell’uomo vile, di colui che non sa cosa significhi sacrificarsi per un’idea, di chi, codardo e menzognero, è traditore prima di tutto di se stesso. 

Siamo i giovani del terzo millennio, i figli della decadente cultura occidentale, siamo quelli che consumano la vita senza sapere chi siamo, quelli che la società moderna vuole sonnambuli prigionieri della caverna di Platone che non sanno neanche dell’esistenza del sole. 

Ma una possibilità l’abbiamo ancora, a patto di conservare l’umiltà di chi vuole imparare, la volontà di chi vuole lottare, l’abnegazione di fare militanza in nome di quei valori della Tradizione che i combattenti della R.S.I. hanno saputo incarnare nella vita. 

Sono loro gli ultimi baluardi di cosa significhi vivere la Tradizione, contro tutto e contro tutti, col coraggio di chi, animato dalla verità e dalla giustizia, non cede neanche un metro. 

Possiamo lavorarci a fianco, guardarli negli occhi, imparare dalle loro esperienze, scoprire il patrimonio di virtù e di coraggio di cui sono portatori, aiutandoli nel contempo nell’incredìbile opera di conservazione, tutela e riscoperta storica di testi, documenti, foto, che raccontino le gesta di quegli uomini che hanno combattuto “dalla parte sbagliata”. 

Racconti che ci aiutino a vivere, perché se vogliamo affermare un’idea, se vogliamo essere in grado di combattere un nemico diverso da quello di sessant’anni fa ma altrettanto forte e disposto a sopraffarci, abbiamo bisogno di esempi, di testimoni di coraggio e forza d’animo, di uomini. 

La loro eredità è la nostra eredità ed anche se oggi molti si affrettano a definirla scomoda ed ingombrante, il nostro compito è quello di farla conoscere, divulgarla, svolgere un’operazione di verità che cancelli il fango che l’ha ricoperta. 

Il nostro vuol essere un aiuto concreto, partecipativo, attivo, ci mettiamo a disposizione per organizzare iniziative in cui la cultura sia azione e formazione, in cui si conosca e si impari da chi, dopo l’8 settembre, ha scelto la strada più difficile, da chi è ancora leone in un mondo di pecore.

 Abbiamo bisogno della forza di chi ha occhi che ancora brillano.
 Il tepore di una stufa elettrica non ci basta più, abbiamo bisogno del calore di un fuoco che brucia.

 In alto i cuori !

mercoledì 19 marzo 2014

I DOVERI del feudo di san Leucio.

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di Ferdinando IV  re del Regno di Napoli

Creazione della «colonia socialista» di San Leucio, nata pochi mesi prima della rivoluzione francese. 
Ecco come si accingevano i Borboni di Napoli ad affrontare la nuova epoca della rivoluzione industriale. Cose incredibili per quei tempi ed anche per oggi.
Amar il Prossimo suo, come se medesimo, è non far agli altri quello, che non vorremmo, che fosse a Noi fatto: ed è fare agli altri, quello che vorremmo, che a Noi si facesse.
Da questo dettato della Divina Sapienza nascon varj doveri, de' quali alcuni diconsi negativi, altri positivi.

Capitolo I

Doveri negativi

I Doveri negativi son quelli, che impongono l'obbligo di astenersi dall'offender alcuno in qualunque maniera. Or in tre maniere si può offendere alcuno. Si può offen¬dere nella persona, nella roba, e nell'onore.

I. Non si può offendere alcuno nella persona.
Si offende alcuno nella Persona o coll'ammazzarlo, o col ferirlo, o col batterlo, o col fargli scherni, dispetti, insolenze, ovvero col molestarlo ed inquietarlo in qualunque modo. Nessuno di questi atti ardirà mai alcun di voi di commettere contra il suo simile; siccome non ardirà mai neppur l'offeso di prender da sé la privata vendetta: ma ricorrerà a' suoi Superiori per la dovuta giustizia; e credendo non averla da quelli ottenuta, potrà anche di poi venire da Me. Vegliano contri tutti questi delitti attentamente le Leggi: ma tanto più vegleranno esse contra quelli, che mai si commettessero in questa Società, che ha per suo principal fine l'amore, e la carità, e che l'esempio dev'essere della pubblica educazione.

II. Non si può offendere alcuno nella roba. 
Si offende alcuno nella roba, ogni qualvolta o con violenze, o con inganno si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, ch'è d'altrui. Il titol di ladro è il titol più infame e vergognoso che poss'aver l'uomo. Ciascuno dunque si guardi bene di meritarlo per alcun modo. In ogni Società i ladri son condannati ad atrocissime pene. In questa, dove l'onore, e la virtù sono i principali cardini della medesima, se mai ve ne fossero (che non è neppur da dubitarsi) saranno più rigorosamente puniti. Nelle compre perciò, nelle vendite, nelle permutazioni, ed in ogni altra specie di con¬tratti ogn'uno si guardi di usar soperchieria, ed inganno. Nessun venditore abusi dell'imperizia del compratore col chiedere un prezzo maggiore del dovere: e nessun compratore si valga mai dell'ignoranza, o della necessità, in cui è tal volta il venditore, per levargli quel giusto prezzo, che gli spetta. Vadan bandite la mensogna, le frodi, e le fallacie nelle misure, ne pesi, nella qualità delle robe, che si venderanno, o compreranno, nella qualità del danaro, ed in tutt'altro, in cui la versuzia, e l'inganno possa usarsi; e si proceda in tutto con candore, onestà, e buona fede. Sia la parola il vincolo più sacro della Società; e tutti sian fedelissimi, e sinceri ne' detti, e ne' fatti. Chi ha fedelmente servito, sia prontamente pagato; né alcuno gli neghi o ritardi la mer¬cede dovuta a ciò non sia causa della sua mina. In somma erigga ogn'uno nel suo cuore l'altare della giustizia; e tratti col suo simile, come vorrebbe, che questi trattasse con sé.

III Non si può offendere alcuno nella riputazione.
La riputazione è la cosa più importante e più preziosa, che possa aver l'uomo d'onore; e talvolta togliere altrui la ripu¬tazione è peggior delitto, che offenderlo nella roba, e nella persona. Nessun quindi dirà mai cose false contra di alcu¬no; e chi caderà in questo delitto, vada immediatamente bandito da questa Società. Nessuno dirà ingiurie, e villanie ad altri. Nessuno metterà in ridicolo, ed in beffa il suo fra¬tello; essendo tutte queste cose contrarie a quello spirito di carità, e di amore che Dio comanda, e che Io voglio, per ben della pace, del buon ordine, e della tranquillità delle vostre famiglie, da voi esattamente praticato.

Capitolo II

Doveri positivi

I Doveri positivi impongono di fare a tutt'il maggior bene che si possa. Questi sono o generali, o particolari. I generali riflettono sopra tutt'i nostri simili. I particolari riguardano un Ceto particolare di persone, come sarebbe il Sovrano, i suoi Ministri, i Superiori, gli Ecclesiastici, gli Sposi, i Genitori, i Figli, i Fratelli, i Benefattori, i Maggiori di età, i Giovini e la Patria.

Doveri generali

I. Ogn'uno deve far bene al suo simile, ancorché sia suo nemico.
A ciascun de' i nostri simili Noi dobbiam far sempre il maggior bene, che si possa. Dio comanda, che si faccia per amor suo finanche a' nimici. La più bella vendetta è quella di far bene a colui, che ci offese; ed il più bel piacere è quello di imperare per mezzo delle beneficenze sopra colui, che ci disprezzò. Soccorrerlo nelle avversità, ed aiu¬tarlo ne' bisogni è mostrare a tutti gli uomini la più subli¬me grandezza di cuore e di generosità. Ogni uomo in tutti gli stati può far del bene al suo simile. Il Savio, il Ricco, l'Agricoltore, l'Artista, quando impiegano i loro talenti, le loro ricchezze, le loro fatiche a prò' de' Cittadini, possono ben vantarsi di essere i Benefattori dell'Umanità. Ogni volta dunque, che si presenti a voi l'occasion di giovare ad altri, ciascuno l'abbracci; né mai si spaventi di qualche incomodo che seco porti questa generosa azione; poiché sarà sempre ben compensato da quel dolce e puro piacere, che l'accompagna. Questo sovrano precetto di Dio è fon¬dato sopra quella perfetta uguaglianza, che gli piacque sta¬bilire fra gli uomini. Egli li costituì in natura tutti fratelli, e dispose, che nessuno imperasse sopra di loro, fuor di Lui, o di Coloro, a' quali egli affidasse il governo 'de' Popoli. Per sua mercé Egli ha dato a Me il grave peso di governare questi Regni: ed Io nel dar a voi questa legge non intendo far altro, che seguire i suoi eterni consigli. Sin da prima, che Io concepii il bel disegno di unirvi in società in questo luogo, pensai ancora, di crearvi tutti Artieri, e darvi la maniera di divenirne famosi. La felicità di questi Reami mi fece concepir questa idea. Vedendo, che i tre Regni della Natura, cioè il vegetabile, l'animale, ed il minerale qui per singoiar dono della Provvidenza tengono la propria lor sede, e che solo manca in essi, chi a' naturali prodotti de' luoghi dia le nuove forme, mi risolsi nell'animo di pome ad effetto l'intrapresa. Già son pronte in buona parte le macchine, e gli ordigni corrispondenti al disegno. Solo resta, che per voi ci sia una fissa legislazione, che suggeri¬sca la norma della condotta della vita, e che prescriva gli stabilimenti necessari all'arti introdotte e da introdursi.

Il- II solo merito forma distinzione tra gl'Individui di San- Leucio. Perfetta uguaglianza nel vestire. Assoluto divieto contra del lusso.
Essendo voi tutti Artisti, la legge che Io vi impongo, è quella di una perfetta uguaglianza. So, che ogni uomo è portato a distinguersi dagli altri; e che questa uguaglianza sembra non potersi sperare in tempi così contrari alla semplicità ed alla natura. Ma so pure, che vana e dannevol'è quella distinzione, che procede dal lusso, e dal fasto; e che la vera distinzione sia quella, che deriva dal merito. La virtù, e l'eccellenza nell'arte, che si esercita, debbon essere la caratteristica dell'onore, e della singolarità; e questa, qual debba esser tra voi, sarà qui sotto prescritta. Nessun di voi pertanto, sia uomo, sia donna, presuma mai pretendere a contrasegni di distin¬zione, se non ha esemplarità di costume, ed eccellenza di mestiere. A quest'oggetto per evitar la gara nel lusso, e '1 dispendio in questo ramo quanto inutile, altrettanto dannoso, comando, che '1 vestire sia uguale in tutti: che estrema sia la nettezza, e la polizia sopra le vostre persone, acciò possa aversi quella decenza, che si richiede per rispetto, e venerazione dovuta a Chi si degna portarsi a vedere i vostri lavori: che questa polizia sia anche esattamente osservata nelle vostre case, acciò possa godersi & quella perfetta sanità, ch'è tanto necessaria nelle persone, che vivono con l'industria delle braccia. Di voi nessuno ancora ardirà mai chiamarsi col Don, essendo questo un distintivo dovuto soltanto a' Ministri del Santuario in segno di rispetto, e di venerazione.

Doveri particolari

 I. Doveri verso il Sovrano.
Dopo Dio devesi a' Sovrani, come dati agli uomini da Dio, la riverenza, la fedeltà, l'ossequio. Le funzioni sublimi, ch'essi esercitano, gli fan dividere colla Divinità questa venerazione. La loro persona dee rispettarsi, come sacra; e tutti gli ordini, che vengon da loro, debbon ciecamente eseguirsi e prontamente osservarsi.

II Doveri verso i Ministri.
Sono i Ministri tutt'imagini de' Sovrani. Ogni posto, che da essi si occupa, si occupa per loro. Per Loro essi comandano; per Loro vegliano alla custodia, ed all'osservanza delle leggi. Per amor di Loro voi dunque dovete ad essi tutti quegli atti di rispetto, e di ubbidienza, che l'autorità pubblica esige.

III. De' Matrimoni. 
La donna fu concessa da Dio all'uomo per sua ragionevol compagna. Dall'unione di entrambi nacque la propaga¬zione, e conservazione dell'uman genere; e dalla moltipli-cazione de' matrimoni ebbero origine, e tuttavia fiorisco¬no le Società, e gl'Imperi. Perché dunque anche questa Popolazione prosperi, ed aumenti sotto la benedizione dell'Altissimo, vi voglion de' matrimoni, la celebrazione de' quali per voi Io sottopongo alle seguenti leggi. I. L'età del giovane non dovrà esser meno di 20 anni; e quella della fanciulla di 16. Ed in queste circostanze né anche sia loro permesso di contrarre gli sponsali, fino che dal Direttore de' Mestieri per lo giovane, e dalla Direttrice per la fanciulla, non vengano con attestato dichiarati provetti nell'arte, a segno di potersi lucrar con sicurezza il mantenimento; ed allora in premio della lor buona riuscita si concederà da Me ad esse una delle nuove case, che ho espressamente fatto costruire con tutto ciò, che è necessario pe' comodi della vita, e i due mestie¬ri, co quali lucrar si possano il cotidiano mantenimento. Quando un giovine giunto all'età stabilita, avrà inclinazione per una giovane, che sia anche dell'età prescritta ed abbiamo ambedue appreso le rispettive arti, dovrà subito dame parte a' suoi genitori, i quali n'avvertiranno quelli dell'altra parte per loro intelligenza, e perché di comun consenso badino sulla condotta de' figliuoli, a ciò tutto vada con decenza, ed acciocché non accada incon¬veniente alcuno; potendo ben dars'il caso, che su di una medesima persone più di uno pretenda. III. Nella scelta non si mischino punto i Genitori, ma sia libera de' giovini, da confermarsi nella seguente maniera, Nel giorno di Pentecoste nella Messa solenne, in cui inter¬verranno tutti gli abitanti del Luogo, e le fanciulle, edì giovini esteri, che travagliano nelle manifatture, da due fanciullini dell'uno, e dell'altro sesso si porteranno all'Altare per benedirsi da chi celebra, due canestri pieni di mazzetti di rose, bianche, per gli uomini, e di colo; naturale per le donne; e nel terminar questa funzione à ciascun individuo se ne prenderà uno, come le palme Nell’uscir poi dalla Chiesa, i Pretendenti nell'atrio di essi dov'è il Battisterio, presenteranno il loro mazzetto é ragazza pretesa; e questa accettandolo, lo contracambiei' col suo; ma escludendolo, con polizia, e buona maniera lido restituirà; e né all'uno, né all'altra sarà permesso contestazione alcuna; e perciò i primi ad uscir di Chiesa, e situarsi nel sopradetto atrio saranno i Seniori del Popolo per imporre loro la dovuta soggezione. Coloro, che contra-cambiato si saranno il mazzetto, lo porteranno.in petto sino alla sera; quando dopo della S. Benedizione accompa¬gnati da' rispettivi Genitori si porteranno dal Parroco, che registrerà i nomi, e la parola. Dopo questa funzione sarà permesso farsi quant'altro incumbe a norma del Concilio di Trento, e di ogni altro requisito della legge, in Chiesa, in cui interverranno i Seniori del Popolo, e i Direttori, e le Direttrici dell'arti, non solo per solennizzare con quella pompa, che si richiede, questo gran Sacramento, ma per contestare agli Abitanti, che gli Sposi meritano la stima di tutti per la bontà del loro costume, e per essersi coU'arte, che già hann'appresa, resi utili a loro, alle famiglie, allo Stato, e che per tutt'il tempo deUa loro vita non vivranno mai a peso di alcuno.

IV. Essendo lo scopo di questa Società che tutti rimangon nel luogo; quindi per impegnarli a restare, alle figliuole, ch'abbian imparata l'arte, e voglion maritarsi fuori, non sarà dato altro, che soli docati 50 per una volta tantum e dal momento saran considerate com'estere, senza speran¬za di mai più potervi tornare.

V. Quando un giovine abitante, o artefice vorrà prender in moglie una estera, non potrà farlo, se prima tal giovane che egli vuoi sposare, non abbia appreso il mestiere in questa, o in altra manifatturia.

VI. E se assolutamente voglia prender in moglie una estera, che non abbia arte in mano, dal momento uscir debba dal luogo, di dove non sarà più considerato come Individuo, e senza speranza di potervi più ritornare.

VII. Que' giovini dell'uno, e dell'altro sesso, che giunti sieno all'età di 16 anni senza essers'impiegati nelle manifatture per mancanza di volontà, saranno mandati in Casa di correzione, col divieto di non poter mai più tornare nel luogo.
E coloro, che impiegaticisi non abbian nulla appreso per mancanza di applicazione, saranno mandati in Casa di educazione, col divieto di non poter tornare nelle lot
case, se non istrutti.

VIII. Essendo lo spirito, e l'anima di questa Società l'eguaglianza tra gl'Individui, che la compongono, abolisco tra' medesimi le Doti, e dichiaro, che ciocché da Me sarà per beneficenza somministrato, come di sopra si è detto, in occasione di matrimoni, sarà solo per premio della buona riuscita, che gli sposi avranno fatta nell'arte, e nel buon costume: beneficenza, che a loro accorderò col divino aiuto sino alla quarta generazione, dopo di che la donna porterà il solo necessario corredo; dovendo aver dopo la morte de' Genitori, la parte eguale co' maschi, com'in appresso sarà prescritto.

IV. Degli Sposi.
Capo di questa Società coniugale è l'uomo. Natura gli deferì questo dritto: ma gli proibì nel tempo stesso di opprimere e di maltrattare la sua moglie. Con tuono di maestà in ogni occasione gl'intima l'obbligo di amarla, di difenderla, e di garantirla da' pericoli, a' quali la sua debolezza la porterebbe. Il marito deve alla moglie la protezione, la vigilanza, la previdenza, gli alimenti, e le fatiche più penose della vita. La moglie deve al marito la giusta preferenza, la tenera amicizia e la cura sollecita per cimentare da più in più la cara unione. Impone ad essi natura questi sacri precetti non solo per ispirare sul di loro esempio ad ogni altro Individuo i sentimenti della Società, ma perché divenendo Genitori, non sien i figli infelici, e negletti tra le dissenzioni, e le discordie dome-stiche; ed in luogo di presentare Cittadini buoni, ed utili alla Patra, gli dian discoli, e perversi. Or per seguire que¬sto gran disegno della natura, sempre savia nelle sue ope¬razioni. Io prescrivo, e comando ad ogni marito di questa Società di non tiranneggiar mai la sua moglie, né di esser-e ln8iusto, togliendole quella ricompensa che sia dovuta alla di lei virtù: ad ogni moglie, che rendasi cara al suo marito; che nelle cure, e ne' travagli sia la sua fedele com. pagna; e che l'onore richiami sul comun letto maritale le celesti benedizioni.

V. De' Padri di Famiglia.
È il principal fine del matrimonio la procreazione della Prole. Divenuti gli sposi Genitori de' figli, eccoli sottoposti ad altri più pesanti doveri, ed a più precise obbligazioni. Il Padre è nelTobbligo di sovvenire, di assistere, di soste¬nere insiem colla madre i propri figli. Entrambi son tenuti di educarli, e di procurar loro uno stato di felicità in que¬sto Mondo. Per le loro o della loro compiacenza e conten¬tezza, o del loro continuo rammarico. Per le loro o solleci¬te o trascurate cure diverrann'essi l'oggetto o della loro compiacenza e contentezza, o del loro continuo rammari¬co. Per loro saranno membri utili, o disutili della Società; buoni, o viziosi; onorati, o infami; comodi, o bisognosi. A voi dunque, che già Padri siete, o a cui toccherà in sorte di esserlo, a voi comando di educar bene i vostri figliuoli. Se voi ispirerete a tempo l'amor della fatica, essi saranno utili a se, a voi, alla Patria. Se la modestia, e la sobrietà, non avrann'occasione di vergognarsi. Se la gratitudine e la carità, otterranno benefìzi, e si guadagneranno l'amore di tutti Se la temperanza, e la prudenza, saranno sani, e for¬tunati. Se la giustizia e la sincerità, sarann'onorati, e non sentiranno rimorsi nel cuore. Se finalmente la religione, essi vivranno, e moriranno contenti. Questo è di tutt'i doveri l'articolo più importante; e perché scorgo che da esso deriva non solo la pace, e 1 ben essere delle famiglie, ma benanche la prosperità, e la felicità dello Stato, Io sono entrato a prendervi la principal parte.

VI. Leggi per la buona educazione de' Figli. Già è situata in Belvedere la Scuola normale, in cui s'in¬segna a' fanciulli, ed alle fanciulle sin dall'età di anni 6 il leggere, lo scrivere, l'abbaco; il catechismo della Religione; i doveri verso Dio, verso sé, verso gli altri, verso il Principe, verso lo Stato; le regole della civiltà, della decenza, e della polizia; i catechismi di tutte le arti; 1 economia domestica; il buon uso del tempo, e quant'al-tro si "chiede per divenir uom dabbene, ed ottimo Cittadino. Obbligo vostro sarà che tutt'i vostri figli del¬l'età prescritta vadan nelle date ore del giorno alla scuola Per renderli ancora utili a voi, allo Stato, e ad esso loro e per non farli andare altrove a cercar la maniera d'impiegarsi, ho provveduto questo luogo di macchine, d'istrumenti, e di artisti abili ad insegnar loro le più perfette manifatture e vi s'introdurranno ancora tutte quelle altre arti, che hann'immediato rapporto coll'introdotte, ad oggetto di aversi quell'insieme, che indispensabilmente vi si richiede per l'economia e per la perfezione. Vi saranno stabilimenti particolari pel buon ordine, e sistema delle manifatture, ne' quali sarà fissato l'orario del lavoro secondo i dati mesi dell'anno. I prezzi del lavoro d'ogni manifattura saranno fissi; ma il giovine, o la fanciulla apprendente salirà per gradi, e come anderà perfezionandosi nell'arte, sino al prezzo, che godesi da' migliori artisti, nazionali e forestieri. Pervenuti a questo stato, se avran talento da portare la di loro opera ad un altro grado di maggior bellezza, e perfezione, si terran de concorsi; e quello, o quella, di cui il lavoro sarà più bello, più esatto, e più perfetto, avrà per premio il distintivo o una medaglia d'argento, ed in qualche caso anche d'oro, che potrà portare in petto; ed in Chiesa avrà la privativa di sedere per ordine di anzianità nel Banco, che sarà chiamato «del merito», che sarà situato unicamente per i giovani di tal fatta alla parte sinistra dell'Altare. Le cognizioni perfette della Divinità, la scienza di tutte le sociali virtù, l'amore e la continua applicazione al lavoro, il desiderio di distinguersi per via di merito, il giusto compenso che troveranno nella fatica, mi fanno sperare, che un giorno possan divenire gli oggetti della mia compiacenza, come della vostra tenerezza; e possan giustamente ereditare da voi tutto quello, che voi colli vostri sudori vi avete onoratamente procacciato. Ed in questo ancora voglio, che siate distinti da tutto il resto de' miei popoli.

VII. Leggi di successione.
Voglio, e comando, che tra voi non vi sian testamenti, né veruna di quelle legali conseguenze, che da essi provengono. La sola giustizia naturale, e la natural'equità sia la face, e la guida di tutte le vostre operazioni. I figli succedano a' Genitori, e i Genitori a' Figli. Abbian luogo i collaterali, ma nel solo primo grado. In mancanza di questi succede la moglie, ma nel solo usufrutto, e fino a che manterrà la vedovanza. Dopo la di lei morte, e sempre nel caso di mancanza di tutti li sopradetti eredi, sian i beni del defunto del Monte degli orfani, delle cui rendite si forma una Cassa, che chiamerassi degli Orfani da amministrarsi per ora dal Parroco, che sarà obbligato di dame a Me conto.
Se poi mancan degli orfani di padre, e di madre, i quali non sien ancora in istato di lucrarsi colle proprie fatiche il cotidiano alimento, mia sarà la cura di mantenerli e farli educare col prodotto della sopradetta Cassa, e col di più, che vi necessiti.
Abbian i figli porzion eguale nella successione degli ascendenti; né mai resti escluso la femina dalla paterna eredità, ancorché vi sian de' maschi.


VIII. De' figli di famiglia.
Impressi dall'Altissimo fin da' primi momenti della creazione ne' cuori de' Genitori i sentimenti di sì sviscerato amore verso de' figli, era senz'altro della sua Divina giustizia prescriverne a' medesimi il gran precetto di onorarli Tante pene, tanti sudori, tanti affanni meritavano certamente un onorato compenso. Io che le veci di Dio sopra di voi sostengo, sull'esempio del suo tremendo comando, l'istesso precetto a voi rinnovo. Rispettate, o figli, i vostri genitori: ricevete con umiltà i loro avvisi, e le loro correzioni soffrite volentieri anche i castighi: ed emendazione de' vostri vizj, e de' vostri difetti: serviteli: soccorreteli: compiaceteli in ogni cosa: siate loro grati, e non dimenticate neppur un momento i benefizj ricevuti: e soprattutto astenetevi da ogni atto, che possa offen¬derli.
Questo il gran Dio vi precetta, e questo anch'Io comando. E se Dio maledice que' figli, che sono irrispettosi a' padri, Io li bandisco per sempre da questa Società, come mostri indegni di più stare nella medesima. Anzi perché in essa non alligni razza di gente così inumana, condanno ali istessa pena colui, che essendo stato presente lngiuria, non sia corso immediatamente a darne parte a’ Seniori del Popolo, per passarne a Me prontamente l’avviso.

IX. De' Fratelli.
L'amore è l'anima di questa Società. Dunque, voi, o fratelli, figli di un istesso padre, e che il latte succhiaste di una madre istessa, amatevi con vero amore; aiutatevi scambievolmente con vera premura: vivete fra di voi in perfetta concordia; nessuno abbia invidia dell'altro, e soffochi all'istante nel suo cuore que' sentimenti di odio, e di vendetta, che mai concepito abbia per qualche torto dall'altro ricevuto. L'offeso reclami l'autorità del padre, se vive, ed alle determinazioni di questi placidamente si sottometta, e si accheti. In mancanza poi del padre corra a' Seniori del Popolo, e la pace da loro implori. L'odio tra' fratelli è la più brutta, la più perfida, la più idegna, e scandalosa cosa, che possa vedersi sulla Terra.

X. De' discepoli.
1 Maestri equivalgono a' Genitori. Se i Genitori danno la vita, i Maestri danno la maniera di sostenerla. Quegli obblighi dunque, che i figli hanno a' Genitori, quelli stessi i discepoli hanno a' Maestri. Ad essi debbono l'amore, e a gratitudine: ad essi l'ubbidienza, ed il rispetto. La pratica per tanto di tutti questi doveri alla grata riconoscenza di tutte le loro cure Io anche a voi costantemente impongo.

XI. De' Benefattori.
Se v'ha sulla Terra creatura, che possa in un ito modo gareggiare colla Divinità, egli è senz'altro il hefattore. Deve a questo il beneficato il prezzo del keficio in tutta la sua estensione.
Se, per esempio, un infelice vicino a perder li-ita per la fame, trova un'anima benefica, che lo ristorigli deve al Benefattore la vita: se lo soccorre ad uscire le miserie, a lui deve tutto quel comodo, che acquista: si> porta ad esserre felice, a lui deve tutta la felicità. Gli dlighi dun¬que de' beneficati sono sempre assoluti: a nio di essi è lecito sconoscerlo senza la taccia d'ingrato.! ingratitu¬dine è un vizio così odioso, e detestabile, cheivolta tutta l'umanità. Ogni uomo ha interesse ad odii l'ingrato, perché riconosce in lui uno, che tende a scoiggiar l'ani¬me benefiche, a bandir dal commercio delirila la com¬passione, la bontà, la liberalità, e quel santtlesiderio di giovare, che forma il modo più sacro della Sietà. Voi dunque, quanti siete in questa Società, rispettate chi vi benefica: contestategli in ogni occasione i sentimenti della più sincera riconoscenza: soddisfate a tutt'i suoi desiderj: non l'inducete mai a pentirsi di tutto quello, che vi fa: ma dategli continui motivi di spandere sempre più sopra di voi le sue beneficenze, e di estenderle sul vostro esempio sopra degli altri.

XII. De' Giovani.
I vecchi, e tutt'i maggiori di età avendo meritato da Dio il dono di essere di questo Mondo prima dei giovani, è quindi un dovere di questi venerarli, ed ubbidirl'in tutte le cose lecite, ed oneste. Nessuno per conseguenza può oltraggiarli: che anzi debbon tutti rispettare la loro venerando età, ed ascoltare, e seguire i loro prudenti consigli. E se mai alcuno vi sarà tra voi, che abbia il temerario ardire di usare loro poco rispetto, e poca venerazione, il padre, o se questi manca, i Seniori del Popolo per la prima volta l'ammoniranno seriamente: per la seconda volta faranno dal figlio chiede¬re perdono in pubblica Chiesa al Vecchio offeso; e per la terza volta se ne passerà a Me l'avviso per espellerlo dalla Società.

XIII. De' Vecchi.
Dovere però de' vecchi, e de' padri di famiglia sarà sempre dar a' giovani, ed a' figli il buon esempio non solo nell'esemplarità della vita, ma anche nell'amor della fatica; poiché se essi saranno sobrj, religiosi, prudenti, laboriosi, modesti, tali saranno i giovani, ed i figli; e così si avrà nella Società quel fondo di virtù, che ardentemente desidero.

XIV. De' Seniori del Popolo. 
Tempo di eligerli, e loro doveri. Tra questi, comando, che in ogni anno nel giorno di San Leucio se ne scelgan cinque de' più savj, giusti, intesi, e prudenti, i quali senza strepito giudiziario col dolce nome di Pacieri, e di Seniori del Popolo, di unita col Parroco, decidano tutte le controversie civili, e d'arti senza appello: provvedano, e procurino, che nella società non manchi nessuna delle cose di prima necessità; mentre liberamente si permette a chiunque voglia di aprir Forni, Macelli, Cantine, ed ogni altra bottega di comestibili, ma coll'obbligo di tener le provviste per comodo della Società, dal principio fino alla fine dell'anno, e di vendere a giusto prezzo i generi, e non maggiore dell'assisa di Caserta, senza frode, e senz'inganno; e coll'obbligo speciale a' venditori di vino di non far mai nelle loro botteghe, o cantine giuocare a veruna sorta di giuoco, ancorché lecito, o per ischerzo, sotto pena di essere immediatamente sfrattati dalla Società. Si assicureranno di tutti questi articoli i Seniori suddetti con le debite sicurtà; ed invigileranno sulla bontà de' generi, e su tutt'altro, che convenga col massimo rigore, e colla più religiosa esattezza. Sarà cura de' sopradetti Seniori ancora di invigilare rigidamente sul costume degli individui della Società, sull'assidua applicazione al lavoro, e sull'esatto adempimento del proprio dovere di ciascuno. E trovando, che in ess'alligni qualche scostumato, qualche ozioso, o sfaticato, dopo averlo due volte seriamente ammonito, ne posseranno a me l'avviso, acciò possa mandarsi o in casa di corre¬zione, o espellersi dalla Società, secondo le circostanze. Della proprietà, e nettezza delle abitazioni sarà anche loro la cura, perché da tutti si osservi; prendendone specialmente occasione nella visita degli infermi, che dovranno giornalmente fare, per darmi distinto ragguaglio del numero di essi in unione del Medico, della qualità delle malattie, e de' soccorsi straordinari, di cui necessitassero.
Loro cura parimente sarà di dar'esatto conto de' Forestieri che capitassero nel luogo, e dovessero pernottarci; colla distinzione del motivo perché siano venuti: in casa di chi rimangono, e per quanto tempo.

XV. Dell'inoculazione del Vaiuolo, e degli Infermi. 
Vi sarà perciò una Casa separata totalmente dall'altre in luogo di aria buona, e ventilata, chiamata dagl'Infermi. In questa ne' debiti tempi di autunno, e di primavera d'ogni anno si farà a tutt'i fanciulli e le fanciulle della Società, l'inoculazione del Vaiuolo. In ess'ancora si tra¬sporteranno tutti coloro, che saranno attaccati da morbi contagiosi, tanto acuti, che cronici. Per questa Casa vi saranno i suoi regolamenti particolari, riguardant'il buon governo non solo degl'infermi, ma benanche l'economica amministrazione. Un Prete tra gli altri assisterà sempre in
essa per comodo degl'infermi, ed ora l'uno, ora l'altro de' Seniori del Popolo tutte le mattine, e tutt'i giorni ne faranno la visita, per vedere, se tutt'è in buon ordine, se vi è la massima polizia possibile, e se gl'infermi sono assi¬stiti tanto nello spirituale, che nel temporale colla massi¬ma esattezza, e scrupolosità. I Medici, i medicamenti, le biancherie e quant'altro occorre pel mantenimento del luogo, e degl'individui, tutto sarà sempre da Me somministrato.

XVI. Maniera di eligere li Seniori del Popolo. 
L'elezione de' sopradetti Seniori si farà, congregandosi tutti i Capi di famiglia dopo della Messa solenne con tutto il rispetto, e con tutta la decenza nel salone del Belvedere, per bussola segreta, ed a maggioranz de' voti, sempre presidente il Parroco.
Dell'elezione se ne farà subito a Me rapporto per ottenere la confirma, ed in virtù di essa potran godere dell'onrifica distinzione di sedere in Chiesa nell'altro banco del merito, situato a fronte di quello de' giovani dalla parte destra dell'Altare.

XVII. Degli Artisti poveri. Della Cassa di carità, e suoi regolamenti.
Per effetto di quell'amore, ch'è l'anima di questa Società, e per quello spirito di fratellanza, che a ciascuno di voi deve far riguardare questa Popolazione, come una sola famiglia, giusto è ancora che se tra voi si trovi in Artista, privo di moglie e di figli, o con questi, ma non in istato di lucrarsi il pane per loro, e pel povero padre caduto in miseria o per vecchiaia, o per infermità, o per altra fatai disgrazia, ma non mai per pigrizia, ovvero infingardaggine; sia da tutti comunemente soccorso, acciò non si riducano nello stato di andar mendicando, ch'è lo stato più infame, e detestabile, che sia sulla terra. Perciò siavi tra voi una Cassa, che chiamerassi della Carità, dalla qual sian codest'infelici comodamente soccorsi o per tutto il tempo della vita, o fino a che non sian rimessi in istato di potersi lucrare il pane. Avrà questa Cassa per fondo un rilascio di un tari al mese, che ogni manifatturiere, che sia in istato di guadagnare più di due carlini al giorno, farà in beneficio della medesima; e di quindeci grana al mese, per quelli che guadagnino meno di due carlini al giorno. Sarà ess'amministrata dal Parroco, da' Seniori, e da' Direttori dell'arti, i quali rilasceranno in beneficio della sopradetta Cassa quello, che più la pietà lor detti. Tutti daranno il voto nel caso di doversi soccorrere qualche infelice. L'esazione si farà nel seguente modo. Tutti gli Artisti di qualunque condizione siano, saran descrit¬ti in uno Stato. Questo si affiggerà nell'atrio della Chiesa, dove ogni prima Domenica di mese, la mattina, dopo un dato segno di campana, che si chiamerà la Carità, si troverà il Parroco, sempre che possa (o chi egli destinerà degli altri Sacerdoti) a ricevere da' medesimi la somma prescritta, che farà notare da ciascuno di proprio carattere in un libro, che appositamente si terrà. Raccolta la Carità, si farà la numerazione degli Artisti con la nota, o sia Stato alla mano, e della moneta pagata in presenza de' Seniori, e de' Direttori; e si vedrà, se tutti hanno adempito al loro dovere. Chi non abbia adempito, si noterà in un foglio, che si affiggerà in una tabella chiamata de' Contumaci, che si sospenderà appresso allo Stato degli Artisti, acciò ogn'uno sappia il contumace. Chi manca per tre volte, e non purgherà la contumacia pagando nell'ultima volta tutto l'attrasso, sia cassato dallo Stato sopradetto, e non goda più né questo privilegio personale in caso di disgrazia, né l'esequie, e gli altri suffragi, come in appresso si dirà, a spese della Cassa suddetta; su di che invigileranno rigorosamente i Seniori. Questa Cassa sarà chiusa a tre chiavi, delle quali una ne terrà il Parroco, un'altra li Seniori, e la terza finalmente li Direttori. A nessuno sarà mai lecito di disporre di un grano di essa per altro uso, in fuori di quello detto di sopra, o di quant'altro in appresso si dirà. Ogni anno fatta l'elezione de' nuovi Seniori del popolo, si farà la numerazione del denaro in essa esistente, e se ne farà la consegna a' nuovi Eletti insiem colle chiavi. Il Parroco, e li Direttori riterranno sempre le chiavi presso di loro, e solo si renderanno indegni di questa prerogativa coloro, che si mostre¬ranno infedeli verso di essa. Appena entrati in governo i nuovi Eletti prenderanno i conti dell'introito, ed esito da tutte le soprammentovate persone, e subito si rimetteranno a Me per poterli far esaminare, e discutere.

XVIII. Dell'esequie, e de' lutti.
L'esequie sian semplici, divote, e senza distinzione. Il Parroco, e li soli Preti del luogo associeranno il cadavere senza esiger'emolumento alcuno. Quando il cadavere sarà in Chiesa (ciocché non si farà se non venti quattro ore dopo morto) si farann'ardere d'intorno al medesimo solo quattro candele. Ciascun Prete celebrerà per l'anima del defonto una Messa letta, ed il Parroco la cantata. Il cadavere di un Seniore del Popolo, che muoia in ufficio, sarà associato dal Clero, come sopra, e da tutti i Capi di famiglia, portanti avanti del medesimo le candele accese in riconoscenza de' buoni servizj prestati alla Società. Nella morte finalmente di un Direttore, o di una Direttrice di arti, oltre il Clero suddetto vi anderanno ad associarli li giovani, e le giovani discepoli con le candele come sopra. Tanto la spesa per le Messe, che per le can¬dele sarà fatta dalla Cassa, alla quale tornaranno li residui di queste. Non vi sian lutti, e solo nelle morti de' genitori, e degli sposi, per gli ultimi uffizj dovuti a' medesimi sia permesso alla tenerezza de' figli, delle mogli, e de' mariti un segno di duolo di un velo al braccio per l'uomo, e di un fazzolet¬to nero al collo per la donna per due mesi solo al più.

XIX. Della Patria.
La Patria è la cosa più cara, che siavi sulla terra. Essa ha in custodia la roba, le spose, i padri, i figli, le madri, la libertà, la vita de' Cittadini. Ognuno trova in essa come in un centro, tutte le sue delizie. Tutti dunque debbono ad essa tutti quegli obblighi, che di sopra si sono a parte a parte descritti. Ogn'uno deve teneramente amarla. Ogn'uno deve procurarle tutt'i beni, e allontanarle tutt'i mali. Ogn'uno deve difenderla a costo della roba, del sangue, e della vita dagl'insulti, e dagli attacchi de' nemi¬ci. Dalla salute di tutti dipende la salvezza di ogn'uno. Più di tutti però essa esige da voi nelle occasioni la sua difesa. L'Agricoltore, che deve co' suoi sudori cacciar dalle viscere della terra il mantenimento per sé, e per voi, non può la terra abbandonare. Se per darle soccorso corre all'armi, e gitti il pesante aratro, egli senza pane priva se e gli altri di quella vita, che cerca salvarsi. Voi, voi, che per loro vivete, voi avete più stretti, e più precisi obblighi a difenderla. Se voi dall'arti passate all'armi, l'Agricoltore co' suoi sudori sosterrà voi sul campo, e farà vivere i vostri padri, i vostri figli, e le vostre spose tra i loro teneri amplessi. In vece dunque di menar vita oziosa ne' dì festivi, ed esporvi a' pericoli, dove l'ozio trasci¬na, correte, dopo aver santificata la festa coll'adempi-mento del proprio dovere, e dopo di aver nelle ore deter-minate presentat'i lavori, per riscuoterne la dovuta mercede, correte, dico, ad esercitarvi nel maneggio dell'armi, che vi sarà insegnato dalle persone a tal oggetto più adatte, e vi saranno anche de' premj, proporzionati per colo¬ro, che in esso si distingueranno. A voi ancora spetta onorarla in tempo di pace. Come i fiori fanno colla loro varietà ricco ricamo al verdeggiante prato; così voi colle vostre produzioni restituir le dovete quel lustro, e quello splendore, che un dì fece invidiarla a tutta Europa.

Capitolo III

 Degl'impieghi

Io intanto intento sempre a premiarvi, assicuro tutti gli abitanti di San Leucio, che ad esclusione degl'esteri, essi saran sempre impiegat'in tutti gli impieghi, che vacheranno nel luogo: preferendosi però sempre fra i pretendenti il più abile, capace, e di buona condotta. Al nuovo impiegato non si darà, che la metà del soldo del defonto, quando quello lasci la vedova (con figli che non siano ancora in grado di lucrarsi il proprio sostenimento) alla quale si darà l'altra metà. Rimanendo poi la vedova sola, o con due figli almeno, che guadagnino già due carlini al giorno per ciascheduno, resterà alla vedova il solo terzo, ed il rimanente si darà al nuovo impiegato, per averlo tutto alla morte della vedova.

Capitolo IV 

Degli artisti esteri
Presentandosi Artefici esteri per essere ammessi al lavoro, dopo di aver esibit'i loro requisiti, o dato le notizie convenienti per farli venire; e dopo essere stati provati; e trovati abili, volendosi fissare nel luogo, e godere di tutte le prerogative, e privilegi degli altri abitanti, dovranno per un'intero anno dar non equivoche ripruove di ottimi costumi, ed assidua applicazione al lavoro per esservi ascritti; nel qual caso avranno l'abitazione, e gli utensilj di sopra detti. Non trovandosi poi tali, saranno immediata¬mente rimandati via.

Capitolo V

Delle pene generali contra i trasgressori 
Tutte le leggiere mancanze, che si commetteranno dagli abitanti sopradetti, verranno economicamente punite a proporzione del fallo.
Ogni minimo accidente contra il buon costume sarà punito con espellers'immediatamente dal luogo il colpe¬vole, o colpevoli, e privars'immediatamente il Genitore, o i Genitori per un anno di tutt'i proventi, e regalie. A chiunque, sia uomo, o sia donna, ardisce mutare in menoma parte il metodo e la moda prescritta di vestire, sarà immediatamente proibito vestir più l'abito del luogo; per tre anni sarà considerato com'estraneo; e sarà privo, come di sopra si è detto, di tutt'i proventi, e regalie, che dagli altri si godono.
Qualunque altro fallo, che sia suscettibile di pena di corpo afflittiva, ovvero infamante verrà punito collo spogliars'im-mediatamente, e con il massimo segreto, il colpevole degli abiti del luogo, e sarà consegnato alla giustizia ordinaria. Quest'è la legge, ch'Io vi dò per la buona condotta di vostra vita. Osservatela, e sarete felici. {Ferdinando IV1789)
«Che allato gli sedete Sposa e Regina» Libretto stampato nello stesso anno della promulgazione del codice di San Leucio e pubblicato, come quello, dalla Stamperia Reale, a cura di Domenico Cosmi, ufficiale della Reale Segreteria di Stato e Casa Reale. All'introduzione indirizzata alla regina Maria Carolina d'Austria, segue la raccolta di poesie, in italiano, latino, greco, napoletano e francese, 'osannanti' Ferdinando e la sua opera. Molti ài questi poeti improvvisati, in seguito, saranno colpiti dall'i¬ra del sovrano, perché accusati di giacobinismo. Un esem¬pio per tutti la illustre gentildonna Eleonora Pimentel Fonseca (condannata dieci anni dopo a morte dallo stesso re), che in quest'occasione manifesta, in versi, tutto il suo entusiasmo per la nobile iniziativa.

Alla sacra Real Maestà di Maria Carolina d'Austria Regina delle due Sicilie Signora
Gli elogj di un Re non ad altri, che ad una Persona Reale meritano d'esser consecrati; ma quelli di Ferdinando IV Re delle Sicilie, scritti in molte parti d'Italia per le Leggi date alla nascente Popolazione di San Leucio, non ad altri più degnamente, che alla M.V., che allato gli sedete Sposa e Regina, e che secolui dividete magnanima le cure, gl'interessi, e la pace dello Stato. I talenti dello spi¬rito, e '1 carattere deciso del cuore, di cui la Provvidenza vi ha dotata, vi costituiscono superiormente a tutti nel dritto di ben intendere l'alta e riposta sapienza, che in quelle poche pagine, sott'un'aria semplice, contiensi. Formata V.M. sin da' più teneri anni a regnare; resa spet¬tatrice dell'eroiche gesta di una Madre, che col valorosa-mente difenderlo, seppe fondar di nuovo un Impero, ben comprendete tutti gli arcani di quell'arte divina, che versa sulla felicità delle Nazioni. No, non è ignoto a V.M., che il dover di ubbidire al suo Sovrano è sempre prece¬duto dal dover di ubbidire all'Esser supremo: che i prin¬cipi immutabili di ciocché è giusto ed equo in tutt'i casi, è la voce universale della ragione; e che distinguer quello, ch'è più utile ad un Regno, che ad un altro, forma il più difficile dell'arte di governare. Non è ignoto a V.M., che '1 governo Patriarcale è l'immagin vera del Monarchico:
Che per aver questo su basi sicure ed immancabili, egli è necessario stabilir quello de' Padri su' principi certi, ed indubitati: Che l'educazione pubblica è la primaria origi¬ne della pubblica sicurezza, e della pubblica tranquillità: Che la buona fede è la prima di tutte le sociali virtù: Che l'uguaglianza è l'anima generativa di quell'amore, che lega, e stringe i cuori de' mortali: Che la sola distinzione nascente dal merito è lo spirito sollevatore delle arti, del¬l'industria, e delle scienze: Che le ricchezze inesauste d'un Popolo son quelle, che vengono dall'agricoltura; e che i germi riproduttivi di questa crescon sempre a misu¬ra, che s'agiti il soffio vivificante di quelle. Sa molto bene la M.V. ancora, che un comodo vivere facilita i matri-monj, e questi la Popolazione; e che i Popoli ricchi, e non i poveri, quantunque numerosi, sono i più forti sulla terra: Che pieno un Regno territoriale di coltivatori, e poste le terre in tutto il massimo lor valore, allora nasco¬no gli artieri, e gli opera], e quindi sorge, e germoglia quel commercio, il quale ferma e stabilisce la felicità, e la potenza di uno Stato: Che 
'1 superfluo è la vera ricchezza di una Nazione; e che quanto questo è maggiore, tanto più quella divien potente, e felice: 
Ch'una libertà indefinita interna di commercio promuove l'industria, ed anima i Popoli; ma che una malintesa libertà esterna, la quale seco trasporti parte del necessario, rovina le Società, e gl'Imperj. Sa, che le manifatture sono l'arte di dar nuove forme a' prodotti naturali de' luoghi; e che quel Regno è sempre più ricco e più potente degli altri, che ha più prodotti a manifatturare: Che il lusso ben regolato forma lo splendore de' Regni; ma che lo sregola¬to ne prepara, ed accelera la rovina: Che la virtù più sublime del Trono è la cura del Popolo, e la tutela degli orfani, e de' miserabili; Finalmente, che tutti son per natura obbligati a difendere il proprio Principe, e la pro¬pria Patria; ma che ne' Regni territoriali l'artiere dev'es¬serlo più dell'agricoltore, affinchè per le rinascenti ric¬chezze restin sempre insuperabili e forti. Tutti questi sono, S.M., i principi, da cui il gran Re ha tratte le leggi, che ha scritte con quella semplicità, che incanta. Ma non tutto questo è però ciò, che forma il capo d'opera di quella quanto breve, altrettanto savia legislazione.
È il più gran problema quello: Se gli uomini saran sempre fra di loro nemici; e se vi è mezzo da renderli fra loro amici, e quindi beati? Senza invilupparsi questo grande Speculator della natura in lunghe discetta¬zioni, col mettersi solo a' fianchi la giustizia naturale, e la naturale beneficenza, risolve, e stabilisce colla più profonda sapienza, che il governo, che possa condurre l'intera umanità alla beatitudine di quaggiù, è la sola Monarchia, in cui il Monarca governi da Padre, e non da Despota. Per dimostrarlo fonda non per azzardo, o per capriccio, ma con studio, e con riflessione una Colonia, e da alii di lei Individui una serie di precetti, atti a regolare tutta l'umanità. 
Scorra chiunque i secoli più remoti dell'antichità: legga i codici delle leggi d'ogni Popolo; vegga se v'è stato Legislatore, che abbia al par di Lui sì ben consultato la natura, e che questa sia egli prestata a dettargli con tanta compiacenza tutt'i suoi oracoli. Vegga, se v'è stato altro Legislator sulla terra, che abbia cercato non di moltiplicar gli uomini, perch'essi sien felici; ma di render gli uomini felici, perch'essi moltiplichino. Se dunque v'ha, chi ammiri col silenzio, e chi col canto celebri sì degna operazione, egli è questa una giusta riconoscenza, che la verità consacra alla giustizia. Io, che testimone sono de' sensi rispettosi degli uni, ho creduto mio dovere raccogliere gli encomi degli altri, ed alla M.V., ch'è la più Gran Regina del secolo, ed a pie del di cui Trono tutta è riposta la nostra beatitudine, e la nostra felicità, presen¬tarli in segno di rispettoso tributo, e di dovuto omaggio.


Napoli, 20 Novembre 1789

giovedì 6 marzo 2014

JOHN PERKINS Confessioni di un sicario dell'economia


Il banchiere John Perkins rivela: sono stato arruolato dal governo degli Stati Uniti allo scopo di risucchiare le ricchezze di paesi poveri. Che un banchiere intitoli le sue memorie "Confessioni di un sicario dell'economia" è già clamoroso. Ma ciò che il banchiere John Perkins rivela nel suo libro, "Confessions of an economic hit man" (1) è spaventoso: racconta di essere stato arruolato dal governo Usa allo scopo di risucchiare a favore degli Stati Uniti le ricchezze di paesi poveri, e ciò "attraverso manipolazioni economiche, tradimenti, frodi, attentati e guerre".

Le rivelazioni di Perkins gettano una luce del tutto nuova anche sulle motivazioni dell'invasione dell'Irak. John Perkins dice di essere stato reclutato quando era ancora studente, negli anni '60, dalla National Security Agency (NSA), l'entità più segreta degli Stati Uniti, e poi inserito dalla stessa NSA in una ditta finanziaria privata. Lo scopo: "Per non coinvolgere il governo nel caso venissimo colti sul fatto". Quale fatto? Abbastanza semplice.

Come capo economista della ditta privata Chas.T.Main di Boston con 2 mila impiegati, Perkins decideva la concessione di prestiti ad altri paesi. Prestiti che dovevano essere "molto più grossi di quel che quei paesi potessero mai ripianare: per esempio un miliardo di dollari a stati come l'Indonesia e l'Ecuador". La condizione connessa con il prestito era che in massima parte venisse usato per contratti con grandi imprese americane di costruzioni e infrastrutture, come la Halliburton e la Bechtel (strutture petrolifere).

Queste ditte costruivano dunque reti elettriche, porti e strade nel paese indebitato; il denaro prestato tornava dunque in Usa, e finiva nelle tasche delle classi privilegiate locali, che partecipavano all'impresa. Al paese, e ai suoi poveri, restava lo schiacciante servizio del debito, il ripagamento delle quote di capitale più gli interessi. L'Ecuador, dice Perkins, è oggi costretto a destinare oltre metà del suo prodotto lordo - cioè di tutta la ricchezza che produce - per il servizio dei debiti contratti con gli Usa. Ma questo è solo il primo passo. Gli Usa, indebitando quei paesi, vogliono in realtà "renderli loro schiavi", dice Perkins. All'Ecuador, non più in grado di ripagare, Washington chiede di cedere parti della foresta amazzonica ecuadoriana per farla sfruttare da imprese americane. E' questa la logica imperiale.

Tra i massimi successi dei "sicari economici", Perkins rievoca l'accordo riservato fra gli Usa e la monarchia saudita ai tempi della prima crisi petrolifera negli anni '70. Per gli Stati Uniti, era necessario tramutare il rincaro del greggio da sciagura a opportunità. La famiglia dei Saud, del resto, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in titoli Usa e in grandi opere. La Bechtel (chi scrive fu in Arabia all'epoca e può testimoniarlo) ricoprì il reame desertico di nuove città e di impianti di raffinazione per lo più inutili; la famiglia Saud accettò di mantenere il greggio entro limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio dell'assicurazione americana che Washington avrebbe sostenuto il loro potere per sempre.

"E' questo il motivo primo della prima guerra all'Irak", dice Perkins, e dell'intreccio privilegiato di affari e finanza tra i sauditi e i Bush. Secondo Perkins, gli Usa cercarono di ripetere l'accordo con Saddam Hussein, "ma lui non c'è stato". Da qui la sua rovina. Perché, dice Perkins, "quando noi sicari economici falliamo il bersaglio, entrano in gioco gli sciacalli. Sono gli uomini della Cia, che cercano di fomentare un golpe; se nemmeno questo funziona, ricorrono all'assassinio. Ma nel caso dell'Irak, gli sciacalli non sono riusciti ad arrivare a Saddam: lui aveva delle controfigure, la sua guardia era troppo attenta. Perciò si è decisa la terza soluzione: la guerra".
 Perkins ha conosciuto personalmente Omar Torrijos, il generale e dittatore di Panama degli anni '70, morto in un incidente aereo nel '78. Torrijos fu ucciso, spiega Perkins, perché aveva stilato un accordo coi giapponesi per la costruzione di un secondo canale di Panama, ed aveva ottenuto dall'Onu nel 1973 una risoluzione che obbligava gli Usa a restituire alla sovranità panamense il vecchio Canale. Le multinazionali americane "erano estremamente arrabbiate con Torrijos".

Per questo scopo, quando Reagan divenne presidente, gli furono fatti scegliere come ministri due alti funzionari della Bechtel, Caspar Weinberger alla Difesa e George Schultz - il che rivela molto sul ripugnante potere degli affari nella politica Usa - per costringere Torrijos con le minacce a rompere i negoziati coi giapponesi (che stavano soffiando alla Bechtel l'affare del secolo) e di rinnovare il trattato del Canale di Panama, riconsegnandolo agli americani. Torrijos rimase sulle sue posizioni: furono mandati in azione gli "sciacalli".

L'aereo di Torrijos, dice Perkins, cadde per un magnetofono che era stato riempito di esplosivo. La stessa fine di Enrico Mattei. Conclude Perkins: "il denaro che gli Usa adoperano per indebitare i paesi poveri non è neppure denaro americano. Sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario a fornirlo". A fornire ai poveri la corda per impiccarsi.
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Note
1. "Hit man" è il sicario prezzolato, il bastonatore assoldato dalla mafia e dalle ditte americane per picchiare gli scioperanti.
FONTE:
http://www.corsera.it/modules.php?name=News&file=article&sid=20040409156456
http://newsgroup.economia.virgilio.it/newsgroup/thread.jspa?

sabato 1 marzo 2014

Gli Illuminati di Baviera


di: Andrea Signini

Il tedesco Johann Adam Weishaput, 1748-1838, nacque nella città bavarese di Ingolstadt il 6 febbraio. Rimasto orfano di padre all’età di sette anni, venne allevato da uno zio, il barone A. J. Ickstatt il quale affidò il piccolo Adam ad un Istituto gestito dalla Compagnia di Gesù. La stessa Compagnia fondata a Parigi dall’iberico Ignazio di Loyola nel 1534. Ai tempi di Weishaput, i gesuiti avevano proceduto all’estirpazione di ogni rigurgito protestante (almeno sulla carta) presente nell’area della Baviera divenuta, da allora, terra cattolica. Tuttavia, proprio nell’anno in cui Adam Weishaput ottenne la Cattedra di Diritto Canonico, la Compagnia di Gesù si ritrovò in pessime acque, così pessime che, dopo numerosi scontri con le corone di tutta Europa (Portogallo, Francia, Spagna…) venne dichiarata soppressa da Papa Clemente XIV, salvo poi essersi ricostituita in barba alle accuse.
Sin dai primissimi anni, Adam dimostrò particolari doti intellettuali ed un brillante interessamento per il destino dell’uomo. Una mente “altruisticamente” illuminata.

Verosimilmente lo zio Ickstatt ebbe un ruolo non secondario nello sviluppo del giovane Weishaput; egli ripeteva al nipote di essere contrario NON al cristianesimo ma al Cattolicesimo reo, a suo avviso, di aver sottoposto ad ordini di potere il messaggio cristologico. Avendo notato come l’immobilismo sociale inducesse l’esistenza umana in una sorta di gabbia inamovibile generatrice di perpetua insoddisfazione individuale, Weishaput decise di iniziare a muovere i primi passi verso l’infiltrazione e la conquista della massoneria. Secondo Adam essa (la Massoneria) era la vera ragnatela maligna da vìolare. Per farvi breccia, decise di far valere tutta la propria conoscenza esoterica appresa in anni di studi: segreti pitagorici, misteri eleusini, esoterismo ermetico…  Decise, a tal uopo, di contornarsi di persone fidate decise, quanto lui, della bontà del progetto. Per la loro formazione professionale, Weishaput formulò un corollario composto di regole rigidissime il quale prevedeva anche riti di iniziazione fisicamente dolorosi. Secondo lui era necessario infliggere dolore nel missionario anti-massonico per temperarne lo spirito.
Fu così che nacque, nel maggio 1776, l’Ordine Segreto dei Perfettibili che poi, poco più in là, prese il nome di ordine degli Illuminati di Baviera. I progressi anti-massonici furono rapidi e la loro fama si estese anche oltre-oceano, nelle terre americane dove vennero fondate molte logge ispirate al modello di Weishaput. Tuttavia, l’allargamento comportò anche una progressiva dispersione del carattere riservatissimo e segreto. E ciò giocò a favore della massoneria che nel frattempo si era allarmata. Proprio negli Stati Uniti d’America, fondati da Illuminati ispirati al progetto di Weishaput, si moltiplicarono le crepe. In breve ne nacque un’aspra battaglia intestina che vide una prima parentesi conclusiva dopo l’esperienza di Jefferson, l’ultimo presidente che si battè con coraggio all’avanzata dei Massoni foraggiati dalla temibile casata tedesca nota col nome di Rothschild (dal tedesco Rothen-rosso  Shield – Scudo), in realtà Mayer, la famiglia ebrea di Francoforte che aveva come vessillo uno scudo verde. Una famiglia che prese il potere proprio nella seconda metà del Settecento attraverso il prestito del denaro ai decadenti baroni e principi teutonici. Questi stessi prestatori denaro, avevano più o meno segretamente foraggiato pure le tasche di Weishaput nella vana speranza di poterlo incapsulare. Ma i loro piani diabolici fallirono e Weishaput ne prese le distanze. Ma ormai, per lui, era troppo tardi. La rete dei Rothschild si era estesa silente anche sopra di lui, oltre ogni sospetto. Fu così che Adam si ritrovò al centro di uno scandalo finanziario e con alcuni confratelli incarcerati. A questi ultimi vennero estorte confessioni poco attendibili ma abbastanza valide da gettare fango sul Weishaput il quale batté in esilio per non ritrovarsi alla forca. Immediatamente dopo la sua uscita di scena, tutti gli incarcerati ritrovarono la libertà ed alcuni di loro anche qualche nomina importante e spilla sul petto. Di conseguenza, come accade in campo militare, la sparizione del capo gettò sgomento. In breve il sogno di infiltrare la massoneria diabolica svanì. Da allora, il potere massonico diabolico riuscì ad espandersi ulteriormente ed a giungere formalmente intatto ai giorni nostri. Giorni in cui, l’alta finanza insidia la vita dei cittadini e delle cittadine di questo mondo, agisce sui massmedia al fine di alterare la realtà percepita nelle singole nazioni di riferimento ed esercita una influenza perniciosa a vasto spettro in ambito militare, governativo che si riflette anche nei tribunali stessi. Una ragnatela viscida che da un lato offre l’immagine di un mondo orientato alla conquista democratica (in realtà demonocratica) e, dall’altro, spaccia guerre e morte in nome della democrazia medesima.
Se questa vi pare una realtà democratica credibile, accomodatevi pure.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23068